IMPURE DOMAIN
H.I.V.: Parade

Etichetta: Il Male Production
Anno: 2004
Durata: 55 min
Genere: avantgarde black metal


Gli Impure Domain sono nati nel 1998 per volere di Angy e Mikheil, ed hanno all'attivo il demo "Progression To Impurity", datato 1999, e il full-length "Vivere Di Male / The Evil Within", uscito due anni or sono. Il loro ultimo lavoro è stato registrato nell'estate del 2004 e porta il provocatorio titolo di "H.I.V.: Parade". La formazione degli Impure Domain, accanto ad Angy e Mikheil, vede Psykoblaster e Xhela. L'album, però, contiene anche due tracce composte interamente da Mord dei Tronus Abyss, mentre le voci femminili, molto spesso recitate, sono opera di Tenyodene, moglie di Angy.
"H.I.V.: Parade" racchiude in sé momenti diversi ed altalenanti, accomunati da un desiderio sempre piuttosto vivido di sperimentare. Si tratta di un disco molto lungo, che si snoda attraverso ben quattordici canzoni. Sostanzialmente siamo di fronte ad un black metal piuttosto tecnico unito ad una buona dose di elettronica, il tutto ricco di contaminazioni e riferimenti a vari generi musicali.
"R.N.A.: The Triumvirate", composta da Mord, è un inizio ideale, straniante e visionario.
Con "Nihilistik" approdiamo ad un black futuristico, sulla scia di "With No Human Intervention" degli Aborym, ma caratterizzato da frequenti stacchi tastieristici in puro stile EBM. La batteria elettronica viene programmata su ritmiche vertiginose, con tutti i pro e i contro che ne derivano. Non mancano momenti martellanti, dall'incedere quasi marziale, che potrebbero ricordare i francesi Blacklodge. I chitarristi Psykoblaster e Xhela sono creativi ed ispirati nel mescolare riff derivanti da quella componente post-black che è venuta alla ribalta negli ultimi anni. In certi frangenti sono accostabili agli ultimi Mayhem. La voce è uno scream cattivo ed abrasivo, ma spesso viene filtrata e modulata. Talvolta è pure accompagnata da una voce pulita grave che recita le stesse parole.
L'ascolto prosegue su questi livelli anche con le canzoni successive, fino al breve intermezzo strumentale intitolato "Orbital Betrayal". Si torna, quindi, a solcare i sentieri della sperimentazione, viaggiando su ritmiche meno sostenute. L'effetto è davvero straniante, sia per la frammentarietà delle strutture di certi pezzi, tipo "Martyrdom Capsule", sia per il cantato alienato, con voci pulite. Il mid tempo di "Lasertron Rebellion", invece, riporta di nuovo alla mente l'ultimo disco degli Aborym. In queste canzoni la componente elettronica non gioca un ruolo di spicco: la sperimentazione sta solo nella voce e nel fondere riff veloci ad altri tecnici e atipici per il genere. Si tratta di due canzoni, però, che hanno il difetto di non fare molta presa sull'ascoltatore.
"Visionoire Of The Grotesque" è un nuovo intermezzo, stavolta guidato da una drum machine insistente, e vede pure la comparsa di un cantato effettato, lugubre e beffardo al contempo. Queste due caratteristiche si fondono, regalando un tocco di teatralità all'insieme.
Da qui in poi gli Impure Domain iniziano ad alternare vari generi: se con "Biotech 8" si torna a sonorità black contaminate di elettronica, anche se meno danzereccia dell'inizio, con la breve e disturbante "Weirdoutovhand", basata ancora su una doppia cassa distorta e tirata al limite, si rifanno ampiamente. Questa è la seconda traccia che porta la firma di Mord.
"Kaos Mit Uns" ripropone spavaldamente un micidiale connubio tra black ed EBM. Un mix letale che non lascia tirare il fiato. Di certo questa è una delle più belle canzoni qui presenti, e gode di un tiro micidiale.
Con "Digitform Cephalgia: Stuffed Cranium Lab" si cambia nuovamente. In un contesto puramente elettronico, basato ancora sulla batteria, viene inserito addirittura un assolo di chitarra.
"The Endmost Pitch", invece, è profondamente radicata nel black, ma a più riprese si stacca dai classici canoni. Qui il basso si sente molto bene e si lancia in numerosissimi assoli, cosa abbastanza rara per il genere che stiamo trattando.
L'album si chiude sulle note danzerecce di "Mistrial", un lungo pezzo di techno/trance piuttosto anonimo e monocorde.
La produzione non è delle migliori, ed infatti le canzoni non sempre sprigionano una grandissima energia. Le chitarre le avrei preferite corpose e potenti, non grezze quanto in un disco black. Con un suono più granitico e pieno di bassi, probabilmente, avrebbero fatto tutto un altro effetto. Neanche la batteria mi soddisfa appieno.
Se musicalmente gli Impure Domain sono alla ricerca dell'originalità, lo stesso vale per i testi, che adottano la metodica del cut-up di William Burroughs, uno dei maggiori esponenti della Beat Generation, accanto ad Jack Kerouac e Allen Ginsberg. La tecnica, in poche parole, consiste in un taglia-incolla che permette all'autore di ottenere un effetto del tutto analogo a quello che si ha in un film quando si passa da un'inquadratura ad un'altra. Un collage a tutti gli effetti, quindi, che permette di ricreare sulla carta le visioni dello scrittore rendendole con assoluta veridicità e senza alcun preavviso, vincendo le barriere dello spazio e del tempo e rifiutando la linearità nella narrazione a favore di un incedere frammentario, che permette di generare una sequenza interminabile quanto imprevedibile di situazioni e vicende. Nonostante tutti questi accavallamenti, il filo conduttore rimane, senza perdersi in qualcosa di caotico. Tecniche analoghe a questa esistono in altre forme d'arte, come nella pittura. Per questo motivo le liriche sono molto criptiche ed interpretabili in molteplici modi; nel complesso sembrano tutte trarre ispirazione dalla tecnologia e dalla modernità.
La veste grafica, contrariamente alle aspettative, non è curatissima, e per questo non colpisce molto. Il libretto è di quattro pagine e contiene i testi delle canzoni.
Tirando le conclusioni, si può affermare che gli Impure Domain sono un gruppo interessante e ricco di personalità. A volte pagano un po' l'inesperienza, visto che la sperimentazione non sempre si traduce in qualcosa di buono. Personalmente preferisco quei momenti in cui il black è accompagnato da aperture EBM, mentre altre soluzioni elettroniche le ho trovate poco convincenti. Anche il cantato con la voce pulita mi lascia perplesso. Ci sarebbero da migliorare, infine, anche alcuni aspetti in sede compositiva: i pezzi sono ricchi di cambi di tempo e basati su molti riff, e ciò è sicuramente un bene, però a volte sembra che questi particolari siano stati messi lì a forza. Generano un contrasto troppo stridente, tanto che forse sarebbe il caso di raccordare le varie parti delle canzoni in maniera più naturale.
Nonostante queste debolezze, comunque, "H.I.V.: Parade" è un buon album, dai contenuti musicali interessanti ed al passo con i tempi. La band dimostra di avere buone potenzialità, e certamente agli amanti del black sperimentale piaceranno. A mio avviso le canzoni migliori sono "Nihilistik" e "Kaos Mit Uns". Purtroppo l'eccessiva durata del disco lo penalizza in quanto ad immediatezza, nonostante alcuni episodi elettronici facciano da tramite tra i vari brani e aiutino a variare il tema dominante, mantenendo sempre vivo l'interesse. Mi aspetto che in futuro lo stile di questi ragazzi evolva ulteriormente, migliorando queste imperfezioni. Allora sì che faranno parlare di sé.
(BRN - Dicembre 2004)

Voto: 7


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