IMMORTAL
Sons Of Northern Darkness

Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2002
Durata: 50 min
Genere: black metal


Nel settembre del 2001 gli Immortal ritornarono negli Abyss Studio di Peter Tägtgren per le registrazioni del loro nuovo album. Mentre "Damned In Black" continuava a raccogliere riscontri e successi, l'attesa dei fan si fece spasmodica. Furono in molti a chiedersi se il passaggio alla Nuclear Blast, dopo nove anni di militanza nella Osmose, avrebbe portato qualche cambiamento nello stile della band norvegese. Molti temettero addirittura che la nuova etichetta avrebbe costretto gli Immortal a rendere più "vendibile" la loro musica.
Quando "Sons Of Northern Darkness" venne pubblicato nel febbraio del 2002, ci si accorse che gli Immortal non avevano ceduto a nessuna lusinga del mercato. La stessa Nuclear Blast si dimostrò estremamente fiduciosa verso i nuovi arrivati, tanto che preventivò una vendita di almeno 150.000 copie ("Damned In Black" ne aveva vendute già 100.000!).
Qualche mese dopo la pubblicazione dell'album, Iscariah decise di andarsene dagli Immortal. Abbath affermerà che il bassista aveva lasciato la band perché non se la sentiva più di partecipare agli sfiancanti tour. Era noto però che spesso Iscariah ebbe da dire con Abbath e Horgh a causa del poco spazio che gli veniva concesso in fase di songwriting. Il sostituto fu trovato quasi subito: Yngwe Liljebäck, già bassista nei Pain. Dato che Horgh stava già provando da tempo con il progetto musicale di Peter Tägtgren, questa soluzione fu la più ovvia. Yngwe fu il primo e l'unico svedese a suonare negli Immortal. Si scelse lo pseudonimo di Saroth.
Come già "Damned In Black" qualche tempo prima, "Sons Of Northern Darkness" venne nominato da Alarm per la categoria "Best Metal Album 2003". Ottenne anche la nomination per gli "Spellemannsprisen", ovvero i grammy norvegesi. Purtroppo, in ambedue le competizioni, vennero battuti da "Volcano" dei Satyricon.
Il 18 luglio 2003 una notizia prese di sprovvista l'intero mondo del metal: gli Immortal avevano deciso di sciogliersi. Lo comunicarono dal sito ufficiale della band con un asciutto messaggio, firmato da Abbath, Demonaz e Horgh. Abbath motiverà così la decisione, nell'unica intervista concessa dopo lo scioglimento della band, in risposta alle domande di Håkon Grav per Hard'n'Heavy #97: "Nulla è stato programmato. Gli Immortal non hanno mai pianificato un bel niente ma è vero che questa cosa mi girava per la testa già da lungo tempo. Sono una persona molto spontanea e, quando dico una cosa, mi intestardisco. I membri della band hanno avuto una reazione molto positiva appena gliel'ho comunicato. Eravamo appena tornati dal festival di Roskilde ed eravamo pronti per recarci al Quart festival, qui in Norvegia. Tutto ad un tratto ho detto agli altri che non volevo più continuare. Penso che fosse giunto il tempo di scegliere tra due possibilità: o avrei trovato qualche nuova idea per la band oppure avrei dovuto chiudere il tutto. Sono tredici anni adesso che sto suonando con gli Immortal ed abbiamo vissuto un sacco di cose assieme. Ma devo andare avanti ed ora sono capace di farlo senza avere in mente gli Immortal. Non voglio ritirarmi come musicista, al contrario! La musica che sto componendo è un riflesso della mia mente al 100% e non ritornerò più al mio ambiente precedente. Mi sento un po' solo al momento ma voglio prenderla come una sfida. Il tempo dirà con quali musicisti e quale produttore lavorerò".
"Sons Of Northern Darkness" è stato stampato sia in digipack limitato che in versione normale. La copertina mostra Horgh, Abbath e Iscariah in posa severa. I tre musicisti brandiscono delle armi molto particolari, esageratamente bizzarre. La nota di copertina rivelerà che queste armi sono state costruite proprio da Abbath e Horgh, con l'aiuto di due amici. L'immagine è monocroma, basata sul blu scuro. Il libretto è di otto pagine, con i testi scritti in bianco ed immagini di corvi e montagne sullo sfondo. Le posizioni di quattro testi sono invertite rispetto alla tracklist. Le due pagine centrali, dallo sfondo nero, contengono le informazioni relative alla registrazione, la line-up ed una citazione dal testo di Tyrants: "I re continuano a sedere / Sui loro troni / Immortale e invincibile / La forza continua a vivere". Tutte le canzoni portano la duplice firma di Abbath e Horgh. I testi sono opera del solito Demonaz.
Il testo di "One By One" è uno dei più epici che Demonaz abbia mai scritto. Sembra quasi l'inizio di una saga nordica di guerre e sangue. E' un'affermazione di potenza, un ricordo glorioso di spietate vittorie. La musica non contraddice l'aggressività di questi versi. Il riffing è nervosissimo, selvaggio. La batteria di Horgh è terremotante, una vera e propria macchina da guerra. Anche quando il ritmo rallenta, la tensione non muta. Il trio norvegese si esibisce in una prova di potenza che lascia allibiti. La struttura della canzone è abbastanza semplice e, un classico degli Immortal, nel finale riprende il tema iniziale. Seguendo il percorso evolutivo iniziato con "Blizzard Beasts", il black di Abbath e soci continua ad assorbire le influenze metal degli anni '80 (thrash e heavy) per trasformarsi in uno stile inconfondibile.
Va segnalata, come di consueto, l'ottima produzione di Peter Tägtgren: il suo contributo nella creazione del nuovo suono degli Immortal è sempre troppo sottovalutato. In questo album il padrone degli Abyss Studios è coadiuvato da Lars Szöke, suo compagno negli Hypocrisy.
Anche la title-track è pervasa da un nervosismo pungente che ne influenza i riff e la ritmica. L'atmosfera è molto più oscura rispetto a "One By One". L'ascoltatore rimane annichilito dall'impatto della musica e riesce a rifiatare soltanto quando il ritmo si fa più moderato. La melodia suonata dalla chitarra di Abbath è tremendamente malinconica, con quelle sue note lunghe e lamentose. La canzone ricomincia poi a martellare su un assolo di chitarra prima di concludersi con la stessa furia controllata di inizio brano. Da un punto di vista testuale "Sons Of Northern Darkness" è molto più che un proclama di potenza: è un manifesto con il quale gli Immortal si definiscono, definitivamente, Figli Dell'Oscurità Nordica. Espressione questa sempre molto amata da Abbath e Demonaz, tanto da averla utilizzata regolarmente sin dai tempi di "Pure Holocaust".
"Tyrants" tratta del privilegio di essere padroni di una terra oscura totalmente asservita. Nessuno può opporsi allo strapotere di questi tiranni barbari, invincibili ed immortali, il cui unico dovere è quello di proteggere la terra dagli attacchi dei nemici. Si tratta di una traccia lenta, epica e terribilmente oscura. Il ritmo è costante e carico di una decisione testarda. La melodia è semplice, severamente tranquilla. Qualche nota di tastiera fa la sua sporadica comparsa in sottofondo. A metà la traccia sfuma su un delicato arpeggio di chitarra, molto atmosferico, che riporta alla mente i tempi gloriosi di "At The Heart Of Winter". Questo breve intermezzo prepara alla ripresa del tema principale, questa volta arricchito dalla formidabile melodia suonata dalla lead guitar.
"Demonium" segna, curiosamente, un ritorno alle origini dal punto di vista testuale. Erano anni che una canzone degli Immortal non trattava di argomenti satanici. Certo, le figure dei demoni sono onnipresenti in qualunque mitologia ma le parole non sembrano lasciare dubbi sul contesto. Forse la nostalgia dei vecchi tempi, quando gli Immortal sognavano di diventare una grande band adorando il diavolo e bevendo birra, ha avuto la meglio sull'ispirazione di Demonaz. Il riffing staccato sembra richiamare i tempi di "Battles In The North" se non fosse che la produzione perfetta non riesce a ricreare l'atmosfera caotica propria di quell'album. Inoltre la batteria non è perennemente in blast-beat. Ottima è l'alternanza tra riff atonali e passaggi più melodici. La seconda parte della canzone è in possesso di una ritmica più regolare anche se il riffing è meno marcato: ritornano le originali successioni armoniche, vero e proprio marchio di fabbrica del gruppo. Il tempo di un breve assolo e "Demonium" riprende a picchiare di brutto per poi concludersi all'improvviso.
"Within The Dark Mind" è una riflessione sulla solitudine di chi cerca l'oscurità. Questa traccia è in possesso di un ritmo moderato, dagli accenti marziali. E' caratterizzata da una melodia molto ariosa, creata dal susseguirsi di accordi della chitarra. Il talento compositivo di Abbath è riscontrabile nella sua capacità di creare un susseguirsi di riff semplici ma mai banali. L'arrangiamento è impeccabile ed assume un fascino particolare quando interviene il distante arpeggio della chitarra acustica. Come il suo testo, la musica di "Within The Dark Mind" è cupa ed introspettiva. Tanto che stupisce l'improvviso blastbeat di Horgh e l'incattivirsi del brano. Il songwriting degli Immortal subisce un'ulteriore evoluzione, grazie alle scelte melodiche totalmente inedite. Gran bella canzone, forse un indizio di ciò che la band norvegese avrebbe potuto fare in futuro se non si fosse sciolta.
"In My Kingdom Cold" è piuttosto banale dal punto di vista lirico. Demonaz esprime tutta la sua sovranità su di un freddo dominio. Questa traccia si apre in maniera brutale e violentissima. I musicisti ci danno dentro con un'aggressività cieca. In seguito la violenza si placa un pochino per mettere in risalto la melodia. Nonostante i frequenti arpeggi e le pause del ritmo, "In My Kingdom Cold" mantiene intatta la sua cattiveria di fondo. E' però nei momenti più vorticosi che gli Immortal impressionano di più, segno che gli anni passati non hanno intaccato l'energia di Abbath e soci. Una sezione scandita dai pesantissimi accordi della chitarra prelude ad una ripresa della parte melodica del brano. La traccia si rifà aggressiva sino a concludersi con la ripresa delle battute introduttive.
"Antarctica" narra di una fantastica ed immensa distesa di ghiacci situata nel circolo polare artico (l'incongruenza tra la locazione del territorio ed il nome è imbarazzante). Demonaz vede in questo continente dei ghiacci eterni la sublimazione del concetto di gelo eterno tanto caro al suo immaginario. E' una sorta di Blashyrkh talmente inospitale da essere evitato anche dai demoni. La canzone è introdotta dal soffio di un vento gelido mentre le note di un sintetizzatore creano una melodia basilare e tristissima. Quando la band attacca al gran completo, la canzone si distingue subito per la melodia estremamente malinconica. A ciò contribuisce l'arrangiamento, con tanto di chitarra sovraincisa dal timbro particolare. La lunga parte introduttiva è carica di un feeling eroico, possente e distante. Il ruggito di Abbath è odio puro. "Antactica" è caratterizzata da un incedere teso e pesante. I suoni sono pieni e variegati. La tensione raggiunge l'apice quando l'accompagnamento si riduce alle lunghe note del basso e all'arpeggio della chitarra. Il clima di attesa diventa insopportabile e solo quando la band ricomincia a suonare al gran completo l'ascoltatore può tirare un sospiro di sollievo. Quasi libera da una sorta di zavorra la canzone giunge velocemente alla fine.
Il testo di "Beyond The North Waves" quasi commuove. Sono le parole di chi ha dato tutta la sua vita per la gloria dei suoi figli nordici ed ora è pronto per andarsene tra i flutti del mare. "I miei anni saranno ricordati / Il mio tempo sarà riconosciuto / Dai miei figli, dalla mia tribù / E dal sole, il mare e la luna / Perché chi combatte per il suo paese / Il suo orgoglio e i suoi uomini / Sarà ricordato ed il suo nome eternamente evocato / Nelle leggende del nostro paese": quali migliori parole come epitaffio per la band di Abbath e Demonaz? Le distanti note effettate di una chitarra creano una mesta melodia confusa tra il ribollire e lo sciacquio delle onde. Questa canzone è veramente toccante. Alcuni hanno visto in "Beyond The North Waves" un omaggio al periodo epico dei Bathory, cosa che Abbath ha in parte confermato (considerandolo un "tributo semi-involontario") dato che la band del compianto Quorthon è sempre stata una delle influenze principali degli Immortal. La prima parte è scandita da un ritmo incalzante, nonché dal riffing eroico. Finita questa prima sezione carica di emozioni, lo stile si fa più personale e il ritmo meno cadenzato. La tastiere in sottofondo donano maggior spessore al suono. Una parte più lenta e insistente, dove Abbath recita il testo, fa da ponte alla ripresa del riff epico iniziale. L'album si conclude dopo lo scoppio di un tuono ed il suono delle onde che sfuma.
"Sons Of Northern Darkness" è un commiato di alto livello, l'ultimo tassello di una discografia impeccabile. Gli Immortal hanno chiuso la loro carriera da vincitori, senza aspettare che l'ispirazione scemasse e che la qualità della loro musica scadesse. La classe è data anche dal coraggio di prendere le decisioni giuste al momento giusto: una cosa che gli Immortal hanno sempre fatto.
(Hellvis - Agosto 2004)

Voto: 8