IMMORTAL
Pure Holocaust

Etichetta: Osmose Productions
Anno: 1993
Durata: 34 min
Genere: black metal


Qualche mese dopo la pubblicazione del debut-album "Diabolical Fullmoon Mysticism", il batterista Armagedda venne invitato a lasciare gli Immortal. Il suo modo di pensare era troppo diverso da quello di Abbath Doom Occulta e Demonaz Doom Occulta, i membri fondatori della band. I differenti punti di vista avevano dato luogo a tutta una serie di disaccordi la cui risoluzione era impossibile. La scelta di allontanare Armagedda fu senza dubbio dolorosa, vista l'abilità strumentale del musicista. Eppure, senza un giro di vite, la situazione sarebbe peggiorata di giorno in giorno. Armagedda venne licenziato nel maggio del 1992.
Ridotti ad un duo, gli Immortal si misero alla ricerca di un nuovo batterista. Il sostituto fu trovato in un certo Kolgrim. Dopo un ottimo provino, il nuovo musicista entrò nella band. La sua permanenza però si dimostrerà breve e sfortunata. Kolgrim non aveva la serietà necessaria per suonare negli Immortal. La sua presenza in sala prove era terribilmente irregolare ed il suo contributo alla composizione piuttosto svogliato. Ciò nonostante, la presenza di Kolgrim era ritenuta necessaria in vista di alcune date dal vivo. In realtà, dei concerti previsti, se ne concretizzerà soltanto uno: quello di Bergen nel dicembre del 1992.
Quell'anno fu caratterizzato da inquietanti avvenimenti. Il 6 giugno la famosa chiesa in legno di Fantoft venne rasa al suolo da un incendio doloso (vedi recensione "Burzum - Aske EP"). A partire da questo avvenimento, il black metal norvegese si ritrovò nell'occhio del ciclone. I proclami di Euronymous (Mayhem) e del Conte Grishnackh (Burzum) si fecero sempre più deliranti: si incominciò a favoleggiare su di un fantomatico "Inner Circle" (Circolo Interno) di satanisti dediti ad azioni di terrorismo. Altra benzina sul fuoco venne gettata dai DarkThrone con la famosa dedica alla "mafia black metal norvegese" presente sul CD "Under A Funeral Moon" (vedi apposita recensione).
In questo clima di paranoia, gli Immortal vennero presi di mira alla pari di altre band realmente collegate all'"Inner Circle". Non si può dare torto alle autorità e all'opinione pubblica norvegese per tutto questo. In effetti qualunque gruppo black in qualche modo legato ad Helvete, il negozio di dischi di Euronyous, avrebbe potuto essere una potenziale minaccia. E gli Immortal rispondevano perfettamente a questo requisito.
Uno degli esempi più emblematici di questa situazione si ebbe in occasione della prima apparizione televisiva del gruppo norvegese. Una TV di Bergen chiese ad Abbath e Demonaz il permesso intervistarli e propose, addirittura, di girare un "video black metal" che sarebbe stato trasmesso a seguito dell'intervista. I due musicisti accettarono di buon grado. Il video venne girato sia tra le rovine del castello di Lysekloster, lo stesso scenario apparso sulla copertina di "Diabolical Fullmoon Mysticism", che in mezzo ad una foresta. La canzone scelta fu "Call Of The Wintermoon". Quando l'intervista fu trasmessa in televisione, gli Immortal si resero conto di essere stati raggirati. Grazie ad un montaggio particolare e all'impostazione della trasmissione, le affermazioni degli intervistati assunsero implicazioni diverse da quelle che effettivamente erano. In pratica, questa TV di Bergen altro non voleva che accodarsi al caldo filone del terrorismo satanico, che all'epoca occupava le prime pagine dei giornali più scandalistici. Ecco che quindi la dichiarazione di Kolgrim secondo la quale gli Immortal non suonavano black ma "holocaust metal" causò non pochi problemi al trio norvegese. Fieri cantori del nord, sempre più lontani dal fascino diabolico di Euronymous, si ritrovarono accusati dalle loro stesse parole. Oltretutto il video si rivelò di qualità penosa. Per questa ragione, a parte la sera dell'intervista, non verrà mai più trasmesso.
Il problema dei contrasti con l'opinione pubblica si dimostrò difficile da risolvere. Per tanto tempo ancora gli Immortal verranno accusati a torto di misfatti: basti pensare che vennero interrogati dalla polizia sugli incendi dolosi. Inoltre i media continueranno a considerarli ingiustamente satanisti, a causa di alcuni testi del primo album e del logo con pentacolo e croce rovesciata.
Per fortuna la band riuscì nel frattempo a risolvere un fastidio. Dopo sei mesi di scarsa collaborazione, Kolgrim venne cacciato dal gruppo. Un sostituto non era ancora stato trovato e gli Immortal avevano in programma la registrazione di un nuovo album. Eppure non si poteva aspettare ancora ed andare avanti con quel musicista: la decisione fu drastica e irrevocabile.
Nel 1993 Abbath e Demonaz entrarono negli studi di Grieghallen, dove già avevano registrato l'album di debutto, per incidere il loro secondo sforzo: "Pure Holocaust". In assenza di un batterista, fu Abbath a sedersi dietro alle pelli. Durante la fase di mixaggio, gli Immortal trovarono finalmente il nuovo batterista: Erik Brødreskift, già noto per aver suonato negli Emptor.
Con la formazione a tre, la band decise di supportare il nuovo album con una serie di concerti fuori dalla Norvegia. Nel dicembre del 1993 venne quindi organizzato il famoso Fuck Christ Tour, che pare essere stato il primo importante black metal tour europeo della storia. Assieme agli Immortal suonarono i greci Rotting Christ e i canadesi Blasphemy, freschi di pubblicazione rispettivamente di "Thy Mighty Contract" e "Gods Of War". Questi concerti fecero conoscere la band di Abbath e Demonaz un po' ovunque. La loro velocità e l'insaziabile ferocia della musica stupirono un po' tutti. A molti ascoltatori parve che gli Immortal non potessero andare oltre nella ricerca dell'estremo. Il futuro li smentirà... ma di questo ne tratterò nella recensione di "Battles In The North".
"Pure Holocaust" è stato prodotto da Eirik (Pytten) Hundvin e dagli Immortal stessi. La Osmose ne ha curato la produzione esecutiva. Demonaz Doom Occulta si è occupato di tutte le parti di chitarra; Abbath Doom Occulta ha svolto la sua parte come cantante, bassista e batterista. Nonostante Erik si sia aggregato alla band dopo l'incisione dell'album, il suo volto compare in copertina ed il suo nome è citato nella line-up.
La copertina, in bianco e nero, consiste nei ritratti dei tre musicisti con i volti truccati. Il libretto contiene i testi, tutti scritti da Demonaz e stampati con un sacco di refusi. Nel retro del libretto vi è la line-up degli Immortal. Sopra i nomi dei musicisti è stampata una loro definizione che diventerà proverbiale: "Sons Of Northern Darkness".
La prima traccia è la stupenda "Unsilent Storms In The North Abyss". La qualità di registrazione è più potente e curata rispetto a "Diabolical Fullmoon Mysticism". Nonostante le prime battute della canzone siano cadenzate, in breve il brano si trasforma in una vera e propria tempesta di neve. Abbath picchia sulle pelli come un ossesso: il blastbeat è velocissimo, con buona pace della precisione. Il risultato è comunque soddisfacente e di grande impatto. Chitarra e basso creano atmosfere assolutamente sconvolgenti attraverso successioni armoniche di relativa semplicità ma molto intense. Attenzione a non intendere il termine "atmosfera" nella stessa accezione che ho usato nel caso dell'album di debutto degli Immortal. Qui non c'è spazio per le sonorità plumbee e misteriose. "Unsilent Storms In The North Abyss", come la quasi totalità di "Pure Holocaust", è un assalto letale.
Tra l'altro Abbath e Demonaz hanno lasciato quasi totalmente da parte i richiami ai Bathory per cercare delle formule espressive più personali. I loro modelli di riferimento sono ora parzialmente i DarkThrone ma soprattutto i Mayhem post-Dead. Ecco quindi che le ritmiche si sono fatte più veloci e che le parti acustiche sono del tutto sparite.
Il testo di "Unsilent Storm in the North Abyss" è ispirato alle classiche tematiche della band norvegese. Le parole sono quelle di un individuo (o un demone, come esso si definisce) che attende con una malinconica impazienza l'avvento di un'età del gelo.
"A Sign For The Norse Hordes To Ride" è ispirato dalla medesima musa nordica. Si tratta in pratica di un canto di battaglia. I segni nel cielo del reame di Blashyrkh indicano alle orde nordiche di partire all'attacco: la vittoria è certa e per i nemici non ci sarà pietà. Blashyrkh è il nome di una terra mitica di gelo e demoni: per maggiori informazioni invito il lettore a consultare la mia recensione di "Diabolical Fullmoon Mysticism". "A Sign For The Norse Horde To Ride" si avventa sull'ignaro ascoltatore con una violenza senza pari. Non si può non rimanere scossi dalla partenza in blastbeat e dai riff terremotanti. Eppure, tutta questa concitazione non impedisce agli Immortal di creare una melodia riconoscibile e di estrema efficacia. La sezione principale è costituita da due riff: uno più primitivo ed ultraveloce, l'altro meno arrembante ma più melodico. A metà vi è uno sviluppo armonico molto originale che viene però presto disperso dal ritorno della sezione principale.
"The Sun No Longer Rises" è aperta uno dei riff più belli ed originali degli Immortal. Esso apre e chiude in velocità la traccia. Il corpo della canzone è invece giocato su un riff più tradizionale ed una ritmica non eccessivamente veloce. Le cupe armonie ed il ritmo spedito ed implacabile fanno riapparire lo spettro dei Bathory. Il tema trattato in questa traccia è quello di un viaggio iniziatico nelle profondità misteriose di una foresta nordica, alla ricerca di una dimensione eternamente fredda ed oscura. Una curiosità: quando Abbath comincia a cantare salta completamente il primo verso. Probabilmente si tratta di un errore di stampa: la frase "In the Mist of the Twilight" avrebbe dovuto comparire tra due parentesi.
"Frozen By Icewinds" è l'ennesima invocazione al freddo e alla solitudine. Il riff principale suona molto alla Mayhem, a dimostrazione di come i contatti con la band di Euronymous siano stati di fondamentale importanza per lo sviluppo musicale degli Immortal. La struttura del brano è relativamente semplice: si tratta più che altro di variazioni sul tema principale e diversi cambi ritmici. Grande impatto. Le imperfezioni esecutive donano un tocco più istintivo e selvaggio alla canzone (e, per estensione, all'intero album). Alla fine di "Frozen By Icewinds" c'è ancora spazio per un assolo di chitarra.
"Storming Through Red Clouds And Holocaustwinds" è un inno alla malvagia fratellanza di tutti i "figli dell'oscurità nordica". Se le due tracce che l'hanno preceduta sembravano preannunciare un progressivo rallentamento ritmico, questa canzone smentisce del tutto l'impressione. "Storming..." è di un'aggressività impressionante. La batteria mitraglia colpi su colpi alla velocità della luce. Da un punto di vista melodico, la scelta dei riff è decisamente originale e varia. Spesso si sentono delle micro-melodie suonate un'ottava più in alto rispetto all'accordo principale. La struttura è creativa, come del resto quella di tutte le tracce di "Pure Holocaust": questo esemplifica la ricerca di un'evoluzione artistica da parte di Abbath e Demonaz.
Un viaggio ultraterreno, oltre la morte, è narrato dal testo di "Eternal Years On The Path To The Cemetary Gates". Le note creano dei riff poderosi e senza pace, in continuo cambiamento sulle raffiche della batteria. L'atmosfera è come al solito intrigante e nasce dal continuo sovrapporsi di fraseggi musicali. Questi creano una serie di variazioni armoniche piacevoli all'ascolto sebbene siano estreme. E' una gran bella canzone, spietata come una bufera artica.
Le prime due strofe di "As The Eternity Opens" sono relativamente semplici, alla Bathory, sorrette da un accompagnamento basilare. Per gran parte della sua durata, questa canzone mantiene una ritmica discretamente moderata. Il suono della band è pieno, diversamente da quello di gran parte delle black metal band dell'epoca. Mano a mano che il brano procede, l'accompagnamento si fa sempre più ricco. A metà, dopo un breve stacco che sancisce il cambiamento di riff, la traccia esplode in tutta la sua violenza. E' solo un momento, finito il quale la traccia ritorna a un tema più semplice e tranquillo (nonostante la furia del batterista). Un particolare importante, unico, è dato dal veloce intervento delle tastiere qualche battuta prima della fine. Un tocco quasi ambient, che non influisce sul songwriting. Il testo narra di un essere immortale, che esce dalla tomba per vivere la sua potente nuova vita.
In chiusura vi è la title-track. Le parole di Demonaz ritraggono un paesaggio apocalittico, nel quale orde demoniache distruggono tutto ciò che c'era prima in nome di una malvagità cieca ed assassina. Questo olocausto è ritratto attraverso le classiche metafore degli Immortal, sebbene il tema potesse essere reso con immagini tipiche del black metal. La canzone è aperta da due grandi riff: il primo turbinoso e il secondo più marcato. La strofa segna un sensibile allentamento della tensione, nonostante la doppia cassa continui a martellare senza posa. Il riff iniziale viene ripreso e segna l'incipit di una parte melodica e strumentale. A seguire, parte nuovamente il tema delle strofe.
Quando "Pure Holocaust" termina, nell'ascoltatore non rimane altro che gelo nelle ossa. Gli Immortal hanno decisamente cambiato il loro stile rispetto all'ottimo debutto ed hanno puntato sulla velocità. La qualità è sempre molto elevata...
Assegno a "Pure Holocaust" la stessa valutazione di "Diabolical Fullmoon Mysticism". Questi due full-length sono estremamente rappresentativi e mostrano due diverse facce degli Immortal. Ambedue hanno rappresentato inesauribili fonti di ispirazione per le band a venire. Come il suo predecessore, "Pure Holocaust" è una delle pietre miliari del black metal norvegese.
(Hellvis - Maggio 2004)

Voto: 9.5