IMMORTAL
Diabolical Fullmoon Mysticism

Etichetta: Osmose Productions
Anno: 1992
Durata: 35 min
Genere: black metal


Os è il nome di una foresta nei pressi di Bergen, in Norvegia. Tra il verde degli alberi ed il bianco della neve, non è raro scorgere dei ragazzini che giocano. Anche il giovane Olve Heikemø passava il suo tempo tra passeggiate nei boschi ed avventure immaginarie. La sua fervida fantasia aveva popolato la foresta di inquietanti creature e demoni. Girovagando, il ragazzo trovava spesso delle radure improvvise oppure posti in cui la vegetazione era più florida ed oscura. Questi scorci suggestivi erano destinati a diventare i suoi "luoghi sacri". Il fascino della natura incontaminata, del gelo eterno e delle violente tempeste di neve stimolava in continuazione la sua immaginazione. Olve aveva addirittura dato un nome alla terra fantastica nella quale ambientava le sue epiche gesta: Blashyrkh.
Ma la vita all'aria aperta non era l'unica passione del giovane. C'era anche la musica. Olve aveva undici anni quando ascoltò per la prima volta "Hell Awaits" degli Slayer. Il vinile era di proprietà di un certo Padden, un ragazzo di due anni più vecchio. All'inizio ne fu scioccato, incredulo della violenza sprigionata dai quei solchi. Tore Brathseth, un suo grande amico, ricorda in un'intervista (di Nathaniel Colas per "Voices of the Dark Side") che quel vinile fece in breve il giro di Lysekloster, il piccolo paese in cui essi abitavano. Tutti coloro che si sentivano attratti da quel genere di sonorità finivano inevitabilmente di espandere la loro conoscenza. Il solito Padden, l'unico in possesso di qualche soldo per comprarsi dei dischi, acquistò "Morbid Tales" dei Celtic Frost e "Seven Churches" dei Possessed. Olve e Tore si convinsero sempre più che quella musica faceva per loro e, quando nel 1986 uscì "Reign In Blood", nulla fu più come prima.
Nel 1987 Tore entrò in possesso di "Deathcrush", un mini LP della giovane band norvegese Mayhem. Questo episodio in apparenza trascurabile si rivelerà di fondamentale importanza. E' grazie a questo acquisto che Olve venne a conoscenza per la prima volta del gruppo di Euronymous.
Il 17 maggio del 1988 Tore, Olve e Padden decisero di formare una band, gli Old Funeral. All'epoca nessuno sapeva suonare uno straccio di strumento ma tutti ci diedero dentro per imparare. Per più di sei mesi i giovani musicisti (15 e 17 anni) non suonarono altro che cover. Nella stessa intervista citata in precedenza, Tore ricorda che le prime canzoni provate furono "Louie Louie" (di The Kingsmen) ma anche "Sepulchral Voice" (Sodom) e "Procreation Of The Wicked" (Celtic Frost).
All'epoca la Norvegia non era un terreno molto fertile per la musica estrema. Basti pensare che a Oslo, la capitale, le uniche band che suonavano questo genere erano i Mayhem ed i Vomit. Dalle parti di Bergen c'erano solo gli Emptor, nelle cui file militava il giovane Erik Brødreskift (in futuro noto come Grim nei Gorgoroth) e i misconosciuti Sorcery (con Pez, poi batterista nei Bömbers). Eppure questo ambiente sfavorevole non impedì ai ragazzi di inseguire il loro sogno.
La prima canzone originale composta dagli Old Funeral si intitolò "Aphis". Un brano tra il thrash e il death. Tore prese lo pseudonimo di Ali Gator e, sin dai primi concerti, tutta la band decise di dipingersi il volto. Seguire gli sviluppi più estremi del metal divenne un imperativo categorico.
Sempre nel 1988, durante un concerto degli Slayer a Oslo, Padden incontrò un ragazzo di nome Harald Nævdal. Anch'egli amava il metal ed aveva da poco iniziato a suonare in un gruppo chiamato Amputation. Padden gli chiese di unirsi agli Old Funeral. Fu così che Harald conobbe Olve: tra i due nacque subito un'amicizia destinata a durare negli anni. Il nuovo arrivato rimase negli Old Funeral per soli tre mesi. In seguito decise di dedicarsi solo agli Amputation ed, anzi, convinse Padden ad aiutare di tanto in tanto anche la sua band.
Nel 1989 gli Amputation pubblicarono il demo "Achieve The Mutilation". Un lavoro di cui Harald andava fiero anche se, da un po' di tempo, desiderava formare un gruppo con Olve. Infatti, nel giro di un anno, i due erano diventati inseparabili. Per usare una loro definizione: "fratelli di sangue". Le passeggiate di Olve nei boschi non furono più solitarie e Harald non faticò ad immedesimarsi nel Blashyrkh. Più volte passarono nottate all'aria aperta, scaldandosi con abbondanti dosi di whiskey e dilettandosi nell'arte del mangiafuoco, della quale Harald era esperto.
Verso la fine dell'anno i due presero la grande decisione. Harald aveva già pronto il nome per la nuova band: Immortal.
Nel 1990 gli Old Funeral vollero incidere il loro primo demo: "Abduction Of Limbs". Tore chiese un aiuto a suo padre e questi lo indirizzò ad un suo vecchio amico, Eirik Hundvin (noto in futuro come Pytten). Questi non aveva mai inciso metal nei suoi studi di registrazione (chiamati Grieghallen) e proprio con gli Old Funeral diede inizio alla sua fortunata carriera in questo genere musicale.
Sempre nel 1990, gli Amputation pubblicarono il loro secondo lavoro: "Slaughtered In The Arms Of God".
I neonati Immortal, nel frattempo, non stettero con le mani in mano. Le loro prime composizioni si concretizzarono in un death metal aggressivo ed oscuro. Harald assunse lo pseudonimo di Demonaz Doom Occulta (chitarra) mentre Olve optò per Abbath Doom Occulta (basso e voce). La band era completata da due ex-Amputation: Jørn I. Tornsberg, chitarra, in futuro negli Hades (Almighty) ed il batterista Armagedda.
Gli Old Funeral continuarono a tenere concerti per tutta la durata del 1990. Il più interessante fu il festival "The Graveyard Gig" tenutosi a Notodden: oltre a loro, sul palco si esibirono anche Thou Shalt Suffer, Balvaz, Thy Abhorrent, Buttocks e i finlandesi Disgrace. In soli due anni di esistenza, gli Old Funeral si trasformarono da incapaci a gruppo ricco di promesse. Nel momento di massimo fulgore della band, Abbath decise di abbandonare. Non riusciva più a divertirsi con gli Old Funeral. Ormai per lui non c'era altro che gli Immortal, l'unica band nella quale potesse esprimere totalmente la propria ispirazione. Non lasciò però gli amici nei guai. Si premurò di trovare un sostituto e di seguirne l'inserimento. Il prescelto fu il suo giovane amico Christian Vikernes, futuro leader del progetto Burzum.
Il death metal diretto degli Immortal soddisfaceva soltanto parzialmente l'ispirazione di Abbath e Demonaz. Ecco perché decisero di fondare i Satanel (o Satanael), un gruppo dedito ad un death tecnico. In realtà questa band non ebbe lunga vita e non si hanno incisioni, a quanto ne so. Va segnalata anche qui la presenza, anche se solo in veste di ospite, di Vikernes. In fondo il giovane Christian abitava veramente a un lancio di sasso dalla casa di Olve. Nonostante la musica dei Satanel non fosse di suo gradimento, non era certo il tipo di persona da negare aiuto all'amico.
Il primo parto musicale degli Immortal fu un promo del 1991 noto come "Suffocate" (dal titolo della prima canzone "Suffocate The Masses"). Un buon lavoro che non ha nulla da invidiare alle prime uscite death ufficiali della terra dei fiordi (ad esempio, "Hallucinating Anxiety" dei Cadaver). C'è un curioso aneddoto legato a questo promo. Durante un concerto ad Haugesund, nel sud ovest della Norvegia, Demonaz entrò in contatto con i membri di una band cittadina. Durante una discussione di argomento musicale, saltò fuori che questi musicisti non avevano ancora deciso che nome dare al gruppo. Demonaz propose di ispirarsi ad una canzone degli Immortal intitolata "Enslaved In Rot". L'idea piacque e venne presa per buona. I tre ragazzi si chiamavano Grutle Kjellson, Ivar Bjornson e Trym Torson. La band, naturalmente, assunse il monicker di Enslaved. Eppure, ben presto Abbath e Demonaz sentirono che il death metal non faceva più per loro. Stava diventando troppo trendy e poco sincero. I Morbid Angel non rispecchiarono più il massimo della cattiveria e si passò alla riscoperta dei Bathory o dei Venom.
E' facile ritrovare l'origine di questo cambiamento di opinione. Tutto nacque dai contatti, generalmente a distanza, della giovane band con Euronymous, leader dei Mayhem e padrone dell'etichetta Deathlike Silence Productions (DSP). Sempre più personaggio, da tempo andava predicando la decadenza del death metal e di tutto quanto esso comportava. Elogiava la misantropia, il satanismo e qualunque cosa potesse essere estrema. Il nome della sua band circolava ormai a destra e sinistra; gli show erano considerati sanguinari e scioccanti. La diffusa fanzine Slayer aveva eletto i Mayhem come band principe del neonato black norvegese. Tenuta in considerazione anche la DSP è chiaro che molti gruppi, all'inizio degli anni '90, si misero in contatto con lui. Questo fu il caso degli Old Funeral ma anche, e soprattutto, degli Immortal. Se i primi rimasero fedeli al proprio stile, i secondi si convinsero ad allontanarsi dalla pulizia e dai tecnicismi del death per suonare qualcosa di più primitivo ed ostile.
Il secondo demo della band, "The Northern Upins Death", fu pubblicato nell'estate del 1991: in esso trovarono posto le tre canzoni di "Suffocate" più un outro. Per fortuna dei norvegesi, l'etichetta francese Listenable Records si fece avanti proponendogli l'incisione di un 7". La decisione di dedicarsi anima e corpo al black metal portò all'abbandono di Jørn, che si unì agli Old Funeral. Egli infatti voleva suonare ancora death metal. Da allora, gli Immortal non ebbero mai più una formazione a quattro.
Per la Listenable gli Immortal incisero il 7" omonimo, conosciuto erroneamente come "The Cold Winds Of Funeral Frost" (dal titolo dell'ultima traccia). La leggenda narra che, una volta terminate le registrazioni, i musicisti vollero procedere ad una sessione di fotografie. Bardati e truccati uscirono dagli studi ma il tempo piovoso si era tramutato in una tormenta di neve. Furono costretti a rimanere nello studio sino a notte fonda perché la violenza della bufera non permise loro di prepararsi né di andarsene.
"Immortal" attirò l'interesse dei nascenti fan del black metal. Non solo. Un'altra etichetta francese posò gli occhi sul trio: la Osmose Productions. La label avanzò la proposta di metterli sotto contratto per due album. I norvegesi accettarono di buon grado.
"Diabolical Fullmoon Mysticism" è stato registrato nei Grieghallen Studios nell'aprile del 1992. La produzione è stata curata dal già citato Pytten. Originariamente l'album avrebbe dovuto intitolarsi "Battles In The North" ma si pensò che questo titolo non rappresentasse al meglio la musica atmosferica contenuta nell'album.
In copertina campeggia una foto con le rovine del castello di Lysekloster sullo sfondo. Demonaz, in mezzo, sputa fuoco. Armagedda è inginocchiato e lo si vede di spalle. Abbath è invece rivolto in avanti ma il viso è nascosto dalle tenebre. La foto in bianco e nero sul retro mostra i volti dei tre musicisti. Abbath e Demonaz sono truccati, Armagedda no. Tra l'altro, il nome più azzeccato per il make-up dei musicisti è "warpaint". Non mi pare che gli Immortal abbiano mai parlato di corpsepaint.
La qualità di registrazione è scadente ma ricca di fascino.
L'introduzione è misteriosa. Si sente il suono del vento e dei gorgoglii nella distanza. Sembra di trovarsi in una radura gelida ed ostile. Un arpeggio di chitarra acustica si innalza dalle tenebre mentre una voce continua a sussurrare parole arcane.
"The Call Of The Wintermoon" si apre in maniera furiosa, con la batteria in blastbeat e le chitarre che si producono in riff minimali. A differenza di molte black metal band, le chitarre sono ribassate pertanto il suono è più cupo. I ruggiti di Abbath sono molto violenti. La qualità dei musicisti è piuttosto buona; Armagedda è un batterista creativo e preciso. A metà vi è una sezione che richiama gli esordi death della band. E' solo un momento. Per il resto "The Call Of The Wintermoon" è un brano black discretamente semplice ma molto evocativo. Si prenda come esempio l'accelerazione che precede il finale, con i suoi cambiamenti di ritmo tremendamente efficaci. Il testo parla di un individuo, o una creatura, che ritorna nel mondo in pieno inverno. Egli trae vita dai venti gelidi. E' motivato dal richiamo di questa luna boreale.
"Unholy Forces Of Evil" (già nel 7" "Immortal") è una traccia vigorosa ed inquietante. Sono presenti frequenti rallentamenti e variazioni di ritmo. Il suono degli Immortal è tremendo. I tre musicisti ricreano un'oscurità sonora così fitta da lasciare senza fiato. Ogni nota comunica un senso di freddezza, la stessa presente nel bizzarro testo che mescola riti malefici con elementi nordici. L'influenza dei Bathory è molto evidente, soprattutto nelle sezioni più lente.
"Cryptic Wintermoon" si apre con un arpeggio di chitarra acustica. La successione armonica minimale fa entrare la canzone di diritto tra i classici del black metal norvegese. Il suono della chitarra acustica è presente per tutta la durata del brano. La seconda strofa è più decisa e dà il via ad un'alternarsi di sezioni atmosferiche ed altre più cattive. I rallentamenti sono stranamente riflessivi ed in effetti vi è un qualcosa di trascendentale nella musica dei primi Immortal. Qualcosa che va ben al di là delle note. Il cavaliere norvegese del testo prova nostalgia per il gelo eterno. "Cryptic Wintermoon" è la nostalgia verso qualcosa di ostile messa in musica.
"Cold Winds Of Funeral Dust" è la nuova versione di "Cold Winds Of Funeral Frost", presente nel 7" "Immortal". Questa traccia ha un'andatura baldanzosa, anch'essa alla Bathory. La ripetitività ritmica rende la traccia ossessiva ma al tempo stesso vivace e convincente. Ogni tanto la ritmica è sottolineata dai battiti di un timpano, come già in "Unholy Forces Of Evil". Il finale è un blastbeat vorticoso. Il testo tratta nuovamente di questo bizzarro tipo di satanismo nordico, caratteristico di quel periodo. Si tenga conto della giovane età dei musicisti. Ben presto il satanismo verrà abbandonato (nonostante il logo con la croce al contrario rimarrà sino ad "At The Heart Of Winter" escluso) mentre resteranno ben salde le tematiche legate al gelo e al nord.
In "Blacker Than Darkness" ecco finalmente comparire, nelle liriche, il termine "Blashyrkh". E' un'evocazione malefica che sembra quasi riferirsi all'Oskorei, la temibile cavalcata di Odino e delle anime del Valhalla (per approfondimenti rimando alla recensione di Burzum - "Hliðskjálf"). Dopo una prima sezione piuttosto incisiva, il brano si incattivisce. La struttura è abbastanza semplice ma è proprio questa essenzialità che rende il tutto così affascinante. Negli anni a venire, è inestimabile il numero di band che copieranno spudoratamente i riff e le ritmiche presenti in questo capolavoro. E "Blacker Than Darkness" è uno dei sei gioielli che lo compongono, bello come tutti gli altri.
La traccia conclusiva porta il titolo programmatico di "A Perfect Vision Of The Rising Northland". E' il peana di un'inquietante terra iperborea. La chitarra acustica apre il brano con una serie di accordi molto malinconici. Quando il trio suona al gran completo, si scopre che il ritmo è piuttosto lento. I riff sono estremamente efficaci. Vi è un qualcosa di sacrale nell'incedere della melodia, sempre molto cupa e distante. L'esecuzione è precisissima. Salvo questo, anche "A Perfect Vision Of The Rising Northland" è un puro esempio di black metal norvegese dei primi anni '90. Le influenze dei Bathory sono onnipresenti ma alcuni rallentamenti particolarmente soffocanti dimostrano che i norvegesi si guardano bene dal copiare e basta. Non è detto che Vikernes, con i Burzum, non abbia ispirato in qualche maniera il suo amico Abbath: in fondo anche l'album di debutto del Conte Grishnackh è datato 1992 (come anche "A Blaze In The Northern Sky" dei DarkThrone).
In conclusione, "Diabolical Fullmoon Mysticism" è uno di quegli album senza i quali il black metal norvegese non sarebbe diventato un genere fondamentale. Un disco di grandissimo rilievo.
(Hellvis - Aprile 2004)

Voto: 9.5