IMMORTAL
Blizzard Beasts

Etichetta: Osmose Productions
Anno: 1997
Durata: 29 min
Genere: black metal


Il successo di "Battles In The North" (1995) accrebbe esponenzialmente la reputazione degli Immortal. La critica non li considerò più soltanto come un gruppo promettente ma come una band di tutto rispetto, che già ispirava parecchi epigoni. La Osmose Productions li mise in testa a tutte le priorità dell'etichetta. Le loro prestazioni dal vivo erano ambite da un numero sempre crescente di organizzatori. L'apice fu raggiunto quando gli Immortal vennero contattati dai Morbid Angel per aprire i loro concerti nei paesi scandinavi. Sicuramente una grande soddisfazione per Abbath e Demonaz, nonché una vetrina importante.
Nonostante tutte queste cose positive, restava un problema che gli Immortal proprio non riuscivano a risolvere: la cronica assenza di un batterista. Dalla partenza di Armagedda nel 1992, il gruppo non era più riuscito a trovare un batterista in possesso sia dell'abilità necessaria che della giusta attitudine. La collaborazione più promettente, quella con Hellhammer, durò il tempo di una videocassetta e qualche concerto prima di risolversi in un nulla di fatto (vedi la recensione di "Battles In The North").
Nella primavera del 1996, un certo Reidar Horghagen (detto Horgh) si mise in contatto con gli Immortal per offrire le sue prestazioni come batterista. Horgh godeva di una certa stima nell'underground. Era considerato un musicista talentuoso con alle spalle le esperienze con gli Heavy Duty ed i Lost At Least. Dopo un provino, Abbath e Demonaz decisero di assumerlo a titolo definitivo.
Nel settembre del 1996, il trio entrò nei Sigma Recording Studios per registrare il nuovo album "Blizzard Beasts". I Sigma Studios vennero scelti perché più attrezzati rispetto ai Grieghallen. Gli Immortal volevano ottenere un suono migliore che mettesse in risalto, in particolare, i riff principali della chitarra di Demonaz. Dopo tanti anni, gli Immortal poterono finalmente registrare un album con una formazione completa. Naturalmente, Horgh non partecipò alla fase compositiva perché era entrato nel gruppo soltanto alla vigilia delle registrazioni.
La copertina di "Blizzard Beasts" mostra i primi piani dei tre membri degli Immortal. I loro volti sono dipinti con il solito warpaint. I colori principali sono il blu scuro ed il nero. Il libretto, in cartoncino, è di otto pagine contenenti i testi e le informazioni di registrazione. Nella penultima pagina vi è la dedica a Horgh "per la sua Forza e la sua Volontà Brillanti". Nell'ultima pagina è riportato un verso del testo della title-track: "Noi convochiamo dimensioni nebulari / Reali come i reami che cavalchiamo / Con niente al di sopra / E nulla di fianco".
E proprio la title-track apre l'album. Il testo di Demonaz è visionario, piuttosto ermetico. Tratta di demoni del gelo, di inverni abitati da bestie della tempesta. Non c'è spazio per gli esseri umani. La canzone è introdotta dalla voce di Abbath che urla in mezzo a un frastuono assordante. "Blizzard Beasts" comincia improvvisamente. E' un assalto vero e proprio. Stilisticamente non è molto distante da "Battles In The North". I riff sono complessi e nervosi. Horgh si dimostra un batterista energico con l'attitudine giusta. La fedeltà è più nitida rispetto all'album precedente. La registrazione non è però il massimo: secondo me manca di profondità. L'atmosfera è gelida e ostile. Sembra veramente di ritrovarsi in un reame totalmente alieno dalla nostra terra. Le urla di Abbath incutono timore: sembrano di sentire un animale che ruggisca tra lo spirare dei venti. Infatti è questo l'effetto che crea il riffing vorticoso accompagnato dal costante blast-beat della batteria.
Le battute iniziali di "Nebular Ravens Winter" sono spiazzanti: la lead guitar di Demonaz si produce in un intervento melodico ai margini del death. Idem per la ritmica. Poi tutto sembra ritornare sui binari stilistici ai quali gli Immortal ci hanno abituato da "Pure Holocaust" in poi. In realtà, così non è. Il riffing è black ma è contaminato da cadenze death. La strutturazione stessa del riff è cambiata. Inoltre, una tastiera fa sentire sporadicamente la sua presenza. Quando "Nebular Ravens Winter" rallenta, il suono assume una pesantezza insolita. La melodia sale in cattedra, questa volta non straziata dall'eccessiva concitazione esecutiva e dalla distorsione pazzesca. Questa inusitata facilità d'ascolto è segno che qualcosa sta cambiando nella musica degli Immortal. Il testo è una lunga lode ai corvi e all'avvento della loro era.
"Suns That Sank Below" tratta della struggente attesa di un inverno eterno, senza sole né stelle. Questo brano ha una struttura complessa. La ritmica non è lineare come in passato ma è in continuo mutamento, a volte anche in tempo tagliato. Il drumming di Horgh è creativo, di impostazione death, e non si libera mai in "mitragliate". "Suns That Sank Below" è una traccia difficile, stilisticamente ambigua. E' lontana anni luce da ciò che gli Immortal avevano fatto in "Battles In The North". In compenso non è cambiato l'atteggiamento, cattivo ed aggressivo.
"Battlefields" è un eroico canto di guerra, che descrive l'assalto di orde che sembrano cavalcare i venti. Il nuovo stile della band, tradizionale nell'ispirazione ma rinnovato nell'aspetto, traduce in musica le parole cantate da Abbath. Alla prima strofa nervosa segue un'apertura in blast-beat che sembra liberatoria. A metà il brano assume una ritmica più regolare e, se mi scusate l'inglesismo, "catchy". Notevoli i brevissimi spunti melodici. "Battlefields" ritorna poi ai riff iniziali e continua in questo modo sino al finale sfumato.
"Mountains Of Might" è una descrizione rapita di poderose montagne innevate, un paesaggio che sembra suscitare commozione nell'animo di un ispirato Demonaz. La canzone è introdotta da una toccante melodia di tastiera. Ma è solo un attimo fuggente. Gli Immortal non sono signorine dedite a pensieri romantici. "Mountains Of Might" parte con uno dei più bei riff del trio norvegese: potente e malinconico. Questa traccia, così melodica, sembra anticipare le suggestioni stilistiche del futuro album "At The Heart Of Winter". E' un brano di facile ascolto, con tanto di intermezzo acustico. "Mountains Of Might" mostra all'ascoltatore il volto più umano di Abbath e Demonaz. La metamorfosi stilistica è completa. Qui non c'è più una decisa spaccatura fra parti black e non black: lo stile è un tutt'uno avvincente e cattivo come non mai.
Con "Noctambulant" il trio elegge se stesso a capo di un'orda di esseri malvagi, o meglio, "maestri del ruggito del demone". Anche qui le figure retoriche ricreano paesaggi visionari ed evocano suggestioni abominevoli. "Noctambulant" è così violenta in alcuni suoi passaggi che sembra farci ripiombare tra le sferzanti tempeste di "Battles In The North". La potenza del gruppo è veramente impressionante. Sembra che le casse dello stereo stiano per esplodere. Rispetto al passato ci sono variazioni consistenti nel riffing e nella ritmica, sicuramente più ricca di pause e ripartenze. Un brano veramente selvaggio.
"Winter Of The Ages", nella sua concitazione, è marziale. Merito del lavoro di Horgh ma anche delle nuove formule espressive adottate dai due fondatori della band. Nonostante la sua violenza c'è spazio per dei passaggi strumentali atmosferici, quasi ambient, sottolineati dalla tastiera. La chitarra solista di Demonaz è invece indiavolata, quanto di meno melodico ci possa essere. Il risultato finale è curioso, tutto da ascoltare. Liricamente "Winter Of The Ages" è un'ode poetica agli inverni del passato.
"Frostdemonstorm" è una visione apocalittica sulla vittoria degli spiriti entropici ed invernali. Senza compromessi sin dalla prima nota, la traccia è caratterizzata da una serie di riff tormentosi e da una velocità esecutiva senza pari. Non è un ritorno al passato, certamente. Ma non si può negare che, anche nelle parti più "nuove", la furia con cui il trio ci dà dentro fa veramente paura. Nonostante in questo album ci siano momenti più rilassati rispetto al passato, gli Immortal sono sempre le bestie della tempesta. Un intermezzo acustico annuncia l'inizio della seconda parte del brano, stabilizzata su toni meno violenti.
L'album finisce così. Per molti fan "Blizzard Beasts" è stato uno scandalo. I blackster più intransigenti hanno visto il nuovo stile adottato dalla band come una svolta commerciale, un tradimento. C'è chi l'ha odiato.
Col passare del tempo "Blizzard Beasts" ha dimostrato invece di essere un lavoro coraggioso. Gli Immortal hanno deciso di progredire nonostante i riscontri eccezionali ottenuti con "Battles In The North". Dal tronco del vecchio stile, Abbath e Demonaz hanno fatto nascere nuovi germogli. Col passare dal tempo questi cresceranno e sbocceranno nel bellissimo "At The Heart Of Winter". "Blizzard Beasts" è un album di passaggio. Nonostante le opinabili difficoltà, gli Immortal sono comunque riusciti a dar prova del loro talento. In effetti era impossibile proseguire per la strada tracciata da "Battles In The North". Non avrebbero mai potuto superare quel capolavoro.
Inoltre, alla fine del 1996, si stava già percependo un cambiamento nella scena black. Nel momento di massimo fulgore già si stavano delineando le band in grado di rinnovare un genere che si stava ormai saturando. E' sintomatico che molti grandi gruppi del passato (vedi anche Emperor, Satyricon, Mayhem) abbiano cercato di far progredire il black metal mutando il loro stile mentre tutti gli epigoni si siano trincerati in uno sterile conservatorismo. La vecchia generazione aveva sicuramente molte più cose da dire rispetto alla giovane. E' una questione di personalità e coraggio. E, dopo tutto, anche di classe.
(Hellvis - Giugno 2004)

Voto: 8