IMMORTAL
Battles In The North

Etichetta: Osmose Productions
Anno: 1995
Durata: 35 min
Genere: black metal


Il 1993 fu l'anno che vide Euronymous, il leader dei Mayhem, morire per mano di Varg Vikernes, la mente della one-man-band Burzum. Questo tragico avvenimento diede il via alla vertiginosa ascesa del black metal, che nel giro di un paio d'anni diventerà un fenomeno di largo consumo. Il 1993 sancì anche l'inizio della scalata al successo degli Immortal. "Pure Holocaust", il loro secondo full-length, uscì proprio in un momento in cui i riflettori dei media erano puntati sulla scena black norvegese. Consci del periodo propizio, Abbath e Demonaz decisero di partecipare al Fuck Christ Tour nel dicembre dello stesso anno. Questa serie di concerti in compagnia di Rotting Christ e Blasphemy si rivelò un buon successo e fece guadagnare agli Immortal una discreta fama.
La risposta positiva di pubblico e critica incrementò la fiducia in se stessi dei musicisti. Inoltre il nuovo batterista Erik Brødreskift sembrò cancellare il ricordo della sfortunata parentesi con Kolgrim. Abbath e Demonaz si ritrovarono a vivere un momento di grande euforia. Molte band neonate, destinate a scomparire in un batter d'occhio, elessero gli Immortal a loro musa ispiratrice. La violenza e la velocità esasperate di "Pure Holocaust" spinsero sempre più gruppi a pigiare sull'acceleratore.
Gli Immortal però non temevano rivali. In un'intervista del 1993, Demonaz si affrettò a dichiarare che: "Il nostro prossimo album si intitolerà "Battles In The North" e sarà ancora più veloce" (Tales of the Macabre - Costra Stoios). Nella stessa intervista il giornalista fece rilevare a Demonaz che in "Pure Holocaust" erano assenti quelle parti acustiche che avevano caratterizzato l'esordio "Diabolical Fullmoon Mysticism". Il chitarrista rispose con queste parole: "Ne ho scritte alcune ma le sto tenendo da parte per il prossimo album. L'opener di "Battles In The North" sarà probabilmente una traccia intitolata "Beneath The Eye Of A Trunk" (o simile), che sarà acustica e suonata molto velocemente". Naturalmente, tra il 1993 e il 1994, le idee dei musicisti sui propri programmi futuri non erano ancora chiarissime. Però frasi di questo genere riuscirono a stuzzicare la fantasia dei fan.
Nel 1994 Abbath, Demonaz ed Erik parteciparono al tour europeo chiamato "Sons Of Northern Darkness". Assieme a loro, sul palco, trovarono posto i Marduk e gli Occult. Questi concerti furono le ultime esibizioni di Erik con gli Immortal. Nel giro di neanche un anno il batterista passò da "grande musicista" ad elemento scomodo. Il motivo di questi scontri pare sia dovuto a differenze di punti di vista musicali. Fatto sta che, in agosto, Erik venne allontanato dalla band. Lo ritroveremo nei Borknagar, nell'album omonimo, con lo pseudonimo di Grim. La sua carriera lo vedrà suonare in diversi gruppi, tra i quali i Gorgoroth, prima del suo suicidio avvenuto nel 1999...
Nel settembre del 1994 gli Immortal registrarono "Battles In The North" e fu il capolavoro. Una volta pubblicato, l'album si rivelò un successo clamoroso. In attesa di un nuovo batterista gli Immortal si rivolsero ad Hellhammer per delle prestazioni temporanee. Originariamente avrebbe dovuto suonare nel futuro album della band. In realtà, l'ospite partecipò soltanto alla realizzazione della videocassetta "Masters Of Nebulah Frost", contenente i video delle canzoni "Grim And Frostbitten Kingdoms" e "Blashyrkh (Mighty Ravendark)", e alla seconda parte del Sons Of Northern Darkness tour.
Correva l'anno 1995 e gli Immortal stavano vivendo il momento più esaltante dall'inizio della loro carriera. I fan li adoravano, "Battles In The North" vendeva un sacco di copie e la band era riuscita persino a suonare con i Morbid Angel. Il black metal norvegese, inoltre, era diventato uno stile a sé stante. E Abbath e Demonaz potevano vantarsi di aver contribuito a stabilirne i canoni.
"Battles In The North" è la quintessenza del primo periodo degli Immortal. Questo da ogni punto di vista: testuale, iconografico e musicale. La confezione è originale e molto ben fatta. Il colore dominante è il bianco, a partire dalla plastica reggi-CD della custodia. In copertina si vedono Abbath e Demonaz inginocchiati sulla neve. La foto è a colori: i musicisti reggono gli strumenti come se fossero delle spade. I loro petti nudi sono coperti solo da gilet di pelle nera ed i volti sono truccati con il classico warpaint. Logo e titolo sono stampati in argento. Il libretto è di ben dodici pagine: un lusso per un gruppo black di quel periodo. All'interno si trovano i testi stampati in argento con tre foto sullo sfondo. Ogni foto occupa due pagine. Due di queste vengono ripetute. Nell'ultima pagina c'è una frase che recita: "Il Singolo "IMMORTAL" resterà per sempre come un marchio contro coloro che hanno cercato di seguirci liricamente e musicalmente in maniera così patetica... IN VERITA' SIETE INFERIORI A NOI". Il maiuscolo è presente anche nell'originale. Per "Battles In The North", i due musicisti hanno accorciato i loro pseudonimi eliminando il "cognome" Doom Occulta.
Abbath si occupa delle vocals e delle parti di basso e batteria. Demonaz è impegnato, come al solito, alle chitarre. Per la prima volta i due musicisti sponsorizzano le marche dei loro strumenti.
E' importante ora sottolineare un particolare: la successione dei brani in "Battles In The North" è diversa rispetto alla tracklist stampata nel retro della custodia. Commenterò le varie tracce nella loro successione effettiva.
L'album si apre con la title-track. Finalmente gli Immortal riescono ad utilizzare questo titolo! Come ho avuto modo di scrivere nell'apposita recensione, "Battles In The North" avrebbe dovuto essere il titolo dell'album di esordio. In realtà, quel titolo sarebbe stato fuorviante rispetto alla musica contenuta nel CD. Pertanto la band ha optato per il più esoterico "Diabolical Fullmoon Mysticism". Il terzo album dei norvegesi contiene invece musica forgiata nel sangue e nella neve! La title-track, posta in apertura del CD, non lascia dubbi a tal proposito. Velocissima e violenta come la furia degli elementi, è un vero e proprio assalto terrorista alle orecchie dell'ascoltatore. Gli Immortal hanno voluto spingere all'estremo le intuizioni già presenti in "Pure Holocaust", con esiti che sono andati ben aldilà delle più rosee aspettative. La chitarra di Demonaz è ultradistorta e macina riff turbinosi ed indomabili. Abbath, alla batteria, mette a dura prova la resistenza delle pelli. I suoni sono sferzanti come neve trasportata dal vento. Con la loro musica, gli Immortal evocano combattimenti furiosi sulle montagne innevate. Il cielo, arrabbiato, frusta i volti dei combattenti con lacci di gelida neve. Il vento soffia furioso: solo il sangue che schizza dalle ferite porta con sé un ricordo di calore. Gli Immortal non sono mai stati così ostili. Le immagini si formano nella mente dell'ascoltatore grazie ai riff agili, ai cambi di tempo e alla cieca aggressività dei musicisti. Il testo di Demonaz è un incitamento ai popoli pagani di combattere per i re del Reame dei Corvi. Le sue parole sono tremendamente convincenti.
La seconda traccia si intitola "Grim And Frostbitten Kingdom". E' animata da uno spirito più oscuro rispetto all'opener. I riff sono relativamente semplici ma la carica di tensione è quasi insopportabile. Il ritmo continua ad essere serrato e la chitarra di Demonaz non fa nulla per rendere la musica più umana. Neanche il suo breve assolo finale stempera l'inquietudine creata dalle note. Il testo è un invito ad unirsi nella ricerca di sentieri notturni da seguire, per giungere ai reami battuti dal freddo.
"Descent Into Eminent Silence" è in possesso di un certo appeal melodico sebbene non ceda a compromessi. Il riff principale è molto bello, nascosto dal mitragliare della batteria e dalla distorsione. Ci sono diverse variazioni sia ritmiche che melodiche, con successioni armoniche di indubbio fascino. Anche in questo caso il tema del testo è quello di un viaggio iniziatico che dovrebbe portare alla trasformazione in custodi di una conoscenza antica e proibita. Le parole vengono scolpite sul muro sonoro come rune sulla roccia: forse è per questo che sembrano acquisire virtù magiche.
"Throned By Blackstorms" inizia con la consueta sfuriata, caratteristica tipica di questo "Battles In The North". Uno dei punti di forza dell'album è proprio questa coerenza stilistica, che non deve essere interpretata come carenza di ispirazione. Le canzoni sono mosse da un identico spirito distruttore ma vengono rese uniche da un songwriting che non teme rivali. Dopo un minuto il ritmo rallenta (beh, si fa per dire...) creando un'inedita sensazione di attesa. Infine i musicisti ricominciano a combattere, spingendo nuovamente sull'acceleratore ben decisi a superare nuovamente il muro del suono. Da quel momento in poi è tutto un susseguirsi di cambi di tempo e di riff. Alla fine del brano l'ascoltatore è esausto per la tensione che ha dovuto sopportare. Ma è anche ritemprato dalla consapevolezza di aver goduto per tre minuti e mezzo di un grandissimo brano black. Il testo sembra unire in sé il passato e il presente della band. Infatti, in un testo che ricalca le solite tematiche, compaiono le espressioni "Master of Nebulah Frost", "Pure Holocaust" e "Blizzard Beasts".
"Moonrise Fields Of Sorrow" si apre con una successione di due accordi che sembra denotare una sorta di calo di aggressività, nonostante il costante blastbeat che l'accompagna. E' solo un'impressione. Gli Immortal non vogliono lasciare superstiti. "Moonrise Fields Of Sorrow" è soltanto un po' più accessibile rispetto alle tracce che l'hanno preceduta. Il testo è stranamente malinconico. Gli Immortal invocano gli antenati dei norreni a rivivere in loro.
Strano ma vero, "Cursed Realms Of The Winterdemons" inizia con un arpeggio! Neanche il tempo di stupirsi ed esso viene inghiottito dal muro sonoro del duo. I riff sono indomabili e turbinanti, vengono trasportati da una tromba d'aria e devastano tutto ciò che toccano. La furia esecutiva non riesce però a nascondere la bellezza delle armonie. Dopo ben tre strofe di deliziosa tortura, vi è una breve sezione strumentale che prelude alla conclusione della canzone. Anche in questo caso c'è un diversivo: anziché interrompersi di colpo come tutte le altre tracce, questa sfuma. Un altro brano di grande valore artistico.
"At The Stormy Gates Of Mist" evoca visioni stupefacenti di alte montagne, terre di draghi e di misteri. E' una delle tracce più veloci dell'intero CD. vengono alternati un riff minimale ad uno più melodico, quasi epico. Lo scontro fra queste due diversità è letale come l'abbraccio tra il ghiaccio e il fuoco. Il caos sonoro è garantito ma viene piegato alla volontà di un'intelligenza perversa. Nulla è lasciato al caso.
La carica di "Through The Halls Of Eternity" esplode dopo un breve crescendo. Alcune note acute garantiscono una sfaccettatura melodica più marcata rispetto al solito. Pur essendo sempre arrembante, il brano è meno travolgente di altri. E' stranamente controllato, l'istinto ne esce sconfitto. Sembra che stia per esplodere da un momento all'altro. Eppure tutto rimane assopito, se questo termine può calzare per una canzone di "Battles In The North". Il songwriting è così dannatamente valido da lasciare di stucco. Il testo narra di un individuo che cavalca mentre è in preda a visioni gloriose. Sente che la meta, da lungo tempo desiderata, è ormai vicina.
"Circling Above In Time Before Time" è introdotto da una superba sezione melodica, con tanto di arpeggio atmosferico di basso. La ritmica, neanche a dirlo, è in costante blastbeat. Il succedersi di riff e accordi è incredibilmente eroica e le parole, cariche di spirito guerriero e visionario, comunicano sentimenti che toccano il profondo dell'animo dell'ascoltatore. Notevole è la contrapposizione tra riffing epico e quello vorticoso tipico degli Immortal. Anche questa traccia mostra, in parte, un volto più umano della band.
Lo stesso può essere detto della conclusiva "Blashyrkh (Mighty Ravendark)", che gode di un riffing immediato e, in apertura, presenta un arpeggio di chitarra molto atmosferico. Se la tensione era allo spasimo all'inizio del CD, verso la sua fine gli Immortal rifiatano. La sete di sangue è diminuita dopo il massacro, pur mantenendo altissimi i livelli di adrenalina. Terminata la notevole prima parte, un secondo arpeggio di chitarra sola dona alla traccia un tono introspettivo. In seguito, sorprendentemente, una tastiera si produce in lunghi accordi mentre Abbath ruggisce il testo. Infine viene ripreso il riff principale, che viene ripetuto sino alla conclusione.
"Battles In The North" è il capolavoro assoluto degli Immortal. Una grande prova di talento, creatività ed ispirazione.
(Hellvis - Maggio 2004)

Voto: 10