IMMORTAL
At The Heart Of Winter

Etichetta: Osmose Productions
Anno: 1999
Durata: 46 min
Genere: black metal


Verso la fine del 1997, dopo la pubblicazione di "Blizzard Beasts", Demonaz cominciò ad avvertire gravi fastidi alle braccia. I dolori erano così acuti che il musicista non riusciva nemmeno più a lavarsi i capelli. Le visite rivelarono che Demonaz stava soffrendo di tendinite acuta. La causa di questo infortunio è da ritrovarsi nell'abitudine quotidiana di suonare a velocità sostenuta e per tempi molto prolungati (da sei a otto ore) senza effettuare un opportuno riscaldamento di preparazione. All'inizio si pensò che questa situazione non sarebbe durata in eterno. Gli Immortal aspettarono con pazienza nonostante si profilasse la necessità di andare in tour quanto prima. Ad un certo punto le pressioni della Osmose divennero così insistenti che il trio si riunì per decidere sul da farsi. Nonostante i miglioramenti, Demonaz non sarebbe mai stato in grado di affrontare un tour nella sua interezza. Per questa ragione, il chitarrista preferì abbandonare il gruppo. Fu una decisione dolorosa, il momento più nero mai vissuto dagli Immortal. Sembrava fosse una maledizione: ora che il problema del batterista era stato risolto dopo anni di ricerca, se ne andava uno dei membri fondatori della band.
Abbath decise di prendere in mano la chitarra. Non c'era tempo per cercare un chitarrista valido. Inoltre non era una questione soltanto di tecnica: per suonare negli Immortal ci vuole un certo stile e la giusta attitudine. Per questa ragione Abbath preferì far tutto da solo senza perdere tempo ulteriore.
Per i tour del 1998 venne reclutato Ares (Ronnie) degli Aeternus in qualità di bassista. Egli prestò i suoi servizi agli Immortal durante il Blizzard Tour e il No Mercy Festival parte II. Le sue prestazioni furono così soddisfacenti che gli venne chiesto di entrare in pianta stabile nella band. Ares rifiutò perché gli Aeternus rimanevano il suo interesse principale. Nel frattempo Abbath realizzò la cover dei DarkThrone "To Walk The Infernal Fields" per l'album tributo della Moonfog "DarkThrone Holy DarkThrone" (vedi recensione).
Verso la fine dell'anno Peter Tägtgren (Hypocrisy, Pain, The Abyss, ecc.), proprietario dei rinomati studi di registrazione Abyss, contattò la Osmose. Espresse il desiderio di produrre il prossimo album degli Immortal. Sia l'etichetta che la band accettarono al volo. A novembre Abbath e Horgh si ritrovarono in Svezia per iniziare le registrazioni di "At The Heart Of Winter".
Demonaz, passato un periodo di sconforto, decise di rimanere accanto agli Immortal occupandosi dei testi e di parte del management. Abbath stesso non poteva concepire gli Immortal senza la presenza di Demonaz: "[...] Il suo spirito è totalmente coinvolto. Il modo di lavorare con lui è questo: io compongo tutto, tutti i riff e le composizioni per la chitarra, tutte le melodie e quando la canzone è pronta la presento a Demonaz il prima possibile, ci mettiamo seduti ed assieme decidiamo dove dovrei cantare e come dovrei cantare. E poi lui comincia a ragionare sui testi" (intervista di Troll per MetalKings.com).
I lunghi tempi di guarigione scongiurarono definitivamente il ritorno dell'ex-chitarrista in seno alla band. Demonaz rivolse gran parte dell'attenzione allo studio di registrazione che aveva aperto da poco, il Visionary Studio, ed alla sua nuova band, i Perfect Vision. Questo monicker fu preso a prestito da una vecchia canzone degli Immortal: "A Perfect Vision Of Rising Northland". Inoltre era anche il titolo provvisorio di una compilation della band norvegese che allora era in fase di programmazione. Nei Perfect Vision, Demonaz avrebbe dovuto occuparsi soltanto delle vocals. Lo stile di questa band è ben descritto in un'intervista di quel periodo, tratta dal volume 11 di Nordic Vision: "[...] C'è Metal nelle chitarre ma non come una volta, tipo velocità estrema o roba simile, la musica è più atmosferica e le canzoni più lunghe, con più sentimento. [...] Ho sfruttato molte cose che non avevo utilizzato negli Immortal, cose che avevo fatto per conto mio ed è stato veramente bello usarle dopo tutto questo tempo. Le canzoni saranno piuttosto lunghe, sento di non riuscire ad esprimermi al meglio quando una canzone dura due o tre minuti. Magari un giorno ne scriverò una così, chi lo sa, ma per ora le mie canzoni durano dai sette ai nove minuti e penso che funzionino a meraviglia pur non essendo assolutamente heavy. Quando riesco a scrivere una canzone che sia lunga nove minuti e mezzo e non sia per nulla noiosa, allora sì che sono soddisfatto". L'intenzione di Demonaz nell'immediato sarebbe stata quella di incidere un promo di tre canzoni. Non so se questo CD abbia mai visto la luce.
Qualche curiosità. Il successo degli Immortal portò a galla tutta una serie di registrazioni clandestine che proliferarono sotto forma di bootleg. Ce ne sono tanti ma il più famoso è probabilmente quello intitolato "Live Zaandam", pubblicato dalla Nordic Empire nel 1996. Qualità audio a parte, il CD è interessante per la rara foto degli Immortal truccati con la bandiera norvegese in mano. Lo scatto risale alla famosa sessione fotografica nelle rovine di Lysekloster ai tempi di "Diabolical Fullmoon Mysticism" (vedi recensione). In realtà questa foto era già stata utilizzata come copertina dei promo di "Battles In The North". Come ben si sa, la copertina definitiva sarà completamente diversa.
Altri bootleg di una certa fama sono il "Live Wâldrock" del 1999 e due split, uno con gli Ulver e l'altro con i Dissection.
E' interessante notare anche come, a partire dal 1996, Abbath e Demonaz cominciarono a cercare nuove formule espressive anche al di fuori degli Immortal. Ad esempio, Abbath diede il suo contributo alla batteria nel demo dei Det Hedenske Folk "True Northern - Northland Rules Supreme". Questa era la band di Tyr, che già aveva suonato con lui negli Old Funeral. L'esperienza piacque, tant'è che nel 1997 partecipò alla registrazione dell'esordio ufficiale del gruppo, lo split con gli Abyssic Hate intitolato "United By Heathen Blood".
Va citato inoltre il caso dei Bömbers, la cover band dei Motörhead che vede coinvolti Abbath, Tore Brathseth (Ali Gator) e Padden, gli ultimi due con dei trascorsi negli Old Funeral. Così Abbath ha descritto questo progetto: "[...] Si trattava di due miei amici con i quali sono cresciuto, sai. E ascoltavamo sempre i Motörhead, cazzo, li ascolto ancora i Motörhead e penso che sia una band figa! E anche questi due ragazzi sono dei grandi fan dei Motörhead. Un giorno stavamo bevendo ed abbiamo deciso improvvisamente di creare questa band tributo dei Motörhead; poi c'è stato quello show al Garage Pub alla periferia di Oslo. Solo per lo sfizio di farlo, sai. Io cantavo e suonavo il basso. [...] Abbiamo tenuto un paio di concerti dopo quello ma nulla di veramente serio. Una cosa tipo: quando abbiamo tempo facciamo un concerto".
"At The Heart Of Winter" è l'unico album degli Immortal che non ritrae i musicisti in copertina. L'immagine rappresentata è quella di un territorio fantastico dominato da montagne inaccessibili e ghiaccio eterno. Sul lato destro c'è un fiume di lava in aperto contrasto con il gelo del paesaggio restante. Al centro della scena c'è un castello dalle fattezze inquietanti. In cielo volano dei corvi: le uniche forme di vita presenti. Il disegno, in brillante stile fantasy, è opera di Jean-Pascal Fournier. Questa copertina ha ottenuto elogi dalla stampa specializzata.
Il logo della band, dopo tanti anni, è cambiato. Questa è la spiegazione di Abbath, tratta da un'intervista con Thomas Bonnicel di cui riferirò più in là la provenienza: "[...] Propendevamo per un logo più pronunciato per quest'album. Ma il vecchio logo è molto importante per noi e forse la prossima volta useremo nuovamente il vecchio logo. [...] Vedremo, penso che nel futuro ci capiterà di usarli tutti e due in molte occasioni. Come dire, lo stile del vecchio logo è fantastico ma penso che anche il nome sia importante, così che le persone possano leggerlo".
Il libretto è lussuoso, sedici pagine ricche di foto e testi. Lo sfondo è in argento; le foto dei musicisti, a colori, sono piazzate sempre a sinistra. Abbath e Horgh sono vestiti da scena con tanto di warpaint: sono ritratti in pose aggressive. I testi sono stampati in bianco. Nelle due pagine centrali c'è una foto completamente argentata dei due artisti. Abbath si occupa di chitarra, basso, sintetizzatore e voce; Horgh si limita alla batteria. Demonaz è l'autore dei testi.
"Withstand The Fall Of Time" fa capire sin dalle sue prime battute quanto sia cambiato il suono degli Immortal. Secondo quanto detto dallo stesso Abbath, la band ha cercato di puntare più "sull'intensità che sulla velocità". In un'altra intervista (ad opera di Succubus per The Summoning) ha affermato che "la nostra musica è sempre stata sia pesante che brutale, ma mai molto chiara e potente" e che "At The Heart Of Winter" non avrebbe sofferto di questi difetti. Non solo. "At The Heart Of Winter" è la maturazione del processo evolutivo cominciato con "Blizzard Beasts". Non è corretto considerare il mutamento stilistico della band norvegese come figlio dell'abbandono di Demonaz. In "Blizzard Beasts" gli Immortal stavano già battendo nuove strade, un esempio su tutti la melodica "Mountains Of Might", e Demonaz aveva partecipato alla composizione. E' un esercizio sterile chiedersi quanta parte del songwriting fosse di Abbath e quanta di Demonaz. Gli Immortal hanno sempre ragionato come gruppo e nessuno dei due leader non ha mai preso decisioni senza tener conto dell'opinione dell'altro. Certo, Abbath si è trovato costretto a prendere in mano le redini della situazione ma se il nuovo album è più "rilassato, atmosferico e catchy" (secondo la descrizione dello stesso artista su Eclipse Magazine - 1999) non è certo per una differenza di vedute rispetto a Demonaz. Inoltre, se la musica degli Immortal è ora più accostabile, il merito va anche alla qualità della produzione. Grazie all'ottimo lavoro di Peter Tägtgren ogni riff è chiaro ed ogni particolare ben definito. La sezione ritmica non è mai stata così potente; il suono mai così nitido. Il testo di "Withstand The Fall Of Time" è una visione apocalittica di un mondo gelido, destinato a diventare sempre più freddo nel corso dell'eternità. Insomma, un tema classico per la band norvegese. Il riff iniziale della canzone è bellissimo, emozionante. Abbath dimostra di cavarsela egregiamente anche alla chitarra. Il black vorticoso e senza compromessi delle origini si è sposato ora ad influenze heavy e thrash. Le derive death di "Blizzard Beasts" vengono a galla di tanto in tanto. La ritmica è potente ma non più esasperata come nel passato. Si è ritornati ad uno stile più melodico ed atmosferico, come non accadeva dai tempi di "Diabolical Fullmoon Mysticism" (seppur in forma diversa). Terminata la maestosa parte introduttiva, gli Immortal partono di gran carriera con un riff tutto nuovo che è sì veloce ma non più confuso. Il ringhio di Abbath è carico di astio come sempre. La ritmica si fa poi meno veloce ma mantiene sempre una fortissima tensione. Questa carica si traduce in un ritornello molto melodico di chitarre dalle atmosfere incredibilmente malinconiche. Improvvisamente il brano rallenta per qualche battuta, al termine delle quali vengono ripresi i riff principali uniti a qualche variazione sul tema. Niente di meno che un grande brano. "Withstand The Fall Of Time" mostra la rinnovata creatività del songwriting, tipica di tutto l'album (si noti la maggior durata delle canzoni, ad esempio). Ottima la prova di Horgh, non precisissima ma senza dubbio potente e creativa. Un sintetizzatore distante aumenta l'espressività di alcune sezioni tipo il ritornello.
"Solarfall" è in possesso di un riff iniziale molto melodico: che Peter Tägtgren abbia influito in qualche modo nella versione definitiva di questa canzone? La mia è una provocazione, ovviamente, ma qualche richiamo al death melodico non è assolutamente da escludere. Ciò nonostante, la canzone è intrisa di puro spirito black: si senta ad esempio il drumming "sentito" di Horgh. La traccia è tesissima e narra, attraverso innumerevoli cambi di ritmo, la caduta del sole attraverso le immagini inquietanti di un mare burrascoso. Questa canzone non punta assolutamente sulla velocità ma su diversi rallentamenti d'effetto, carichi di suspence. Dopo le prime due strofe, tra l'altro, il ritmo rallenta ulteriormente ed i suoni si fanno più soffusi, molto atmosferici. "Solarfall" evoca grandi sensazioni sino alla ripresa finale e alla sua conclusione.
"Tragedies Blows At Horizon" è un gelido grido di battaglia. Citando il testo di Demonaz: "Le tragedie soffiano all'orizzonte: cavalchiamo come fossimo una sola persona, la nostra battaglia continua ad infuriare". La canzone non è velocissima ma è spedita, dotata di una verve tutta particolare. I riff composti da Abbath sono molto più complessi rispetto agli esordi. Eppure, in qualche modo, lo spettro dei Bathory aleggia tra le note, soprattutto nel corso della strofa principale. Repentine accelerazioni si alternano al tempo più cadenzato. A metà la chitarra si lancia in un arpeggio molto atmosferico prima che il brano riprenda da capo. "Tragedies Blows At Horizon" è una canzone semplice, ricca di richiami heavy, ma efficace e senza fronzoli come vuole il black. Si conclude con una lunga coda introdotta da un arpeggio per chitarra sola. Gli accordi finali sono pesantissimi. Come tutte le tracce di "At The Heart Of Winter", anche questa è piuttosto lunghetta rispetto allo standard.
"Where Dark And Light Don't Differ" è un altro canto di guerra, una cavalcata per i reami gelidi dopo un vittorioso massacro. La musica è energica, sospinta dalla quella carica irresistibile che già aveva rinvigorito le note di "Withstand The Fall Of Time". Un tratto saliente del nuovo songwriting degli Immortal è lo spirito epico di alcuni passaggi musicali. Questa è la nuova acquisizione stilistica dei norvegesi: il caos ragionato degli esordi è stato accantonato a favore di una musica che parli maggiormente ai cuori impavidi degli ascoltatori. In questa canzone il growling di Abbath è più profondo del solito, oltre ad essere effettato. I riff sono sempre creativi e puntuali. Vi è spazio anche per un assolo. La ritmica è possente, severa. Suoni stratificati, sotto la distorsione della chitarra, rendono il tutto più evocativo.
"At The Heart Of Winter" è aperta da una lenta introduzione per tastiera e arpeggio di chitarra. Nell'intervista con Tommy Bonnicel intitolata "Winter Tales", Abbath la commenta così: "In realtà, un'introduzione non esisteva, tutte le canzoni erano pronte e non avevamo un'intro per "At The Heart Of Winter". Ma quanto sono arrivato allo studio nel nord della Svezia l'inverno era diventato veramente duro, e questo mi ha fornito l'ispirazione per comporre un'introduzione. Stavo seduto alla finestra e guardavo la grande natura mentre suonavo il sintetizzatore. E così essa è nata! Riguardo alla parte acustica, esisteva da anni: non l'avevo mai utilizzata ed ho pensato che il momento di usarla fosse giunto". Il riff iniziale della title-track è uno dei più semplici mai scritti dagli Immortal e proprio per questo entra subito nella testa dell'ascoltatore. La batteria di Horgh è estremamente duttile: sa essere pesante come un macigno senza per questo negarsi passaggi più agili. Il ringhio di Abbath tesse un canto di lode al reame di Blashyrkh, evocando paesaggi desolati e nevosi. La traccia è strutturata di modo che la tensione colga l'ascoltatore ad ondate. La musica alterna passaggi staccati e nervosi ad aperture più libere e melodiche, ritmi rallentati e sporadiche accelerazioni. "At The Heart Of Winter" è sicuramente uno dei brani più melodici dell'album. Si ascolti ad esempio la lunga parte strumentale dopo la seconda strofa, così trascinante e godibile. Emozionante: solo questa parola può descrivere questo capolavoro. Quanto ritorna il riff iniziale si capisce che la traccia che dà il titolo all'album sta volgendo al termine.
"Years Of Silent Sorrow" possiede uno dei testi più malinconici che Demonaz abbia scritto. Non so se la sua situazione possa avere influito sulla sua ispirazione. "Amarezza con amarezza, mi hai amareggiato... / Vuoto con vuoto, mi hai svuotato... / Oscurità con oscurità, hai oscurato questo mio viaggio, nero prima di me...": queste parole sono cariche di una tristezza che solo un animo profondamente deluso potrebbe scrivere. Abbath e Horgh danno prova di grande grinta e potenza. Il batterista picchia sulle pelli con una violenza devastante: non sempre la velocità è il metro di misura della brutalità di un album. La prima parte del brano è carica di sensazioni black: gli accordi oscuri e ripetitivi; l'ossessiva ridondanza di una determinata nota. Non ci sono più le successioni armoniche degli esordi ma la sensazione di ostilità è rimasta immutata. Abbath si dimostra un chitarrista ritmico ispirato, in grado di creare melodie di grande efficacia. Il suo lavoro su questa canzone, come in tutto il resto dell'album, è di ottimo livello. Horgh inoltre dimostra di aver appreso al meglio la lezione degli Immortal, dando prova della sua creatività inesauribile. Su "Blizzard Beasts" non aveva dato il meglio di sé (d'altronde come avrebbe potuto far meglio? era entrato nella band alla vigilia delle registrazioni!). Con "At The Heart Of Winter" ha rialzato esponenzialmente le sue quotazoni. Anche "Years Of Silent Sorrow" riparte con un da capo: questa è un'altra costante dell'album.
"At The Heart Of Winter" è un capolavoro di black metal evoluto. Gli Immortal hanno risposto alle difficoltà con questa prova di forza. All'inizio non tutti i fan hanno gradito l'aria di nuovo che si respira tra i solchi di questo disco. La qualità però è indiscutibile. Infatti, il tempo ha dato ragione ai norvegesi.
(Hellvis - Luglio 2004)

Voto: 10