IMAGO MORTIS
Ars Obscura

Etichetta: Drakkar Productions
Anno: 2009
Durata: 51 min
Genere: black metal


Nell'underground italiano, gli Imago Mortis sono una delle band più longeve. Il loro nome circola da tanti anni e, molto probabilmente, anche chi non ama il black metal li avrà sentiti nominare almeno una volta.
Nati nel dall'unione di Abibial e Maelstrom, ai quali, qualche mese dopo, si unisce Hezrel in qualità di secondo chitarrista. Nonostante l'assenza di un batterista stabile, il gruppo dà vita ai primi brani. Nel 1997, l'arrivo di Fenrir dietro le pelli permette agli Imago Mortis di intraprendere l'attività live e di registrare il primo demo, "Malleus Maleficarum", pubblicato nel 1998 in 300 copie stampate professionalmente. Seguiranno altri lavori: "Danza Macabra", demotape circoscritto a 33 copie, "Daemoni Vivunt", una cassetta live pubblicata in 88 esemplari, il CD-r "Mors Triumphalis", ristampato poi in cassetta con l'aggiunta di due bonus-track, lo split CD con gli Exsecratum intitolato "Brixheim", il promo "Black Arctic Sun", stampato in CD-r esclusivamente a scopo promozionale e, finalmente, l'album d'esordio, "Una Foresta Dimenticata, edito dalla etichetta francese Drakkar Productions nel 2006, limitato a 1000 copie. Ricordiamo anche la partecipazione a numerose compilation e al noto tributo a Burzum "A Man, A Band, A Symbol".
Nel loro cammino, gli Imago Mortis hanno dovuto affrontare alcuni cambi di formazione, che in qualche modo hanno sicuramente rallentato la loro attività. Oggi solo Abibial è rimasto del nucleo originario: i chitarristi Scighèra e Faust e il drummer Axor si sono aggregati molti anni dopo.
Sempre per la Drakkar, nel 2009, esce il secondo full-lenght, "Ars Obscura". Sono solo sei le canzoni presenti, ma la durata complessiva è notevole.
Una voce sussurrata, un po' nasale e per la verità resa non troppo bene, apre le danze. Al termine del recitato, "Nox Perpetua" esplode in tutta la sua veemenza. E' un black metal molto classico quello suonato dagli Imago Mortis. Al di là del cantato in italiano e latino, il quartetto si appoggia a soluzioni ampiamente sperimentate da altri prima di loro. Non ci sono spunti particolarmente personali, però il tutto è fatto e suonato con cognizione di causa. La musica risulta molto spontanea e sincera, e questo è davvero fondamentale quando si tratta di black metal.
Le ritmiche sono spesso sostenute, ma non raggiungono le velocità stratosferiche a cui ci siamo abituati negli ultimi anni. La vena melodica è sempre presente, sia nei momenti più incalzanti, sia nei rallentamenti, dove gli arpeggi gelidi e taglienti la fanno da padrone. Non c'è un gruppo in particolare a cui Abibial e compagni si rifanno; piuttosto, sembra che i quattro abbiano voluto abbracciare un po' tutto quello che il black metal significava a metà dgli anni '90, anche se non riescono a riportare questo genere musicale ai fasti di un tempo. In realtà, uno dei gruppi che mi viene in mente ogni volta che ascolto alcune parti di chitarra dei primi due brani sono gli Impaled Nazarene, ma vi assicuro che le due band sono molto distanti.
Possiamo affermare che la semplicità è una delle caratteristiche principali della musica degli Imago Mortis. Quasi sempre, i riff sono costituiti da poche note in tremolo picking. Non c'è molta varietà nelle scelte stilistiche, dunque, eppure nel complesso l'album non annoia e non dà l'impressione di essere troppo banale, forse per merito di quel tocco medievale che il gruppo riesce a imprimere nella propria musica, senza comunque lasciarsi andare a melodie troppo pacchiane e in voga.
Le canzoni, come detto, sono tendenzialmente molto lunghe (tranne "Cassa Mórta", le altre vanno dai sette ai dodici minuti). Devo ammettere che sono state costruite in maniera intelligente, perché non danno l'idea di essere allungate per forza. Cambi d'atmosfera si susseguono in maniera ottimale, mantenendo sempre alto il livello d'interesse. Non tutti i riff saranno degni di nota, d'accordo, però non viene praticamente mai da pensare che era meglio troncare un brano piuttosto che continuare con lo schema imposto dai musicisti.
L'album risulta molto omogeneo, forse fin troppo (qualche elemento in più per differenziare i brani non avrebbe guastato), nonostante l'alternarsi di frangenti cattivi e altri più d'atmosfera. La conclusiva "1330", tuttavia, è una canzone che si discosta dal resto: trattasi infatti di una rielaborazione di un'antica filastrocca della regione di provenienza degli Imago Mortis. Il risultato non mi fa impazzire, anzi lo ritengo l'episodio meno riuscito del CD, però da un lato va anche apprezzato, perché dimostra che il gruppo non vuole fossilizzarsi su schemi già proposti da migliaia di band, bensì vuole avere un ruolo attivo all'interno della scena. Ben venga, dunque, la scelta di riportare alla luce un frammento di cultura della loro regione, sia dal punto di vista della musica, sia -soprattutto- per ciò che concerne le tematiche affrontate.
In termini di registrazione, "Ars Obscura" ha i suoni freddi che il black necessita per forza di cose. E' stato trovato un giusto compromesso tra un suono ruvido e uno nitido per quanto concerne le chitarre, metre la batteria l'avrei preferita un po' più secca e oscura. Forse si sente fin troppo bene ogni singolo piatto e fusto del set. Avrei preferito una registrazione più "old-school". L'esecuzione è precisa, anche se in effetti mancano i passaggi complessi che avrebbero potuto complicare la vita ai musicisti.
"Ars Obscura" è un buon album, ma non eccezionale: per quanto sia ben congeniato, certe volte dà l'impressione di essere troppo standard. In fin dei conti gli amanti del black hanno sicuramente sentito gruppi migliori, più personali. Nel loro piccolo, comunque, gli Imago Mortis meritano l'attenzione e il rispetto dei blackster, sia perché riescono a regalare emozioni con la loro musica, sia per la dedizione mostrata in tutti questi anni.
Mi auguro che riescano a proseguire su questa strada, incontrando l'appoggio del pubblico.
(BRN - Dicembre 2010)

Voto: 7


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