ILLNATH
Second Skin Of Harlequin

Etichetta: Deathlight Records
Anno: 2006
Durata: 38 min
Genere: black metal melodico


Il black metal. Secondo voi, quali connotazioni dovrebbe avere il genere diabolico per eccellenza? Non dico che dovrebbe far paura, siamo troppo smaliziati per averne. E tanto meno stiamo parlando di dark ambient, che magari potrebbe influenzare i nostri stati d'animo quando la sentiamo di sottofondo. Ma il black metal dovrebbe comunque renderci inquieti, dovrebbe comunicarci negatività ed odio, o almeno convincerci che la vita passa ed allora vaffanculo a tutti i freni inibitori! E invece no. Il tempo a volte è galantuomo, altre volte un po' meno. Può quindi capitare che nel 2007 qualcuno suoni black metal, e riesca a suonarlo in maniera così innocua da rendere più spaventosa Cristina D'Avena. "Second Skin Of Harlequin", secondo full-length degli Illnath, corrisponde proprio a questa descrizione!
Gli Illnath si sono formati nel 2000 in Danimarca (sono gli ex Flagellation), e nel corso degli anni hanno pubblicato il demo "Bring Down The Witching Hour" (2000), l'EP "Angelic Voices Calling" (2001) e l'album "Cast Into Fields Of Evil Pleasure" (2003). La formazione ha sempre subito degli scossoni, ma quella che ha inciso l'ultimo "Second Skin Of Harlequin" vede Narrenschiff alla voce, Pete alla chitarra, Tyr alle tastiere, Lars alla batteria e Snick (session man) alla batteria. Alcuni di questi musicisti suonano anche nei 7 Thorns.
La copertina dell'ultimo full-length è abbastanza suggestiva, con questa maschera a metà strada tra Pierrot e il Corvo, molto femminea a dire il vero, che tiene in mano dei tarocchi. Su un classico colore verdastro, i lunghi testi decorano le dodici facciate del libretto.
Testi ed artwork sono, alla fin fine, le cose migliori di questo lavoro. Triste ma vero. In effetti, le liriche riescono a comunicare sensazioni di decadenza, di oscurità dolce e amara, un po' come quelli dei Cradle Of Filth. Uno di essi è anche la traduzione di una poesia di Borges.
Peccato che la musica non riesca a tradurre in suono le suggestioni delle parole. Un vero peccato.
Allora, partiamo da un punto fermo: gli Illnath sanno suonare. Fin qui, non ci piove. Tecnica sicura, gusto nell'arrangiamento, trame complicate, diversi cambi di ritmo, melodia e atmosfera. Lo studio Borsing Recordings ha svolto un lavoro discreto, sebbene la produzione sia così limpida da sembrare finta, distante.
Nonostante tutte queste buone premesse, la musica sbaglia pericolosamente il tiro. Gli Illnath suonano black metal melodico ma, ahimè, il loro stile non riesce proprio a convincermi.
In passato ci sono stati gruppi in grado di coniugare la tecnica, gli arrangiamenti e gli stilemi del metal classico con l'irruenza, l'istinto e le caratteristiche musicali del black. Talvolta i risultati sono stati stucchevoli, altre volte genuini se non notevoli. Ho scritto "in passato", ma gruppi di questo tipo ce ne sono ancora, ed a bizzeffe.
Gli Illnath, almeno da quanto ho ascoltato in questo CD, non mi sembrano in grado di tenere i piedi in due scarpe. Se le vocals sono tipicamente black ed estreme, il tessuto delle canzoni è fortemente debitore del metal classico, del power, di qualche suggestione dell'avantgarde. Ma se questa ricetta può funzionare per altre band, in questo caso non si ha nulla di meglio di un ibrido povero di emozioni. Sono sicuro che qualcuno potrà trovare il CD interessante, in particolare quei ragazzini che ancora non hanno capito se armarsi di spadone o di croce rovesciata. Però il black metal perde tutto il suo significato, quando non riesce a comunicare alcuna sensazione. Non c'è un passaggio, dico uno, che riesca a comunicare inquietudine, decadenza, malinconia, tristezza, disperazione, astio, odio... La musica degli Illnath scorre via liscia ed impalpabile, fungendo giusto da buona colonna sonora per i testi.
E' un peccato che tanta esperienza e che la buona tecnica non abbiano portato a risultati migliori. E' per questo motivo che sono così severo con gli Illnath. Il black metal, seppur melodico, deve saper far male. Il metal stesso, genere energico per eccellenza, deve far male. Quando invece tutto diventa così innocuo, con in più il difetto di non procurare emozioni, allora occorre correre ai ripari e trovare una soluzione.
(Hellvis - Agosto 2007)

Voto: 5


Contatti:
Mail Illnath: email@illnath.dk
Sito Illnath: http://www.illnath.dk/

Sito Deathlight Records: http://www.deathlight-records.com/