ICON IN ME
Human Museum

Etichetta: Massacre Records
Anno: 2009
Durata: 46 min
Genere: thrash metal melodico / metalcore


"Human Museum" è l'album d'esordio degli Icon In Me, e rappresenta un debutto davvero poderoso. Poderoso per tanti motivi. Innanzitutto perchè è stato pubblicato dalla Massacre Records, un'etichetta piuttosto importante, seguita da un grande numero di sostenitori. In secondo luogo, perchè "Human Museum" è prodotto in maniera strepitosa, grazie al grande lavoro di Jacob Hansen negli studi Hansen Records. La qualità di registrazione è impeccabile: l'impatto è devastante, i suoni sono nitidi e corposi, la sezione ritmica risalta con una potenza stupefacente. L'artwork stesso, per il poco che ho potuto vedere nel sito della band, è accattivamente e realizzato con professionalità estrema. Ecco, a conti fatti "Human Museum" gode di tutta una serie di prerogative che non è facile riscontare nel lavoro di un gruppo di esordienti.
In realtà, sebbene gli Icon In Me si siano formati a Mosca solo nel 2007, non si tratta di un gruppo sorto dal nulla. Innanzitutto, il creatore di questo progetto è il chitarrista D.Frans, già all'opera con gli Hostile Breed. Scioltasi questa band, D.Frans ha deciso di realizzare un progetto musicale nuovo di zecca, non legato alla sola Russia ma di portata internazionale. Un po' per volta, quindi, tutti i tasselli sono andati al loro posto. La formazione attuale quindi vede, oltre al già citato chitarrista D.Frans, Artyom all'altra chitarra, Konstantin al basso, Morten alla batteria e Tony JJ alla voce. Questi ultimi due musicisti sono nomi di un certo richiamo. Morten infatti milita anche o ha militato in band quali The Arcane Order, Submission, Disavowed, Panzerchrist e Strangler. Il curriculum di Tony JJ invece vedere esperienze con Commander, Mnemic, C-187 e Transport League. La presenza di tali nomi all'interno della line-up spiega la simpatia della Massacre nei confronti di questo gruppo all'esordio, mentre l'esperienza dei musicisti ci illumina sulla ragione di tante scelte sicure in ambiti cruciali quali produzione e artwork.
Che "Human Museum" sia anche un disco con ambizioni di successo, è evidente anche dagli ospiti che hanno contribuito alla sua realizzazione: Steve Smyth (ex Nevermore, Testament), Flemming C. Lund (The Arcane Order, Invocator) e Andy Solvestrom (Within Y. Evildoer, Cipher System). In più, gli Icon In Me hanno messo online con largo anticipo degli estratti delle nuove canzoni, realizzando anche il videoclip del singolo "That Day, That Sorrow".
Tra le date dal vivo più emozionanti, poi, si segnala il concerto a Mosca di spalla ai Machine Head.
Dopo questa serie di dati e di notizie, che cosa si potrebbe pensare degli Icon In Me? Beh, è chiaro che la Massacre punti molto su questa band. Non tantissimo come nel caso di altri gruppi ben più commerciali, ma comunque abbia fiducia nel potenziale del combo russo. Se non altro per il fascino degli artisti coinvolti, ma anche per una musica potente, devastante ed accattivante.
Volete sapere la mia opinione? Io credo che gli Icon In Me non siano affatto male, e che "Human Museum" sia un disco piacevole, capace di comunicare grinta e di farsi ascoltare più volte, a più livelli. Al tempo stesso, gli Icon In Me mi sembrano ancora lontani dalla realizzazione di un suono e di uno stile propri e personali. E la cosa è evidente a tal punto che non esito, sin da ora, a definire lo stile di "Human Museum" come immaturo. Gli spunti sono tutti ottimi, e la realizzazione è invidiabile. Ma, stilisticamente, si nota un'altalena continua di qualità e di idee, e questo nel corso di tutti i 46 minuti, scanditi da undici tracce. Cerco di spiegarmi meglio. Il lavoro dei due chitarristi, D.Frans e Artyom, è ispirato e vigoroso, ed è evidente un certo talento nel creare dei riff killer, tipicamente thrash. Le varie composizioni sono strapiene di riff simili, con la sezione ritmica sempre pronta ad adeguarsi al lavoro delle chitarre. Eppure, ascoltando il CD nella sua interezza, è impossibile non notare come altre scelte compositive siano artificiali. Mi riferisco alle aperture melodiche. Canzone dopo canzone, sembra evidente che gli Icon In Me si sentano obbligati ad inserire una sezione melodica, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Tante volte, la melodia salta fuori così all'improvviso, come se fosse stata aggiunta all'ultimo per allungare il brodo, o per rendere la traccia fruibile ad una generazione di ascoltatori che vogliono che tutto sia melodico. Se da un lato la cosa potrebbe garantire un certo eclettismo da parte degli Icon In Me, si rimane un po' delusi quando si nota che le stesse soluzioni vengono adottate con costanza. Il lato positivo è che Tony JJ si sia potuto esibire in tutto il suo potenziale, strillando, urlando, ruggendo e dedicandosi a vocalizzi puliti. Un'esibizione a 360 grandi che lo conferma come uno dei migliori cantanti estremi sulla piazza.
Altro fattore che limita "Human Museum" ad uno status di disco parzialmente maturo, è dato dall'infinta dose di richiami snocciolati dagli Icon In Me. Abbiamo citato il thrash metal (soprattutto Slayer, anche quelli odierni), condito da frequenti interventi classicamente metal, principalmente in sede d'assolo (tra l'altro, alcuni assoli sono davvero molto belli, specificamente nel corso delle ultime tracce). Ci sono però una miriade di altre citazioni, a partire dai riff ritmici che sembrano derivare da certi Fear Factory, alle aperture melodiche metalcore, vicine ai Killswitch Engage. Qualche passaggio può ricordare qualcosa degli Strapping Young Lad, e non sono rare le incursioni nel death metal melodico di matrice svedese. Una canzone come "Turn The Dead On" è quasi un omaggio ai Death, anche in sede d'assolo. A conti fatti quindi, i richiami sono leciti, ma quando un gruppo è costituito da musicisti con tale esperienza, bisognerebbe fare di più. A meno che gli scopi della band non siano meramente commerciali, cosa che però non credo sia probabile, o comunque non completamente vera.
I momenti più violenti sembrano quelli più spontanei degli Icon In Me. Paradossalmente, però, la canzone più riuscita ritengo sia "Moments", a conti fatti il brano più melodico dell'intero CD. Dato però che è tutto melodico, vocalizzi estremi nella strofa a parte, dà l'impressione di essere sincero, di essere stato composto tutto d'un fiato, e non dopo vari copia e incolla. Il singolo "That Day, That Sorrow" è buono, sì, ma reca impressi su di sè, ben visibili, i marchi che penalizzano "Human Museum" nella sua interezza.
Questa è quindi la mia opinione. "Human Museum" è un disco che coinvolge e si fa ascoltare sia con attenzione, che anche solo superficialmente. L'intrattenimento è assicurato. Ritengo però che gli Icon In Me possano dare ancora molto, semplicemente liberandosi dalla necessità di dover suonare una musica che possa piacere al pubblico d'oggi, ricorrendo tra l'altro a idee già proposte in passato da altri gruppi. La strada per diventare un gruppo personale in mezzo a tanti tutti uguali è lunga e difficile, ma sono certo che gli Icon In Me abbiano tutti i mezzi per poter non solo raggiungere il successo (obiettivo tra l'altra di portata immediata), ma anche per poter creare musica che possa venire ricordata un giorno.
Per ora, quindi, una ricca dose di adrenalina, unita ad una produzione superba e ad una qualità tecnica di livello. Quindi un buon disco. Ma, come ho scritto, gli Icon In Me possono far meglio. Ne sono sicuro.
(Hellvis - Maggio 2009)

Voto: 7


Contatti:
Mail Icon In Me: iconinme@mail.ru
Sito Icon In Me: http://www.iconinme.com/

Sito Massacre Records: http://www.massacre-records.com/