HYPNOSIS
Humanoid
Etichetta: H.A.R. / Sacral Prod.
Anno: 2001
Durata: 45 min
Genere: cyberdeath metal
Dei bravi Hypnosis ho avuto modo di recensire l'ultima fatica, il demo "Evilution". Non si tratta di un demo d'esordio. Privi del contratto con un'etichetta, i francesi hanno cercato di promuoversi grazie a questo lavoro di quattro tracce. In realtà, la band di Bayonne ha già due CD alle spalle. Il primo, "Shadoworld", è uscito nel 1999 per la Black Lotus. Il secondo, questo "Humanoid", ha visto la luce nel 2001 grazie alla francese H.A.R., una divisione della Sacral Production.
Osservando libretto e copertina si vede come negli Hypnosis sia già presente la componente cyberpunk. Infatti, questa estetica è centrale nell'immaginario del gruppo. Dando un'occhiata al sito, è evidente come essa sia la componente principale non solo della loro musica ma anche dell'immagine. I musicisti infatti si presentano come tre replicanti, i prodotti di maggior valore della Vortex Inc., leader mondiale della bioingegneria. Evito di perdermi in spiegazioni ulteriori: queste possono essere trovate sulla recensione del loro "Evilution" assieme alle notizie biografiche.
Ritornando al libretto di "Humanoid", va detto che la grafica è essenziale, molto professionale ed ogni piccolo dettaglio è curato. Se nel sito della band i nomi dei musicisti sono nascosti dietro robotici pseudonimi, nel libretto sono invece belli chiari: Pierre Bouthemy (ora [Py-Er:], voce e chitarra), Cindy Coloubkoff (ora [SIN_d], chitarra e voce) e Patrice Abila (ora [P/@t+X], basso). Drum machine, programmazioni e altre diavolerie sono tutte ad opera di Pierre.
C'è un concept alla base di "Humanoid", una storia triste di puro stampo cyberpunk. Sono narrate le vicende interiori di un replicante, un falso umano creato per uccidere in battaglia. Inaspettatamente, questo ibrido uomo/macchina incomincia a provare sentimenti, ad avere coscienza di sé e della sua realtà. Pur essendo in grado di vivere tra gli uomini, non ne è che una replica. Inoltre egli è un assassino, perché geneticamente condannato a farlo. Privo di passato, rimane un "diverso". Di fronte poi al sentimento dell'amore, arriva addirittura a disperarsi. Deve allontanare da sé l'oggetto del suo desiderio perché è destino che tutto debba finire. Come ogni prodotto industriale, ha una sua scadenza. Il tempo della fine si avvicina inesorabilmente perché così è stato deciso da chi l'ha creato. Gli echi di Blade Runner sono sempre presenti. "Humanoid" è la commovente esposizione dei sentimenti di questo replicante, della consapevolezza di non avere alcuna dignità esistenziale. L'album è anche una riflessione sulla necessità di un'etica scientifica. Più classicamente è la riproposizione della tematica esposta nel Frankenstein di Mary Shelley: l'uomo che si sostituisce a Dio in qualità di creatore e che osa aldilà delle sue possibilità. Destinato forse a un futuro migliore di Prometeo: infatti può raccogliere elogi ed ammirazione. Rimanendo comunque un padre di sofferenze, macchiato dal peggiore dei crimini: essere un violentatore della natura.
Parliamo ora di "Humanoid" da un punto di vista musicale.
"Who?" si apre con una vena inaspettatamente melodica. In realtà, il brano è destinato ad incattivirsi. Questo grazie al gutturale arrabbiato di Pierre, ottimo interprete del testo. Le parti atonali si alternano a quelle melodiche in una struttura complessa. Ma è tutto un gioco di alternanze e contrapposizioni. La voce melodica di Cindy è ad esempio uno straniante contraltare ai ruggiti del cantante. E che dire del continuo sopraffarsi vuoi delle parti elettroniche vuoi delle sezioni più tradizionalmente metal? "Who?" stupisce l'ascoltatore per la sua freschezza. Ma anche per i suoi continui richiami al passato (Voivod, Grip Inc., Fear Factory, ecc.) riveduto secondo un'ottica cibernetica e attuale.
Sempre carica di tensione ma meno veloce è la seguente "New Life". E' una cavalcata implacabile dai toni quasi marziali, dotata di una discreta dose di aggressività. Il ritornello cantabile valorizza le strofe rabbiose. Leggendo il testo mentre si ascolta il brano è facile venirne coinvolti. Rabbia e tristezza si fanno un tutt'uno sia musicalmente che testualmente. Gli Hypnosis dimostrano di non essere certo una band banale.
"Homeless" è una traccia grintosa, più thrash rispetto alle precedenti. Anche in questo caso gli Hypnosis dimostrano di saper essere cattivi senza dover per forza spingere l'acceleratore al massimo. I passaggi di chitarra sono tesi, pesanti. Verso la fine, la grinta della prima parte si trasforma in un lento accumulo di tensione. Un'ottima canzone.
Una triste ninna nanna introduce "Mother". Al cadenzato assalto death si contrappone un raffinato arrangiamento elettronico. Le tastiere e la voce femminile arricchiscono l'intero brano di atmosfera e melodia. Credo che questa canzone colga appieno lo spirito del cyberpunk. Malinconia e fatalismo sembrano gli unici sentimenti possibili per chi vive in un futuro morto. Questo brano è commovente, mette in musica le stesse sensazioni che proviamo durante la lettura di un libro di William Gibson. E questo non è un complimento da poco!
"She" sorprende per il suo inizio synth-pop. La seconda parte è molto più pesante, con l'intervento della voce maschile. Nei suoi due minuti di durata, regala all'ascoltatore un raro momento di positività. Il testo parla dell'istante in cui il replicante si innamora. Un momento fugace, brevissimo e inaspettato. Destinato, comunque, a ritornare in breve nelle tenebre del quotidiano.
"Evilized" fa ripiombare l'ascoltatore su territori ben più pericolosi. Il brano è progressivamente più violento, un crescendo di astio. La musica si fa sempre più incalzante, fino a arenarsi su un'interessante scoglio elettronico. E' l'occasione per inserire quel po' di melodia che latitava dall'inizio della traccia. Il finale è un ritorno alla cattiveria dell'inizio.
Aggressività che si trasforma in vendetta, nella successiva "I'm Your God". Gli elementi presenti nelle canzoni precedenti ci sono tutti. L'utilizzo dell'elettronica è soddisfacente. Molto equilibrato il confronto tra strutture melodiche e non.
I diciotto secondi della parlata "Disgust" sono l'aperitivo prima della succosa "Hate Me". L'ennesima prova del talentuoso songwriting della band. Le consuete contrapposizioni di violenza e di melodia sono caratteristiche inconfondibili: gli Hypnosis hanno un loro suono personale.
Questa è una grande qualità che si evidenzia anche nella conclusiva, triste "Agony". Molto belle le parti cantate. I musicisti sono come sempre molto precisi, ma sono anche interpreti provetti. Riescono a bilanciare benissimo le parti asettiche con quelle in cui vogliono comunicare emozioni.
"Humanoid" è un lavoro più intimo e meno brutale del successivo "Evilution". In comune c'è lo stile, ma profondamente diverso è l'approccio. E' un album molto valido e degno di un voto adeguato. Spero che presto una nuova etichetta si accorga di loro perché meritano il meglio!
(Hellvis - Luglio 2003)
Voto: 8
Contatti:
Mail: hypnosis-metal@wanadoo.fr
Sito internet: http://www.hypnosismetal.fr.st/