HROMOVLAD
Ohňa Hlad, Vody Chlad
Etichetta: Ketzer Records
Anno: 2007
Durata: 45 min
Genere: pagan/black metal
Gli Hromovlad si sono formati alla fine del 2003 in Slovacchia, da
un'idea di Beelphegor (chitarra, voce, programmazione) e Mathias
(chitarre). Il primo dei due, vantava già buone esperienze in ambito
black metal con i Bluten, confluiti in seguito negli Immortal Hammer.
Il primo prodotto promozionale degli Hromovlad è stato un demo
strumentale, intitolato semplicemente "Promo 2004 - Instrumental
Version". Un mese dopo, è arrivato il bassista Mysticus. Allargatosi a
trio, il gruppo ha cominciato a comporre nuove canzoni. Il materiale
prodotto, tre tracce complessivamente intitolate "Krv Z Pôdy Zrodená",
sono poi confluite nello split a tre con Algor e Korium intitolato
"Heathen Brotherhood" (2005). Lo stesso anno, è stato prodotto un promo
non ufficiale intitolato "Rehearsal 2" e la band ha esordito dal vivo.
Inoltre, gli Hromovlad si sono recati in studio per registrare il loro
primo album. Alla batteria, è arrivato l'ospite Slavfist, proveniente
dagli Algor (ma ha avuto esperienze anche con Korium e Exaltation).
Arrivato come ospite, ha deciso in seguito di rimanere nel gruppo in
maniera definitiva. "Vládca Lesov, Skalných Stien", il primo
full-length del gruppo, ha visto la luce nell'ottobre del 2005,
pubblicato dalla Long Ago Records.
Nel 2006 gli Hromovlad hanno cominciato a raccogliere i primi
frutti di quanto seminato: le 1000 copie del disco d'esordio sono
andate via come il pane, ed il gruppo ha ottenuto ottimi consensi dal
vivo. In agosto, il gruppo è entrato in studio per registrare due cover
ed una canzone originale in vista di due album tributo, uno ai Master's
Hammer e l'altro a Burzum.
Il 2007 è aperto dalla pubblicazione del DVD del festival Metal
Swamp n.28, nel quale è ripresa l'esibizione degli Hromovlad.
Contemporaneamente, l'etichetta ucraina Stuza Productions ristampa
l'album d'esordio in formato musicassetta in 500 copie. L'anno sembra
essere ottimo per gli slovacchi, tanto che si sono trovati a
condividere il palco con ottimi nomi quali Negurâ Budget, Besatt,
Morrigan, Tundra, Mortuary Drape e così via.
Nell'agosto del 2007, il quartetto è entrato nello studio Musae
Polymnia, ed ha registrato il suo secondo full-length, ovvero l'oggetto
di questa recensione: "Ohňa Hlad, Vody Chlad".
"Ohňa Hlad, Vody Chlad", il cui titolo significa "Fame Del Fuoco,
Freddo Dell'Acqua", è corredato da una copertina molto evocativa. Ci
mostra un pupazzo di stracci, rigido come uno spaventapasseri, che
spunta dall'acqua, al quale è stato dato fuoco. Potrebbe dare
l'impressione di una croce infuocata. Le fiamme violente illuminano le
acque notturne di un laghetto, o di una palude. Comunque di uno
specchio d'acqua piccolo, visto che nella distanza si intravede il
cielo rossastro che fa capolino dietro i tronchi spogli degli alberi.
Il libretto, di dodici pagine, contiene tutti i testi, in slovacco ed
in inglese. Ci va una buona vista, perché i caratteri con i quali sono
scritti sono piuttosto piccoli. I musicisti sono rappresentati in
posizioni epiche, addobbati con gli abiti tradizionali del loro paese.
Un'altra immagine ci mostra una spada antica, una specie di gladio,
infilzato al suolo.
Beelphegor, Mathias, Mysticus e Slavfist suonano i medesimi
strumenti che ho citato in precedenza, ma negli arrangiamenti del CD
sono presenti anche delle specie di zampogne ed un flauto di pan. Il
nuovo album degli Hromovlad è stato pubblicato, in una tiratura
finalmente decente, dalla Ketzer Records. La Stuza Productions si è
occupata invece della solita edizione limitata in musicassetta.
45 minuti di sano, baldanzoso pagan metal: ecco come potrebbe essere
descritto in due parole "Ohňa Hlad, Vody Chlad". Attraverso dieci
tracce più un'introduzione, gli slovacchi ci portano indietro nel
tempo, tra battaglie, eroi, rituali propiziatori, favole e leggende.
Come immagini evocate dalla musica, più che dai testi imperniati sulla
potenza della natura. Il tutto condito da tante melodie di stampo sia
slavo che mitteleuropeo, com'è giusto che sia per dei musicisti
provenienti dalla Slovacchia. Ecco, questa è la realtà, e questo è
quanto hanno da proporci i nostri. Il foglietto informativo della
Ketzer recita "un black metal maestoso con piacevoli elementi folk",
ma è una descrizione imprecisa a parer mio. E' vagamente fuorviante.
L'elemento black c'è, è chiaro. Fino a dieci anni fa, ma anche meno,
black e pagan metal erano considerati generi fratelli in qualche modo.
In seguito le strade si sono decisamente divise, anche se qualche punto
di incontro, nella musica di alcune band, è rimasto. Nel caso degli
Hromovlad, il punto di incontro è essenzialmente il modo di cantare di
Beelphegor, uno strillo violento e deciso. In più, in alcuni momenti il
gruppo vuole ricordarsi delle sue origini, alternando le melodie ed i
ritmi tipici del pagan a sfuriate nere, come nel caso di "V Ohni Zhynie
Ľudský Tvor" ("L'Uomo Muore Nel Fuoco"). In genere però ai blastbeat
sono preferite ritmiche cadenzate, popolari, marziali, eroiche, al
massimo spedite. I riff sono tutti ben suonati, ben definiti, con uno
stile di arrangiamento classicamente metal, e piuttosto distante da ciò
che è generalmente è inteso come black. Insomma, è inutile girarci
attorno. Gli Hromovlad suonano pagan metal, punto e basta. E lo suonano
bene: la cosa è evidente grazie all'ottima qualità di registrazione, ed
alla nitidezza con la quale si sentono i vari strumenti. Le due
chitarre svolgono un buon lavoro, con la solista in grado di
ritagliarsi degli spazi sia in sede di riff portante, sia durante gli
assoli. La sezione ritmica è puntuale e decisa: la batteria non sbaglia
un colpo, il basso lavora molto e non si limita soltanto ad
accompagnare. Come accennato in precedenza, l'arrangiamento è
arricchito da strumenti popolari. Si avverte ad esempio uno
scacciapensieri in "Tváre Živlov Zimných Dní" ("Facce Degli Elementi
Invernali"), oppure il flauto di "Brieždenie" ("L'Albeggiare") e della
sua gemella "Lithewa". Tra l'altro, "Brieždenie" potrebbe considerarsi
un vero e proprio singolo, visto che la melodia del flauto si stampa in
testa all'ascoltatore sin dall'inizio, e non se ne va più via. Si
segnalano inoltre dei bei cori puliti, come quelli presenti nella
title-track.
Le melodie sono molto nella norma, e forse questo è il limite maggiore
degli Hromovlad. Nonostante tutto il bene che se ne possa scrivere,
spesso tendono a scrivere melodie simili fra di loro, ed in linea con
quanto si ascolti in genere nel pagan. Melodie popolari in minore, con
aperture in maggiore, e poi ritorno in minore e così via. Fa eccezione
la canzone conclusiva, "Bolo I Nebolo" ("Una Volta C'Era, Una Volta
No"), tratta da un racconto di J. Celba: la melodia in maggiore è
sorprendente. L'album si chiude in modo ottimista, allegro, festevole.
Sembra quasi una polka.
Credo che "Ohňa Hlad, Vody Chlad" sia sicuramente il miglior
lavoro degli slovacchi fino ad oggi. Il gruppo può ancora crescere,
perché alterna momenti davvero vincenti ad altri più nella norma.
Complessivamente però si può rimanere soddisfatti, perché il prodotto è
professionale, vivace e -in fin dei conti- appassionato.
Tra le ultime notizie, dovrebbe essere uscito da pochissimo tempo uno
split con gli Slavigrom intitolato "Perperuna". Quindi, la carriera
degli Hromovlad continua... sosteniamoli!
(Hellvis - Febbraio 2009)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Hromovlad: horde@hromovlad.com
Sito Hromovlad: http://www.hromovlad.com/
Sito Ketzer Records: http://ww.ketzer-records.de/