HOUR OF PENANCE
Pageantry For Martyrs

Etichetta: Xtreem Music
Anno: 2005
Durata: 44 min
Genere: brutal/death metal


Tornano alla ribalta gli Hour Of Penance, band capitolina che due anni or sono diede alla luce "Disturbance", loro album di debutto. In questo lasso di tempo, il quartetto, formato dal frontman Alex "Necrotorture", dai chitarristi/bassisti Enrico e Giulio e dal batterista Mauro, si è tolto alcune soddisfazioni andando a suonare anche all'estero e prendendo parte ad alcuni festival. "Disturbance" ha raccolto dei buoni responsi, tanto da essere eletto album del mese da alcune webzine.
"Pageantry For Martyrs", pur rimanendo un classico disco death/brutal, per certi versi si allontana dal suo predecessore. Ci sono alcuni punti in comune tra i due lavori, ma anche profonde differenze, a partire dalla registrazione e dalla maggior complessità e velocità delle canzoni. Il songwriting è sempre ispirato al death di scuola americana, perennemente in bilico tra Nile, Hate Eternal e Morbid Angel. Senza avere la presunzione di scavalcare i maestri, gli Hour Of Penance hanno confezionato dieci canzoni massicce ed assai compatte. Come già era successo in passato, però, peccano in originalità. Stavolta, tuttavia, la band sembra decisa a spingersi oltre, sperimentando molte varianti in ciascun pezzo e cercando di evitare il più possibile di ripetersi. D'altra parte, inventare qualcosa di nuovo in questo genere non è da tutti. I cambi di tempo non si contano, tutto il disco è un continuo avvicendarsi di ritmiche incalzanti, tempi dispari, accelerazioni grind e rallentamenti granitici. I brani sono di grande impatto, violenti e devastanti come richiede il genere. Non c'è un attimo di respiro durante tutta la durata del disco. Il quartetto passa senza tregua da assalti annichilenti a mid-tempo mastodontici, nei quali l'atmosfera si fa oscura e malsana. L'esecuzione dei musicisti è impeccabile. Una sezione ritmica di indubbio spessore è la colonna portante di ogni singola canzone, mentre le chitarre abissali fanno il diavolo a quattro, tra riff tecnici ed assoli veloci. La voce, sempre rimanendo in tema growl, è cambiata rispetto al disco precedente: ora è più profonda e, secondo me, si amalgama ancor meglio agli altri strumenti.
La band getta molta carne al fuoco, ma non riesce comunque a scrollarsi di dosso l'ombra dei gruppi già citati. In certi passaggi sembra proprio di ascoltare un disco dei Nile o degli Hate Eternal, ma il risultato finale mette tutti a tacere. "Pageantry For Martyrs" non è uno di quei dischi che lasciano l'amaro in bocca. Si tratta di un album esplosivo, che non teme confronti con le uscite d'oltreoceano. Pur senza raggiungere livelli impensabili, si difende tranquillamente e non sfigura accanto ai lavori di gruppi ben più blasonati.
I suoni sono assolutamente potenti e corposi. "Pageantry For Martyrs" è un disco molto ben registrato, non c'è che dire. Anche il missaggio è assai curato, di meglio non avrei potuto immaginare. In tre occasioni si sentono delle botte di bassi che sembrano letteralmente esplodere sotto i colpi della batteria, precisamente nel finale dell'opener "Towars Our Storm", su "End Of Relief" e su "Naked Knife Absolution". L'impatto è qualcosa di colossale.
"Pageantry For Martyrs" è, a mio avviso, tra i migliori dischi usciti quest'anno in Italia. Consigliatissimo a tutti i deathsters che si rispettino.
(BRN - Ottobre 2005)

Voto: 8


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