HORFIXION
Instigators Of Chaos

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2002
Durata: 35 min
Genere: Death/Thrash Metal


Sembra venire dal passato il disco dei canadesi Horfixion, da un glorioso tempo dove Sepultura, Slayer, Death, Incubus e compagnia suonavano ancora del rozzo thrash death incazzato e sporco, che influenzò migliaia di altri gruppi. E chi non vorrebbe che i bei tempi di "Beneath The Remains" o di "Hell Awaits" tornassero? E invece ci tocca ingoiare bocconi amari dal titolo "Nation" o "God Hates Us All"... mamma mia!!
Dicevo che i ragazzi degli Horfixion sono totalmente devoti a tali sonorità da riproporle maniacalmente anche nei suoni dell'album, che suona così datato da strappare un sorriso; ma non è un compatimento, anzi è una specie di empatia verso tali persone per le quali il tempo sembra non scorrere mai. Da ciò avrete già capito che se cercate roba originale, dovrete stare ben lontano da "Instigator Of Chaos", che altro non è se non un superlativo disco all'insegna del death primordiale, ventato di thrash old school... ma niente di nuovo.
Ma iniziamo con ordine; gli Horfixion vengono dal Canada, e sono nati 10 anni or sono (nel 1993) per opera del chitarrista/cantante Samuel Landry. Anche allora il genere proposto era lo stesso, e lo testimoniano un demo del 1999, un mini del 2000, "Rage", e un esordio sempre dello stesso anno, titolato "Disynchronize".
Arriviamo dunque al nostro "Instigator Of Chaos", composto da ben 10 canzoni. L'album è prima di tutto ben prodotto, i suoni sono volutamente datati, sporchi e rozzi, ma sono necessari e, anzi, gli unici possibili per il genere proposto; mi ricordano quelli di "Beneath The Remains" alla lontana, e la produzione di "Serpent's Temptation" degli Incubus. E poi, cosa basilare, è un disco suonato benissimo, dove ciascun musicista fa un gran figurone. Su tutti citerei l'inumano lavoro del batterista Patrice Hamelin (per la cronaca, un session proveniente dai loro connazionali Martyr), incredibile sopratutto con la doppia cassa, dove non teme confronti con gente tipo Pete Sandoval... e non sto scherzando! Figa anche la voce, non il solito growl monotono ma un bel vocione grintoso quasi hardcore, un incrocio bastardo tra Darren Travis dei Sadus e Billy Graziadei dei Biohazard.
Le canzoni che vengono fuori sono tutte ottime, non c'è nessun calo di tensione e nessuna possibilità di sbadigliare; la title track funge da modello, infatti appena partita si insinua un riffone thrash da headbanging puro al quale non è davvero possibile resistere! Grande il riff seguente alla Death, mi ha ricordato da vicinissimo qualcosa di "Flesh And The Power It Holds". Parte thrashettona anche la seguente "Another Man", e incredibili sono le parti in controtempo alla Meshuggah, con il batterista che impazzisce del tutto!!
I pezzi migliori, oltre le prime 2 bombe, sono "Minefield", con un riff rubato ai Dark Angel che mi ha fatto esultare, "Emotional Storm", con un inizio arpeggiato e con passaggi tanto cari ai Death di "Individual Thought Patterns" e la serratissima "Evolutive Revolution", una mazzata di incontaminato death/thrash old school! Infine, simpatico l'episodio grind di 35 secondi, "V.A.B.", e curiosa l'ultima traccia, "Magma", totalmente acustica e dove, a onor del vero, il chitarrista non è proprio pulitissimo.
Grande disco questo degli Horfixion, imperdibile per tutti gli amanti del death/thrash più rozzo e underground!
(Randolph Carter - Aprile 2003)

Voto: 9


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