HOLY MARTYR
Hail To Hellas (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 30 min
Genere: Epic Metal


Che diavolo, non ve li devo certo presentare io gli Holy Martyr, una delle realtà di spicco della scena sarda e nazionale! Del resto, il primo demo "Hatred And Warlust" e la partecipazione alla seconda edizione del Keep It True Festival insieme a gente del calibro di Manilla Road, Attacker, Dark Quarterer, Cloven Hoof e Satan parlano da soli. Ma i Martyr ancora non dovevano essere contenti, infatti dopo solamente un anno dal demo (recensito da EvilEnry su queste pagine) tornano in studio per registrare questa loro seconda fatica.
Tante cose son cambiate in un anno, almeno a livello musicale; infatti le nuove canzoni sono così diverse da quelle contenute su "Hatred And Warlust" che sembrano quasi il frutto di una lunga crescita, di un lungo periodo di tempo dove Ivano "Muad'Dib" e gli altri hanno maturato una nuova direzione musicale. Ma invece non è così, ed è proprio perché sbocciata in così poco tempo che tale maturazione ha del portentoso; a meno che il buon Muad non avesse già da tempo nel cassetto questi nuovi pezzi, eh eh eh!
A spingere gli Holy Martyr verso una nuova dimensione musicale deve aver inciso molto la scelta di incentrare le tematiche dell'album sul famoso episodio storico della battaglia del Passo delle Termopoli, dove il re spartano Leonida e 300 valorosi guerrieri tennero testa per due giorni all'esercito persiano di Serse, salvo poi essere massacrati fino all'ultimo (si racconta che la testa dello stesso Leonida fu portata a Serse come macabro trofeo di guerra). Infatti, data la drammaticità delle epiche gesta dei 300 eroi greci, non avrebbe avuto molto senso continuare nella stessa direzione "epic/power/speed" del demo. E allora ecco spiegata la nascita di canzoni così diverse da quello stile, cioè di canzoni lente, drammatiche e complesse. Insomma, canzoni che si possono definire in sostanza come una sorta di epic/doom. Gli Holy Martyr non hanno fatto altro che adattare il loro stile, la loro visione del metal alle tematiche trattate, dimostrando grande versatilità e intelligenza, e soprattutto senza snaturare affatto la loro fedeltà al metallo più puro: quello ottantiano.
E non ci vuole molto ad accorgersene, basta semplicemente far partire il CD e aspettare neanche 10 secondi; cioè il tempo giusto per sentire delle chitarre che sembrano uscite dai vecchi dischi dei Manowar, quando ancora i newyorkesi avevano qualcosa da dire. Anzi, a volervi dire la mia impressione, mi sembra che il suono delle chitarre sia molto vicino ai Cirith Ungol del loro capolavoro, "King Of The Dead".
Il disco inizia con "The Call To Arms" e con il classico terzinato delle chitarre, seguito da una batteria cadenzata da puro headbanging! Particolare il seguente lavoro delle due asce, che ricorda da vicino il drammatico momento iniziale di "Guyana", capolavoro epico dei primi Manowar. Il brano poi si mantiene sulle classiche coordinate stile Manilla Road, con lo stesso Alex Mereu nel ruolo di Mark Shelton, tanto è simile la linea vocale. "Molon Labe" mostra delle armonizzazioni care ai migliori Candlemass, quelli più drammatici di "Mourner's Lament" e di "Dark Are The Veils Of Death". Questo pezzo sembra proprio una marcia funebre, e del resto anche la voce sembra un lamento che accompagna le anime dei valorosi verso la gloria eterna.
Arriva poi "Defenders In The Name Of Hellas", canzone complessa di oltre 7 minuti. Tanti sono i cambi di tempo e di atmosfera, tutti realizzati ad arte. Si comincia con un inizio lento ai limiti del doom che poi evolve in un tempo cadenzato, salvo poi farsi nuovamente lentissimo; in questa parte si inserisce il cozzare dell'acciaio contro l'acciaio, in una riproposizione sonora della battaglia tra lo sparuto esercito di Leonida e le soverchianti forze persiane. Dopodiché c'è spazio per l'assolo di Carlo Olla, bello lungo ma anche molto ben studiato, dove si alternano parti lente e malinconiche ad altre di puro sfoggio tecnico. Conclude il brano un finale speed, reminiscenza del classico (vecchio?) stile degli Holy Martyr.
La seguente "The Lion Of Sparta" è un pezzo ancora più lungo del predecessore (oltre 8 minuti), e anche direi anche più complesso. L'inizio ricorda un pochino quello di "Deliver Us" dei mitici Warlord, ma l'evolversi quasi folk del pezzo si discosta nettamente dai canoni della band americana. Le linee vocali tradiscono ancora una volta una chiara ispirazione sheltoniana, questa volta anche per il tono nasale... il buon Alex si sarà tappato il naso, o c'è lo zampino di Muad'Dib? Ahahah! Negli 8 minuti del brano c'è spazio per parti veloci, stacchi con assolo di basso, parti lente scandite dalla doppia cassa, etc. Ma soprattutto c'è un bellissimo assolo di Muad'Dib; sembra di sentire un certo Adrian Smith ai tempi d'oro, solamente un po' più malinconico. Ecco, immaginate Dave Murray che nel backstage di un dopo concerto gli frega una biondona stratettona e avrete capito, ahahahah!!!
L'ultimo brano in scaletta è la reintepretazione di un pezzo tradizionale ellenico, "Ta Deilina", ovviamente arrangiato in chiave metal/folk, tanto che sembra qualcosa degli Skyclad!
Ma ora viene il bello, cioè la traccia nascosta, disponibile solamente nelle prime 200 copie. Trattasi di un vecchio brano degli Holy Martyr quando si chiamavano ancora Hell Forge, datato 1994 (e di cui ho avuto il piacere di sentire anche la versione dell'epoca, registrata con uno stereo in saletta!). La formazione torna a tre, proprio come in quegli anni: alla chitarra e alla voce c'è Ivano "Muad'Dib", dietro le pelli siede Daniele "Tunno" Ferru e al basso c'è il bravissimo Roberto Frau. Che dire del brano, sembra di sentire un pezzo di R.J. Dio ai bei tempi di "The Last In Line" e di "Holy Diver"! Forse a causa dell'incedere della batteria, veramente precisa e potente, con pochi fronzoli sistemati benissimo durante l'arco del brano. Molto bello anche l'assolo di basso che si inserisce nel rallentamento dopo il secondo ritornello. Buona anche la prestazione vocale di Maud'Dib, la sua voce è molto roca e grintosa... almeno qui non si limita ad imitare il tono nasale di Mark Shelton, come su "Hatred Is My Strength", ahaahahah!
La produzione di Marco Angioni, ex chitarrista dei Motivi X Litigare e ora mente del progetto KTL, è abbastanza buona. Una cosa sola non mi ha convinto fino in fondo, e cioè le chitarre, non tanto per il suono, che è ottantiano a manetta e quindi va bene, tanto per l'effettivo volume rispetto agli altri strumenti. Ascoltando il CD con lo stereo a palla mi è parso appunto che le chitarre, almeno nelle ritmiche, rimangano più basse rispetto al resto; negli assoli invece sono messe bene in evidenza. Per il resto è tutto a posto, anche il libretto del CD è fatto bene, ci sono i testi, c'è l'inserto con la storia degli Hell Forge e ogni notizia utile sulla bonus track, c'è la copertina a colori... e nel retro c'è pure la foto di questi bonazzi!!!
Pertanto mi approssimo alla conclusione della recensione esortandovicisitidivi (come direbbe Anna Marchesini!) a comprare "Hail To Hellas" (costa 10 Euro) e a gioire della sana dose di metallo che vi beccherete! Non aspettatevi però un "Hatred And Warlust Part 2", gli Holy Martyr sono già andati avanti.
(Randolph Carter - Luglio 2004)

Voto: 9


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Sito internet: http://www.holy-martyr.com/