HOLY DRAGONS
Volki Odina / Wolves Of Odin

Etichetta: Metalism Records
Anno: 2005
Durata: 45 min
Genere: heavy/speed metal


Gli Holy Dragons provengono dal Kazakistan e cantano in russo. Il CD che ho tra le mani contiene nello scarno booklet a quattro pagine anche la traduzione in inglese dei titoli delle canzoni e di alcune note, così ho potuto capire che il titolo del disco è "Wolves Of Odin" (in copertina è indicato il titolo in russo) e che le canzoni si intitolano nell'ordine: "Dogs Of War", "Valhalla", "The Last Day Of Life", "The Storm", "The Light Of Fires", "The Lord Of The Seas", "Illusori Sabbath", "Ragnarok", "Wolves Of Odin" e "The Last Fight".
Ecco, sarò sincero: dirvi che mi aspettavo "molto" da questo album sarebbe una grossa bugia. Però ho ascoltato il disco, prima a casa, poi in macchina; poi ancora in macchina e poi a casa. Alla fine ammetto che mi è rimasto difficile toglierlo dal lettore, perché "Wolves Of Odin" è un disco assolutamente coinvolgente. Non c'è niente di straordinario o inedito in questo album, solo (solo?!) tre quarti d'ora di velocissimo heavy metal suonato e composto alla grande, con il giusto mix tra melodia e aggressività. Gli Holy Dragons affondano le loro radici negli anni '80, forse anche prima: Iron Maiden e Helloween sono sicuri punti di riferimento, ma anche Riot, Deep Purple/Rainbow, Warlord, e primi Blind Guardian, per dirne alcuni, hanno sicuramente fatto da colonna sonora ai sogni giovanili dei tre componenti (che per la registrazione si sono avvalsi anche di alcuni ospiti).
Solo dopo aver dedicato al disco in questione molti ascolti sono andato sul sito della loro etichetta e ho scoperto che prima di questo ottimo lavoro i nostri avevano sfornato altre cose, tra demotape/CD, album autoprodotti e dischi veri e propri. Ma è di "Wolves Of Odin" che dobbiamo parlare, quindi premo nuovamente play e provo a descrivere sommariamente le canzoni.
Il disco parte subito in quarta e il trittico iniziale è di quelli che stecchiscono l'ascoltatore.
Non ingannino i rintocchi di campane che scandiscono gli stacchi nella parte iniziale di "Dogs Of War". Qui di cadenze lente e catacombali non c'è neppure l'ombra, bensì ci troviamo al cospetto di un furioso attacco speed metal suonato con impeto e foga che mette realmente il fuoco addosso. La registrazione è buona, ma niente più. La batteria non è triggerata, risulta anche abbastanza "sotto"; le chitarre sembrano in alcuni punti prese direttamente dal mixer. Ma l'impasto che ne viene fuori è di quelli che non si dimenticano facilmente. Riff velocissimi alternati a lick melodici di chitarra, basso martellante dal suono metallico e doppia cassa a non finire. Ma quel che colpisce è indiscutibilmente il "tiro". Oggigiorno escono dischi suonati e prodotti assai meglio di "Wolves Of Odin", che però in definitiva hanno un decimo della carica dell'iniziale "Dogs Of war", che vanta anche un ritornello dalle tinte epicheggianti (seppur si viaggi quasi sempre su tempi veloci).
"Valhalla" prosegue l'assalto alle nostre orecchie, con i suoi riff veloci su partiture nel complesso abbastanza lineari ma dall'impatto tremendo. Gli assoli sono in piena scuola anni '80, con tanto di scambi di parti alla Helloween e richiami classicheggianti già sentiti mille volte ma qui suonati con impeto non comune.
"The Last Day Of Life" mantiene gli elementi presenti nelle precedenti canzoni, leggi chitarre soliste melodiche e riff veloci a condurre il pezzo. Da menzionare una parte di basso veramente al fulmicotone, molto chitarristica come stile ma suonata in modo quasi... "tarantolato". Pensate a un misto tra Iron Maiden, Helloween e Riot suonato, a tratti, alla velocità della luce! E' incredibile l'energia sprigionata da questo album: era tanto che non mi capitava di esaltarmi per un disco di heavy metal più o meno classico. Gli Holy Dragons non inventano niente, ma sono l'ennesima conferma che quando il piglio e l'attitudine sono quelli giusti i conti tornano.
Il quarto pezzo in scaletta si intitola "The Storm" e non è un eufemismo dire che tiene fede al titolo. In effetti in questo brano i dragoni ci sbattono in faccia una vera e propria tempesta di riff, uno più veloce dell'altro senza accusare cedimenti.
La successiva "The Light Of Fires" è forse meno convincente delle altre da un punto di vista musicale, ma i rallentamenti e le ripartente veloci sono come al solito studiate ad arte.
Il sesto pezzo in scaletta è a mio avviso uno dei più riusciti del disco. Il titolo è "The Lord Of The Seas" e in poco più di tre minuti ci mostra buona parte delle capacità compositive degli Holy Dragons evidenziando anche come, a differenza di troppi loro colleghi, i nostri abbiano anche il dono della sintesi. Veramente bellissimo il ritornello, con un rallentamento per metà giro e velocizzazione sulla parte seguente, il tutto condito con alcuni acuti quasi "belluini" nell'accelerazione successiva. Stacchi melodici dal sapore indiscutibilmente maideniano interrompono per un momento la tensione, prima di partire per il nuovo assalto con strofa e (ottimo) chorus. Veramente tanto di cappello.
"Illusory Sabbath" è ovviamente (visto il titolo...) più cadenzata, almeno nella parte iniziale. Poi parte di slancio, ma risulta in definitiva uno dei brani meno ispirati del disco; tra l'altro gli Iron Maiden rifanno capolino pesantemente a fine pezzo.
"Ragnarok" è invece caratterizzata da velocità più consone agli Holy Dragons, per chi non lo avesse capito doppia cassa a palla e via tutti dietro. Molto buone comunque le costruzioni della parti di chitarra, con scale su scale incastonate ad hoc e assoli mai avulsi dal contesto. Ogni tanto appare anche qualche bagliore leggermente più pomposo ed epico, in questo come in altri pezzi, ma sono cose momentanee: negli Holy Dragons, almeno in questo album, l'assoluta dominatrice è la velocità. "Wolves Of Odin" non mi ha colpito più di tanto, mentre a conclusiva "The Last Fight" è sparata alla velocità della luce e pesantemente influenzata, in alcune sue parti, dagli Helloween di "Walls Of Jericho".
In conclusione faccio i miei più sinceri complimenti al generoso cantante Holger Komaroff e ai validissimi chitarristi Cris Caine e Jurgen Thunderson, quest'ultimo autentico polistrumentista visto che si accupa di buona parte della parti di basso ed è accreditato anche della batteria (ma qui c'è qualcosa che non va... le parti di batteria sono accreditate anche a tal Jury Morev?!). Torno a ripetere che gli Holy Dragons sono stati per me un'autentica sorpresa e non esito a definirli uno dei migliori gruppi heavy metal in giro attualmente. Paragonare l'energia sprigionata da questo CD con quella di alcuni dischi recenti di gruppi ben più famosi sarebbe di cattivo gusto, e ad avere la peggio non sarebbero certamente gli Holy Dragons. Se per voi l'heavy metal ha ancora un senso, se vi piace ancora sentire chitarre che si lanciano all'inseguimento forsennato di una doppia cassa con un cantante, seppur non dotatissmo, che non si risparmia un solo attimo... beh, gli Holy Dragons sono il gruppo che fa per voi. Ascoltando "Wolves Of Odin" vi verrà da pensare che in effetti l'heavy metal non morirà mai, finchè ci sono band dal potenziale così dirompente. Snobbarli solo perché cantano in russo sarebbe un'assurdità.
Non inventano nulla, ma lo fanno meglio di altri... grandi Holy Dragons!
P.S. Ingenuo e "commovente" il bollino impresso sul retro del CD che piazza un bel divieto su una tastiera e recita: "Guaranted - No Keyboards, Synthesizer and Midi equipment used!"!!!!!!!!!
(Linho - Ottobre 2006)

Voto: 8.5


Contatti:
Mail Holy Dragons: holydragons@front.ru
Sito Holy Dragons: http://www.holydragons.org/

Sito Metalism Records: http://www.metalism.com/