HOLOCAUST
Covenant
Etichetta: Neat Metal Records
Anno: 1997
Durata: 64 min
Genere: vari
Questo se non mi sbaglio e' a tutt'oggi il penultimo album degli
scozzesi Holocaust. Qui John Mortimer si ispira alla doppia trilogia
di Thomas Covenant the Unbeliever, che diede fama e soldi a Stephen
Donaldson. Personalmente non sono tra i fan viscerali di questa saga
(la prima trilogia e' buona, la seconda illeggibile) perche' il tale
Covenant, lebbroso e odioso protagonista, e' uno che mi e' stato sulle
palle sin dalle prime pagine dei libri, non e' certo un personaggio
in cui qualcuno desideri immedesimarsi. Io no di sicuro. Purtroppo
Mortimer deve aver trovato affascinante questo tipo e gli ha dedicato
un album che sembra un concept ma di fatto non lo e'.
Si comincia con un pezzo bello heavy metal, vagamente thrasheggiante,
"Leeper's Progress". Subito dopo c'e' "Salt Heart", una canzone hard rock
questa volta che ricorda un po' i Demon degli album post-NWOBHM, ma
con la terza canzone abbiamo di nuovo un cambio di genere: "Return To
Dust" ci porta infatti in atmosfere dark sound di matrice sabbathiana.
Questa trilogia iniziale gia' fa capire all'ascoltatore di non trovarsi
nel lettore un album mono-genere, bensi' un qualcosa che spazia a seconda
dei capricci di Mortimer. Segue l'odiosa (per fortuna brevissima) "Paradox"
che fa da opener alla lunga suite ispirata ancora a Thomas Covenant: "The
Battle Of Soaring Woodhelven". Questa e' una composizione di brani non
perfettamente riuscita, ma comunque di buona qualita' che prosegue i
cambi di genere sopra citati: dall'heavy metal all'hard rock al rock
generico... Tutto sommato e' gradevole e si lascia ascoltare. Tra i pezzi
successivi segnalo "Mount Thunder" (darkeggiante) e la lunga e orecchiabile
"Alexander" (9 minuti!).
Un album sicuramente fuori dagli schemi, ma del resto anche la storia
degli Holocaust non la si puo' certo definire un esempio di regolarita',
con il loro continuo andare e sparire dal panorama musicale di questi
ultimi vent'anni. Il disco e' comunque ben suonato, gli strumenti sono
in buona evidenza ma non saturano l'ascoltatore, e questa e' una cosa
che io apprezzo sempre.
(Mork - Luglio 2002)
Voto: 7