HOKUM
Pi

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 42 min
Genere: thrash/death metal tecnico e dagli spunti prog


Tornano gli Hokum a due anni di distanza dal MCD "No Escape", recensito proprio sulla nostra webzine dal recensore DanieleDNR. Tra i punti di maggior vanto della band, c'era quello di aver mantenuto intatta la formazione sin dagli inizi della carriera, vale a dire dal 2000. Ebbene, proprio la pubblicazione del MCD ha sfatato questo raro primato, con la partenza del batterista Peter Reiter, accasatosi presso il gruppo metalcore Damien. Al suo posto è arrivato il tale Nicolai "Nico" Retzlaff. Il resto della formazione non è cambiato: Jonas "JoeC" Fischer è sempre il bassista (tra l'altro, suona anche negli Obscura), mentre Benjamin "Benji" Geppert e Michael "Voge" Vogl continuano a svolgere i loro ruoli da chitarristi, col primo ad occuparsi anche della voce.
"Pi" (con riferimento alla lettera greca, riportata in copertina) è il primo album completo del gruppo tedesco, ed è stato registrato "in nove giorni" nell'estate del 2008, allo studio SmartArts di Moosburg.
Nessuna etichetta ha messo sotto contratto il quartetto, pertanto anche questo lavoro è autoprodotto.
La copertina, come ho scritto in precedenza, è dominata da un p greco gigante, poco visibile dato che è stampato in blu scuro su uno sfondo nero. Il libretto si apre a fisarmonica, rivelando tutti i testi ben visibili, stampati in bianco su sfondo grigio. Ci sono anche le fotografie dei membri del gruppo.
Dunque, facciamo un passo indietro e torniamo con la memoria alla recensione di "No Escape". Il mio collega aveva sottolineato sì la bravura del gruppo, ma anche la difficoltà dei musicisti nel creare brani capaci di colpire dall'inizio alla fine. Troppe digressioni, troppi passaggi in più, nonostante i minutaggi limitati delle composizioni. E' cambiata la situazione in "Pi"?
Beh, c'è da dire che fortunatamente i minutaggi non sono lievitati più di tanto. I brani sono otto per un totale di quarantadue minuti, di conseguenza la media per canzone è di cinque minuti circa. E dire che il CD si conclude con uno strumentale, che porta il titolo dell'album, nel quale i musicisti avrebbero potuto sbizzarirsi. Invece, il minutaggio delle canzoni è costante, senza grossi scivoloni in intricate ed infinite costruzioni progressive.
La base dalla quale parte ogni composizione degli Hokum è senza dubbio di matrice thrash. Di tale fattura è infatti il riffing di quasi ogni canzone. L'aggressività delle due chitarre prende vita proprio da questo genere musicale. Ma il punto di partenza non coincide mai con quello di arrivo: infatti la musica prende sempre strade imprevedibili, mescolandosi con altri generi musicali (il death in primis, con il gutturale "umano" di Benji in primo piano, ma anche il progressive o l'heavy metal tout-court), aprendosi alle melodie e sfruttando per bene l'ottima preparazione tecnica dei musicisti. Tra l'altro, il nuovo arrivato Nico si dimostra un batterista capace e puntuale, e la risoluzione del suo strumento, in "Pi", è molto più naturale di quella di "No Escape", inficiata da un uso massiccio ed esagerato dei trigger. Il basso di JoeC, invece, è meno in evidenza rispetto al MCD: sì, spesso e volentieri lo si nota abbandonare il ruolo di accompagnamento, per avventurarsi in discorsi musicali complicati ed indipendenti dal resto della band. Però il volume di questo strumento non è troppo invadente, e salta meno all'orecchio rispetto al passato.
Le due chitarre svolgono il loro lavoro, sia esso sporco (la ritmica di Benji), sia esso pulito (la solista di Voge). Le due asce hanno un'ottima intesa, com'era evidente anche nel DVD promozionale che la band ha pubblicato l'anno scorso, "ReHearse", contenente tre canzoni dal vivo (tra l'altro, il DVD è un regalo per chiunque acquisti un lavoro degli Hokum dal loro mailorder).
Quando si è in possesso di una buona tecnica (e gli Hokum lo sono, anzi, la loro tecnica è ottima), si corre sempre il rischio di lasciarsi prendere la mano dagli strumenti, e quindi di esibire tale tecnica tramite assoli-fiume, strutture complesse ed arzigogolate, e così via. Ci sono band che su questi stilemi ci marciano, ed altre che mettono la tecnica al servizio delle composizioni. Gli Hokum di due anni fa tendevano più alla prima categoria di band che alla seconda, e "Pi" sembra voler confermare tale tendenza. Certo, le canzoni sono belle ed intelligenti, e non stancano mai l'ascoltatore. Anzi, proprio la loro complessità le rende imprevedibili e capaci di mantenere alta l'attenzione anche in ascolti successivi. Però, gli Hokum sembrano ancora un gruppo a metà strada, ed ora spiego ciò che voglio dire. Quando si ascolta il disco di una band prog superesibizionista, con brani da dieci minuti l'uno, sappiamo sempre a cosa andiamo incontro. Non possiamo aspettarci un disco di canzoni ignoranti e sfacciate. Nel caso in cui, all'opposto, ci troviamo di fronte ad un CD di thrash/death le cui tracce non superano mai i cinque minuti, sembra lecito attendersi canzoni che spacchino, ben equilibrate e dirette. Ecco, gli Hokum sono a metà strada tra queste due diverse concezioni musicali. Il loro thrash/death tecnico dà vita sì a canzoni che spaccano, ma che spesso tendono ad aggiungere quel qualcosa in più che fa scemare la suspence che si è creata sino a quel momento. Un brano su tutti, come esempio: "Live To Suffer". Dal suo inizio, la canzone inanella un riff più bello dell'altro, l'alta qualità di registrazione spacca a dovere, ed il suo groove farebbe scuotere il capoccione anche ad un golem. Verso la fine però, di punto in bianco, la canzone cambia faccia, ed ecco fare la sua comparsa un bellissimo passaggio melodico con tanto di assolo di chitarra. Bellissimo sì, ma un po' superfluo. La canzone è partita col piede giusto, mescolando riff cazzuti con improvvisi schizzi di tecnica. E di punto in bianco, ecco questa melodia dal sapore progressive che ammoscia il tutto. Ecco, forse ora sto usando delle parole troppo dure: "Live To Suffer" è comunque una gran bella canzone. Però, a voler cercare il pelo nell'uovo, dimostra che gli Hokum non abbiano ancora trovato quella sintesi che li renderebbe grandi.
Le cose funzionano decisamente meglio nell'opener "Collapsing Synapses" o in "The Key". O ancora in "Into The Wall". Ma tornano a complicarsi nello strumentale "Pi", che comunque essendo strumentale è ovvio che conceda qualcosa alla tecnica.
Come avrete notato, in questa recensione ho opposto gli elogi alla tecnica dei musicisti alla loro voglia costante di strafare in ambito compositivo. Sia ben chiaro però che ci sono gruppi ben più difettosi di loro. Anzi, a dirla tutta mi ha stupito ed un po' contrariato che anche "Pi" sia un lavoro autoprodotto, perchè a volte trovano contratti gruppi ben più scarsi e privi di idee.
Credo che gli Hokum possano ancora migliorare, però già adesso sono un gruppo notevole, in possesso di idee solide che devono solo chiarirsi un po'. Auguro ai musicisti di trovare presto un contratto, magari proprio grazie a questo "Pi". Il CD è acquistabile al prezzo di 12 euro presso il negozio contenuto nel sito della band.
Consiglio ai lettori di Shapeless di tenere d'occhio questa band, perchè è comunque di valore. Gli ho fatto dei piccoli rimproveri solo perchè sono un perfezionista, quando un gruppo mette in mostra una tecnica di questo livello. Ma è comunque un insulto che il quartetto sia ancora senza contratto, nonostante i suoi difettucci. Perciò, cari amanti dell'underground, sostenete gli Hokum!
(Hellvis - Ottobre 2008)

Voto: 7.5


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