HFM
A Virtue Theory (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 18 min
Genere: metal-core


Attivi dalla primavera del 2001, gli inglesi HFM si sono posti l'obiettivo di creare messaggi positivi all'interno di una musica particolarmente pesante. Se per definire il genere ho usato i termini riportati nella bio, avrei forse fatto meglio a seguire l'istinto per etichettare con il termine noise-core il contenuto di "A Virtue Theory".
Il muro creato dalle distorsioni delle chitarre e dalla roboante sezione ritmica, alimentato dal tipico cantato hc incazzato, e' davvero spesso e ruvido, e aggredisce senza pieta' le orecchie dell'ascoltatore. La ritmica e i tempi non sono lineari, ma vanno a modificarsi rapidamente nel corso del brano, assecondando gli istinti piuttosto furiosi che anima il quartetto di Bournemouth e formando una base piuttosto tellurica sulla quale il riff veloce e amelodico definisce incessantemente il contorno sonoro, concedendosi poche pause e variazioni sul tema. L'aspetto piu' incredibile (forse dovrei dire piu' preoccupante) e' lo stile del cantato di Liam, che, mantendendosi sulle tonalita' urlate, varia il proprio scream in velocita', alternando urla furiose a rapidissime sparate sillabiche, in grado di alimentare la tendenza schizzata e pazzoide del gruppo.
Non sono tutte rose e fiori. Se da un lato potrei fare un paragone con gli intenti musicali di gruppi come i The Dillinger Escape Plan o Lethargy, dall'altra parte ho quasi l'impressione di una proposta musicale piuttosto limitata e fine a se stessa. Mi spiego meglio: c'e' troppo casino. Gli aspetti noise dei gruppi citati (ma anche degli Strapping Young Lad per dire) hanno una certa finalita', un certo obiettivo, ovvero sono utilizzati per dare forma alla proposta musicale, mentre negli HFM la rappresentano, non costituiscono il mezzo, ma il fine. Forse non sono in grado di comprendere appieno le caratteristiche del genere per gusti personali, ma credo che la resa migliore del gruppo sia relativa alla sede live, dove puo' dedicarsi all'assalto frontale senza incorrere nelle critiche di un saccente in preda alle sue pippe mentali.
Ma sono impressioni confermate da un brano come "Spineless", nel quale gli HFM sembrano la versione hardcorizzata dei primi Fantomas, ricreando una certa sperimentazione sonora dai buoni risultati per via dell'attitudine del gruppo. Il resto dei brani si presenta invece come un blocco piuttosto monolitico che offre poche concessioni al respiro o a soluzioni groovose (come in certe parti di "Mine" o nella ritmiche panterose della conclusiva "Autonomy"), in favore di un continuo (e anche insensato) massacro, favorito anche dalla produzione non pulitissima, ma sicuramente perfetta per le sonorita' della band.
Faccio fatica ad esprimermi oggettivamente su "A Virtue Theory", ma il risultato tra la riuscita dell'assalto hc-noise e il gradimento personale mi porta ad assegnare un classico sei politico, scaricando il peso della responsabilita' in merito all'acquisto (7,50 sterline con spese di spedizione dalla sezione Audio del sito) sui gusti musicali del lettore.
(Melix - Febbraio 2004)

Voto: 6


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