HEMNUR
Satanic Hellride

Etichetta: Infernus Rex
Anno: 2005
Durata: 37 min
Genere: black'n roll


Nati nell'agosto del 2004 per volere del polistrumentista Frediablo (già attivo con Necrophagia, Grimfist e Gorelord), al quale si è unita Hecksblod in qualità di tastierista e cantante femminile, gli Hemnur hanno letteralmente bruciato le tappe, pubblicando subito il demo "Ravnsvart" e quindi procurandosi un contratto con la Infernus Rex, per la quale è uscito il disco di debutto, intitolato "Satanic Hellride". L'album, registrato ai GodFed Studio tra febbraio e marzo di quest'anno, contiene nove tracce di black metal crudo dall'anima spiccatamente rock'n'roll. Un po' come i Carpathian Forest di "Black Shining Leather", insomma, ma in maniera ancor più marcata. L'attitudine del gruppo è ben sintetizzata dall'immagine di copertina: in primo piano vi è un'auto americana d'annata (forse una Cadillac, non ne sono sicuro), vista frontalmente, guidata da Frediablo e compagna; sulla mascherina sono presenti alcuni simboli satanici. Il sentiero da percorrere è una distesa di teschi e sullo sfondo si scorge una casa di campagna dall'aspetto sinistro, sullo stile di quelle da horror movie anni sessanta. L'effetto è originale, volutamente finto, ma affatto riconducibile ai classici stilemi black. Il libretto, che conta ben 24 pagine, è interamente in bianco e nero e contiene i testi delle prime sette tracce e numerose foto: oltre ai primi piani dei musicisti, vi sono immagini di teschi ed alberi spogli o abbattuti.
La musica è perfettamente in tema: i riff sono di estrazione black, ma suonati con un'attitudine rock'n'roll. Oltre ai Carpathian Forest, gli Hemnur sembrano ispirarsi pure ai Craft, soprattutto nei passaggi più lenti, ma non mancano accelerazioni in classico stile norvegese (tipo Darkthrone, per intenderci), gelide e scarne fino all'osso. La regitrazione è buona, ruvida al punto giusto, con dei bassi pieni e corposi. La sezione ritmica sostiene le canzoni in maniera puntuale, mentre la voce è il classico screaming, ogni tanto effettato. Le tastiere non sono invadenti e, anzi, vengono inserite di rado, più che altro per sottolineare alcuni passaggi spettrali.
Vi sono brani arrembanti, tipo "I Spit My Blood" e "Ravnsvart", ed altri malati, come "Fucked By Your Christ", "Hellbound Extravagant" e "Skullfucking Jesus", tuttavia nessuno è tirato dall'inizio alla fine. Checchè ne dicano i membri del gruppo, questo lavoro è intriso di riff spassosi, carichi di groove. Nonostante tecnicamente il livello tecnico non sia elevato, non siamo di fronte ad una di quelle uscite black povere e scarne: qui vi è ancora un po' di dinamismo che movimenta le composizioni e le distingue positivamente nel trend odierno, facendole apprezzare ad un pubblico sicuramente più ampio e variegato. La struttura dei brani è abbastanza semplice, ma non banale, priva di ripetizioni eccessive e passaggi superflui.
Gli ultimi due pezzi sono tratti dal demo "Ravnsvart": al di là del suono leggermente meno brillante, si può notare un riffing più veloce ed efferato, soprattutto in "Den Vestlandske Skogen", in linea con la tradizione black norvegese. "Doden Luskat", invece, è caratterizzata da un cantato che richiama timidamente quello di Attila Csihar. L'originalità viene meno, tuttavia la qualità di questi due brani rimane sopra la media.
"Satanic Hellride" è un album onesto, ben suonato e prodotto, rispetto agli standar del genere, originale per la sua anima rock. Si può tranquillamente vivere senza, ma se vi capita l'occasione dateci un ascolto. Immagino che i puristi del black lo troveranno per certi versi ridicolo, ma non è detto. Se il connubio tra Craft e Carpathian Forest vi intriga e l'attitudine rock vi stuzzica, allora fate vostro quest'album: è spassoso ma riserva pure dei passaggi malvagi e malati.
(BRN - Dicembre 2005)

Voto: 7.5


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Sito Infernus Rex: http://www.infernusrex.com/