HELSTAR
A Distant Thunder

Etichetta: Metal Blade
Anno: 1988
Durata: 43 min
Genere: Power Metal Americano


Signore e signori... ecco a voi un album straordinario! Questo è il terzo disco della band proveniente dal Texas, se col precedente "Remnants Of War" gli Helstar avevano dato un'ottima prova di stile e di personalità, con questo lavoro riescono addirittura a fare ancora meglio e ci regalano uno fra i loro dischi migliori e senza dubbio uno fra i più interessanti (e sottovalutati) degli anni '80.
Una sostanziale novità nel nuovo corso della band è l'innesto di ben due nuovi membri in formazione: Frank Ferreira alla batteria e Andrè Corbin alla chitarra. Penso proprio che senza questi elementi gli Helstar non avrebbero mai raggiunto gli apici compositivi di questo disco, che verranno ripetuti anche nel futuro. Il nuovo drummer è un'autentica furia, potente e tecnico in maniera superba, onnipresente sia nei passaggi intricati che in quelli massicci e tirati. Il nuovo chitarrista è eccellente, stilisticamente simile al già ottimo membro fondatore Larry Barragan, ma devo dire che in alcuni frangenti è nettamente superiore ed il suo ingresso in formazione è stata una vera manna dal cielo per il gruppo. Non pensate a guitar hero o roba simile, le due chitarre negli Helstar sono gemelle e si equivalgono in quello che fanno, il bello però è proprio questo, i tecnicismi e le polifonie assurdamente articolate fanno strage delle povere orecchie dell'ascoltatore.
Quello che più colpisce in quest'album è la straordinaria tecnica e l'estrema personalità delle composizioni, unita ad una base ritmica letteralmente devastante e a refrain straordinari. Gli Helstar colpiscono sodo e lo fanno dando lezioni su come si suonano gli strumenti, tecnica fine alla potenza del Metal quindi, altro che Dream Teather!
Se non ci credete sentite cosa vi combinano i nostri cinque con l'opener "The King Is Dead", un assalto dirompente introdotto dal mostruoso Ferreira. Stessa formula distruttiva anche con la successiva "Bitter End", appena le chitarre partono in cavalcata non resta altro che gridare: 'si salvi chi può!' e lanciarsi in un headbanging furioso.
I tecnicismi ed i passaggi ultrametallici si sprecano a bizzeffe su tutto il disco, non so proprio quale canzone citare, ogni brano è un piccolo gioiello a sè stante, fra tempi sincopati stranissimi e celestiali pause in acustico che danno un attimo di respiro.
La voce di James Rivera è incredibile, ancora più evocativa rispetto al passato, da segnalare inoltre l'ottimo lavoro del bassista Jerry Abarca, che nella straordinaria "Winds Of War" si cimenta in un bellissimo passaggio di piano, questa canzone è un capolavoro... assurdamente entusiasmante, dolce e allo stesso tempo devastante in alcuni frangenti, dove la batteria non si accontenta di tenere un classico tempo da 'ballad' ed infierisce alla grande.
Chiude una cover degli Scorpions, la leggendaria "He's A Woman, She's A Man", che gli Helstar hanno provveduto a rendere d-i-s-t-r-u-t-t-i-v-a rispetto all'originale.
Ascoltare per credere, non ho altro da dire riguardo questo disco.
Ve lo comprate voi o ve le devo masterizzare io a tutti i costi?! Spero scegliate la prima opzione, non lasciate che gli Helstar vengano dimenticati ancora, soprattutto in questo periodo in cui si ha fame di Metallo Vero.
(Muad'Dib - Gennaio 2003)

Voto: 10



"A Distant Thunder" è il mio preferito degli Helstar, è un disco che mi coinvolge sempre in maniera incredibile... uno di quegli album che ascolti anche 2/3 volte di fila e non ti stanca manco per il cazzo! Ma basta con le parole, lo sto ascoltando adesso ed è appena partita "Winds Of War"... meglio stare zitti e lasciarsi incantare...
(Randolph Carter - Gennaio 2003)

Voto: 10