HELLOWEEN
Pink Bubbles Go Ape

Etichetta: EMI
Anno: 1991
Durata: 42 min
Genere: power metal... alla Helloween!


Gli Helloween sono stati senza dubbio uno dei nomi di punta dell'heavy-speeed-power (e chi più ne ha più ne metta) tedesco e album come il thrasheggiante "Walls Of Jericho", il più melodico "Keeper Of The Seventh Keys - Part 1" e soprattutto il capolavoro "Keeper Of The Seventh Keys - Part 2" sono da considerarsi assolutamente essenziali per chi voglia aver una seppur minima cultura del metal europeo degli anni ottanta. Ma se "Walls Of Jericho" può essere considerato un album heavy-speed-thrash a tutti gli effetti, i due album successivi, oltre a presentare al mondo il talento del grandissimo Michael Kiske, inglobavano sicuramente influenze diverse, prima fra tutte una forte componente pop nelle melodie e in molti ritornelli. Gli arrangiamenti inoltre erano molto curati anche in studio, a differenza di tante band dell'epoca. Questa caratteristica fece sicuramente avvicinare nuovi fan al gruppo, allontanando però i metal kid di più stretta osservanza, che poco gradivano arrangiamenti tastieristici (se pur lievi), melodie zuccherose, attitudine "happy" e quant'altro.
Nel 1989 Kai Hansen, chitarrista (che aveva cantato su "Walls Of Jericho") lasciò la band, che comunque non perse tempo e lo sostituì con Roland Grapow.
Nell'estate 1990 fece capolino nei negozi il primo album dei Gamma Ray, nuovo gruppo di Kai Hansen, che inizialmente passò abbastanza inosservato anche a causa di una copertina ben poco esplicita (a quei tempi non c'era internet, le "news" sui giornali erano tali solo di nome e spesso la copertina era un indizio fondamentale per capire il contenuto dell'album).
Nei primi mesi del 1991 uscì finalmente per la EMI l'atteso (almeno da me!) "Pink Bubbles Go Ape". Anche in questo caso la copertina (pesce, donna, corridoio...) era quantomeno strana, ma il logo Helloween era ben impresso e ciò bastava.
Il primo ascolto fu interlocutorio, ma già dal secondo ricordo che apprezzai moltissimo questo disco, e così è stato sempre negli anni a venire, ogni qual volta ho rimesso la cassetta nello stereo. L'unica cosa che non ho mai capito è come mai "Pink Bubbles Go Ape" sia stato così criticato sia al momento dell'uscita che successivamente. "Album fiacco", "senza Hansen non sono i veri Helloween"... Mah, io non sono assolutamente d'accordo. Concordo sul fatto che "Keeper Of The Seventh Key - Part 2" sia superiore, ma di qui a dire che questo album fa schifo ce ne corre!
Dopo una fuorviante intro, che porta lo stesso titolo dell'album, parte una tremenda mazzata a titolo "Kids Of The Century", un vero e proprio terremoto heavy metal con tanto di stupendo ritornello alla Helloween! Come si fa a non apprezzare un brano del genere? Potenza, melodia, tiro... un pezzo praticamente perfetto per aprire l'album. Con "Back On The Streets" ci troviamo di fronte ad uno scattante up-tempo, sempre ben composto e ottimamente suonato, con alcuni validi fraseggi di chitarra solista.
"Number One" è un pezzo più orecchiabile, con una strofa che cresce progressivamente, abbellita anche da alcune sovraincisioni di tastiera. Il chorus è sempre "Kiske" al 100%, e ciò basta a renderlo uno dei pezzi più belli dell'album. Spendo subito una parola per la produzione, che in alcuni punti mette veramente il fuoco addosso. La mano esperta di Chris Tsangarides (Judas Priest, Thin Lizzy, Anvil e molti altri) si sente, eccome!! Melodia e potenza vanno di pari passo, senza che l'una sacrifichi l'altra. "Heavy Metal Hampsters" è una classica canzone alla Helloween, trascinante e melodica, spensierata e scanzonata nelle chitarre che si armonizzano al momento dell'assolo. "Goin' Home" chiude il lato A. Si sente chiaramente che questi sono gli Helloween, anche se forse non al loro massimo. Validi comunque alcuni passaggi strumentali, come evidenti sono alcuni rimandi maideniani durante l'assolo di chitarra.
Mentre giro il lato penso come sia possibile parlar male di un disco come questo...
Il lato B si apre con l'ottima "Someone's Crying", con un Kiske assolutamente sopra le righe. L'andatura è velocissima, ma gli strumentisti non sbandano mai..... L'apertura del ritornello è eccellente, così come la doppia cassa del compianto Ingo Switchemberg (un'autentica macchina per tutta la durata del disco!). Non possiamo che rimanere a bocca aperta.
Con "Minkind" il ritmo cala, ma sale decisamente il pathos. Ottima la sequenza di riff che apre il brano, molto efficaci gli arrangiamenti di tastiera e trascinante il riff spezzato di chitarra che guida il pezzo. Kiske arriva letteralmente in cielo riuscendo a strabiliarci ancora una volta. Un brano atipico per i cinque tedeschi, ma comunque riuscito alla grande, grazie alla sua vena "epica" e magniloquente.
"I'm Doin' Fine, Crazy Man" invece, a mio modesto parere, è uno dei pezzi più brutti mai composti dagli Helloween (fatta eccezione per il lento break centrale e per l'assolo rockeggiante); a loro credo piacesse, visto che la suonavano anche dal vivo.
Con "The Chance" si torna sulla retta via. Un bel brano, con uno scatenato Groskopft sugli scudi. Come da copione gli Helloween mischiano partiture veloci, potenza e melodia in un pastone che risulta incredibilmente ben riuscito.
A "Your Turn" spetta il compito di chiudere l'album. E non poteva esserci chiusura migliore, visto che il pezzo in questione risulta essere una bellissima metal-ballad, melodica e delicata nelle strofe quanto potente nei chorus.
In conclusione siamo di fronte, a mio avviso, a uno degli album più sottovalutati degli anni'90. Gli Helloween del dopo Hansen non erano necessariamente da buttare, forse da buttare erano i pregiudizi. Io li vidi nel maggio '92 al Rolling Stone di Milano, fu un concerto bellissimo. Kiske cantò la prima canzone senza amplificazione, ma noi riuscivamo a sentirlo lo stesso.
Poi tutti sapete com'è andata. Nel 1993 uscirà il blasfemo "Chamaleon". Qualche tempo dopo, ahimè, uscirà Kiske.
Gli Helloween continuano ancora oggi a produrre dischi e a fare tour. C'è chi preferisce gli album con Deris, chi quelli con Kiske degli anni '80.
Io invito tutti indistintamente a riscoprire questo album. "Pink Bubbles Go Ape" ha il solo difetto di essere uscito in un periodo "particolare" per il metal (e per gli Helloween!!), soprattutto quello classico e melodico. Sono convinto che tanti hanno massacrato questo album prima ancora di sentirlo, e che tanti continuano a parlarne male senza mai averlo fatto. "Pink Bubbles Go Ape" è un grande album, non il migliore degli Hellowen, ma certamente tra i più belli. Almeno a mio parere.
(Linho - Marzo 2006)

Voto: 9