HELLFIRE
Requiem For My Bride
Etichetta: Sonic Age Records
Anno: 2005
Durata: 52 min
Genere: power/speed metal
"Hai mai camminato per un sentiero oscuro, lontano dalla luce, con il
chiaro di luna che raggiunge i tuoi occhi attraverso il velo di
lacrime? Hai mai percorso un sentiero oscuro semplicemente per
camminare e dimenticare per qualche tempo? Per lasciarti alle spalle
tutto l'odio e il disprezzo che provi? L'avete mai fatto? Se sì, vi
conviene tornare indietro... o potreste fare la fine di Mary"
Con queste parole, recitate da una suadente voce femminile su
un'inquietante melodia di carillon, inizia "Requiem For My Bride", un
album che racconta una storia dalle forti tinte horror davvero
interessante. Mi spiace di non potervene parlare approfonditamente ma,
sia il promo inviatomi sia il sito ufficiale della band non sono
corredati dei testi delle canzoni.
Facciamo però un salto indietro e presentiamo questa promettente band polacca.
Gli Hellfire, nati a Varsavia nel 1999, dopo una serie di cambi di
line-up riescono a pubblicare il loro debut album autoprodotto, nel
2003, intitolato "Recoffination".
Supportati da una intensa attività live, la band inizia a farsi
conoscere e a ricevere responsi positivi dalla stampa, sia polacca che
straniera. Nel gennaio del 2004 gli Hellfire danno alle stampe un
singolo, come assaggio del nuovo materiale, dal titolo "Where Is The
Answer?", che frutta loro un contratto con la Sonic Age Records.
Arriviamo dunque al loro secondo full-length, "Requiem For My
Bride". La proposta del gruppo è un power/speed di grande impatto,
giocato su riff assassini, numerosi cambi di tempo, melodie intricate e
un cantato teatrale.
Ascoltando quest'album è impossibile non pensare ai Nevermore, anche
grazie alla prestazione vocale di Tomasz Twardowski che, a mio parere,
si ispira parecchio allo stile di Warrel Dane.
La qualità del lavoro è decisamente alta, grazie ad un songwriting
di ottima fattura che cerca di essere il più vario possibile. Ottimo, a
questo proposito, il lavoro dei due chitarristi, Kuba Olejnik e Artur
Grabowski, autori di riff davvero coinvolgenti e dotati di una tecnica
esecutiva invidiabile.
La sezione ritmica, benché presente e dinamica, si trova ad essere
penalizzata dalla produzione dell'album, che tende a dare troppo
risalto alle chitarre, coprendo troppo il suono della batteria e
rendendo quasi inudibile il lavoro di basso.
Tornando, invece, alla prestazione di Twardowski, devo dire di
averla trovata sicuramente efficace anche se, forse per motivi legati
al gusto personale, mi ha lasciato qualche dubbio. Se da una parte,
infatti, ho apprezzato parecchio la volontà del cantante di non
adagiarsi sugli stereotipi del genere, nonché il suo fare teatrale e
maligno, è anche vero che a volte le linee vocali non riescono ad
amalgamarsi alla perfezione con il resto della musica. Si ha la
sensazione che si tratti di due registrazioni diverse sovrapposte per
sbaglio: la metrica singolare, le evoluzioni intricate, una pronuncia
inglese traballante... tutto contribuisce ad aumentare questa
impressione.
Ottima, infine, l'atmosfera che aleggia per tutto il CD: quell'alone di
mistero da 'casa infestata' che ci ricorda immediatamente le storie e
gli incubi evocati da King Diamond, il cui spettro si manifesta anche
in un certo uso del falsetto a metà strada tra il Re Diamante e il
Warrel Dane dell'era Sanctuary.
Perché, dunque, non dare un voto più alto? Il problema è che, per
tutti i cinquanta minuti di durata, non c'è un attimo di tregua. Ogni
brano è simile al successivo, tutti veloci, tutti sparati senza pietà
nello stomaco dell'ascoltatore. E' inutile che cerchi di parlare dei
singoli brani, non avrebbe senso: "Road To Hell", "Needle Dance",
"Twist Of Knife"... il nome non importa. Anche i rarissimi momenti
arpeggiati, come in "The House" o "Wired Tale / Deadly Lullaby", non
riescono a spezzare la tensione continua dell'album.
Il risultato, quindi, è un enorme macigno di cinquanta minuti che
vi si abbatterà contro senza alcuna pietà. So che molti di voi lo
prenderanno come un complimento e, sotto certi aspetti, lo è. Tuttavia
c'è il rischio che, dopo qualche ascolto, l'attenzione inizi a calare,
lasciando spazio a uno sbadiglio.
Si tratta comunque di un lavoro meritevole, pieno di ottima
musica, che farà la gioia di tutti coloro che amano le sonorità più
aggressive. Aspetto, quindi, di sentire al più presto il nuovo lavoro
degli Hellfire, con la speranza che la band sia riuscita a rendere
ancora più varia e dinamica la propria proposta. Per ora... promossi!
(Danny Boodman - Giugno 2005)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Hellfire: hellfireband@o2.pl
Sito Hellfire: http://www.hellfireband.com/
Sito Sonic Age Records: http://www.sonicagerecords.com/