HEL
Tristheim

Etichetta: Det Germanske Folket / Twilight Vertrieb
Anno: 2007
Durata: 40 min
Genere: dark/folk acustico


È davvero affascinante questa flessione negli ambienti black metal per cui un sacco di band sentono la necessità di realizzare un album acustico. Sembra proprio un richiamo irresistibile, come se le proprie radici, così antiche e lontane, riemergessero improvvisamente, facendo accantonare la furia demoniaca e l'odio cieco, in favore di tristi e malinconici canti di una tradizione ormai scomparsa. Eccoci quindi arrivare a "Tristheim", il nuovo lavoro dei tedeschi Hel, che, proprio come fecero i seminali Ulver con "Kveldssanger", riscoprono il mondo meditabondo dei canti arcaici e ci regala un album completamente acustico.
La formazione che suona nell'album già dovrebbe far capire i registri toccati dalle varie composizioni e, infatti, abbiamo i due membri del gruppo, Valdr (voce e chitarra acustica) e Skaldir (chitarra acustica, voce, piano, violoncello e fisarmonica), accompagnati da Asa (viola), Hamar (chitarra e voce), con in più una breve apparizione di Lars Jensen dei Myrkgrav come cantante in un brano.
La struttura, quindi, sembra già piuttosto chiara a partire da questi elementi: uno scheletro di base creato con la chitarra acustica o, più raramente, dal pianoforte, su cui poi si appoggiano gli archi e i fiati a fare da contorno. I brani, quindi, sono quasi sempre molto scarni e minimali, scelta assolutamente adatta al contesto dell'album, che non vuole certo ricordare un ensemble sinfonico, quanto piuttosto un suonatore solitario che pizzica le corde della sua chitarra immerso nel profondo di una foresta. Da questo punto di vista due esempi perfetti sono i due brani di apertura, "Sturmrast" e "Nichtort", semplici ed evocativi con il loro uso della chitarra e della voce. Ecco, proprio sul cantato vale la pena di aprire una parentesi: in "Tristheim" la voce viene usata con grande perizia e sostanzialmente mantiene due approcci diversi: da una parte la melodia sparisce del tutto, le parole diventano un recitato, un mormorio interiore che non ha niente a che fare con la musica, me utilizza le note come un sottofondo; dall'altra invece c'è l'uso più convenzionale del cantato profondo, morbido e caldo, che mi ha ricordato un incrocio tra Johan Edlund dei Tiamat e Tilo Wolff dei Lacrimosa.
Oltre a questi brani più essenziali, ci sono poi quelli un po' cesellati, in cui a farla da padrone sono gli strumenti aggiuntivi, come gli archi, il flauto e la fisarmonica. Tra questi vale davvero la pena di citare la bellissima "Welkes Blatt", in cui gli strumenti si fondo con grazia e leggiadria, formando un arrangiamento semplice eppure ricco di colori e sensazioni diverse. Molto buona anche "Nordlicht", con il pianoforte e la chitarra acustica a disegnare leggere melodie, e "Schrei Ins Nichts" giocata anch'essa sul piano e adagiata su un bel tappeto di archi.
I due pezzi capolavoro, comunque, sono "Tief Verborgen" e "Zwielicht, Nebel, Dunkelheit" che, guarda caso, sono anche gli unici che raggiungono la durata di quattro minuti. In questi due brani gli arrangiamenti possono avere più ampio respiro, avendo un minutaggio superiore, e riescono a focalizzare al meglio le partiture degli Hel fino a trasformarle in composizioni più strutturate e curate.
Ecco è proprio questa considerazione che mi fa sottolineare l'unico vero difetto di "Tristheim": il CD, a conti fatti, non è composto da canzoni, sono più... 'meditazioni', se mi passate il termine. Sono dei bozzetti acustici che sembrano nati di getto, con spontaneità e senza preoccuparsi di raffinare di più gli arrangiamenti. Questo da una parte è sicuramente positivo, perché mostra davvero il flusso di coscienza dell'artista, ma dall'altra fa perdere un po' il quadro generale dell'opera. Non so, è come se questi quindici quadretti fluttuassero così, come una raccolta di pensieri sparsi. Ecco, tanto per farmi capire: se "The Acoustic Verses" dei Green Carnation è un meraviglioso romanzo, "Tristheim" è più una raccolta di ottimi aforismi, molto belli presi singolarmente, ma difficili da gustare se letti tutti di fila.
A causa di questo, quindi, non ho dato un bell'otto pieno a questo CD, ma è una mera considerazione personale: a voi che amate le sonorità acustiche, invece, non posso che consigliare l'ascolto di questo lavoro che ha sicuramente molti più pregi che difetti. Gli Hel hanno temporaneamente abbandonato il caos e lo stridore dell'inferno ma hanno lasciato la parola al silenzioso stormire delle foglie, ai fruscii della notte e al freddo del ghiaccio del nord.

PS. Una nota finale va sulla pregevolissima confezione: un digipack di un nero elegante con un bel libretto ricco di immagini suggestive. Un motivo in più per comprare il CD.
(Danny Boodman - Luglio 2007)

Voto: 7.5


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