HECATE
Oppressed By Sorrow
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2004
Durata: 52 min
Genere: Gothic Death Metal
Ufff, ci risiamo, ecco un altro gruppo che manda il materiale senza uno straccio di biografia... che palle, ma pensate che la gente non abbia un cazzo da fare per stare tutto il giorno a cercare informazioni su di voi?! Non ci vuole mica molto a scrivere 2 righe del cazzo, e se non funziona la stampante usate la penna, la matita, il sangue!!! E vabbè, a parte queste "inezie", eccomi alla prese con gli Hecate, band slovacca che propone il solito polpettone a base di death (poco) e gothic tastieroso (molto). Risultato: originalità prossima allo zero e feeling molto scarso.
Anzi, vi dirò che, mentre il pacchetto viaggiava verso casa mia, cercavo nella rete info su sti Hecate, e quale fu la mia gioia nel constatare che, a quanto pareva, mi stava arrivando un CD di un gruppo Doom con influenze Death! Che culo, pensavo, guarda un po' che sono proprio in periodo Doom, in questi giorni nel mio stereo girano solo Solitude Aeturnus, WarHorse, Sevenchurch, Cathedral, Reverend Bizzarre, Pentagram, Anathema, Saint Vitus e tanti altri. E poi anche il titolo, "Oppressed By Sorrow", lasciava presagire un doom soffocante tipo Saint Vitus / primo Godsend. Pensate invece allo sconforto che mi ha preso mentre sentivo il CD... porca puttana, ma dove lo vedete il Doom??? Ma la gente pensa che per suonare Doom basti mettere ogni tanto qualche accordo lento?! Invece gli Hecate, come già detto, suonano piuttosto un gothic death influenzato da Opeth, Katatonia e Tiamat in certi frangenti.
I brani di cui si compone "Oppressed By Sorrow" sono 8, il primo dei quali è "Watermirror", una lunga intro fatta di suoni particolari che si avvicina per atmosfere a Jean Michel Jarre, maestro dell'elettronica visionaria anni '70. "Selftorture" ci presenta subito un classico riff melodico/malinconico, tipico del gothic. Il brano mostra varie alternanze tra parti veloci ed altre più sognanti; per esempio il cantato è intessuto su di un arpeggio legato ad un bel lavoro di chitarra solista. In queste parti, soprattutto per l'utilizzo della voce, ricorrono alla memoria i Katatonia. Invece, negli altri momenti più death si fanno sentire gli Opeth. La seguente "Burn Down The Fire" è un brano emblema della scontatezza del gothic proposto dagli Hecate: si possono trovare tutti gli stilemi, tutti i cliché del genere. La canzone viene salvata proprio in extremis da una bellissimo assolo di chitarra, vicino (sia per scelta di suoni che di melodie) al Gregor Mackintosh di "Gothic". Ecco, ne approfitto per tessere le lodi del chitarrista solista degli Hecate, l'unico davvero ispirato nella band, dotato di un gusto melodico sopraffino e in grado di intervenire anche con due sole note, ma messe divinamente (vedi "Selftorture"). Invece il batterista a volte ha dei colpi di genio, mentre molto più spesso è invadente (cioè mette un casino di cose, appesantendo molti passaggi) e soprattutto è ripetitivo nei fill.
Ma proseguiamo nell'ascolto del CD, che ora finalmente arrivano le belle canzoni! Tale è infatti "Leave Me", aperta da un arpeggio sostenuto da tempi lenti e intristito da dalle tastiere eteree molto vicine ai Tiamat di "Wildhoney". Questo sì che è un pezzo veramente bello, sentitevi il ritornello e ditemi se non vi viene voglia di piangere! E che assolo, porca puttana!
Molto bello anche il brano seguente, "I Am Nothing", che inizia con un pianoforte nel vento che introduce un'ennesima chitarra solista strappa-lacrime. I tempi sono medio/lenti, e le strofe ricordano qualcosa dei Moonspell di "Wolfheart". Il pezzo forte arriva nel tristissimo ritornello, dove le atmosfere dei Katatonia e quelle degli svizzeri Sadness si incontrano per creare visioni di sconsolata tristezza. Ha un bell'inizio anche "Shadow Of An Angel", anche questo, manco a dirlo, molto malinconico; il resto del brano è rovinato però dalla scelta di proseguire su parti death. Con la title-track arriva finalmente il tanto agognato Doom, con riff dell'oltretomba, anche se per poco: infatti il brano poi evolve verso sonorità vicine agli Opeth (sigh!).
E questo è tutto quello che riguarda i brani. Il sound dell'album è ottimo per il genere, il mixaggio è stato effettuato davvero bene. L'unica cosa che non mi piace molto è la batteria, poteva avere dei suoni migliori, più professionali, specie il rullante.
Riassumendo, si può dire che "Oppressed By Sorrow" è un CD che regala sì dei bellissimi momenti, ma questi sono relegati o all'inizio dei brani, oppure in alcuni ritornelli. I pezzi proprio belli sono solamente due, ossia "Leave Me" e "I Am Nothing". Gli altri latitano in quanto a originalità e feeling. Dando un'occhiata globale al disco, una cosa che mi ha colpito è stata soprattutto questa, e cioè la grande incostanza della musica degli Hecate: a momenti veramente ispirati (da 9 pieno) si alternano altri (purtroppo la maggioranza) di livello scarsuccio, che non trasmettono nessun tipo di emozione. E questo dispiace, perché gli Hecate dimostrano a tratti di saperci fare veramente. E poi, quel chitarrista lì... favoloso!
(Randolph Carter - Giugno 2004)
Voto: 7
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