HEAVY LORD
Chained To The World
Etichetta: Solitude Prod.
Anno: 2007
Durata: 49 min
Genere: doom metal con influenze sludge
La copertina di "Chained To The World" fa molto metal classico, col suo
logo giallo in caratteri gotici, e la copertina apribile che ci mostra
la terra avvolta tra strane "alghe", che imprigionano al loro interno
un essere femminile. Un vero libretto non c'è, ma girando dall'altra
parte la copertina ormai aperta, troviamo la foto dei musicisti e le
varie informazioni relative alla line-up ed alla registrazione.
Apprendiamo così che gli Heavy Lord rispondono ai nomi di Steve (voce e
basso), Jeff (chitarre), Wes Lee (chitarra e cori) e Wout (batteria).
Il CD in questione è stato registrato al Void Studio di Eindhoven, agli
inizi del 2007.
Ma chi sono questi Heavy Lord? Beh, si tratta di un gruppo doom
formatosi nel 2002, che stranamente non ha mai avuto problemi di
formazione. Il primo demo, "The Holy Grail", è stato pubblicato nel
2004. La buona qualità della registrazione ha permesso agli olandesi di
entrare in contatto con la Solitude Prod. Nel 2006, sotto l'egida
dell'etichetta russa, gli Heavy Lord hanno pubblicato il loro primo
full-length: "From Cosmos To Chaos".
Siamo giunti quindi al loro nuovo lavoro, "Chained To The World", l'oggetto di questa recensione.
La title-track è una cavalcata doom molto pesante e arrabbiata. Ci
troviamo di fronte ad una rilettura del doom tradizionale molto simile
a quella dei Cathedral. Quindi un hard rock potenziato ed appesantito,
con vocalizzi grezzi, ma meno marci di quelli di Lee Dorrian. E'
comunque chiaro, sin dal primo ascolto, che questi Heavy Lord ci
sappiano fare: il feeling è quello giusto, così come la capacità di
trascinare e spingere l'ascoltatore ad un headbanging non sfrenato, ma
quanto meno genuino. Ottimo il groove, e l'arrangiamento che mescola
tradizione doom a heavy metal ed hard rock. Piacevole all'ascolto, sia
nei momenti più "tirati" che in quelli più lenti e melodici. Eh sì,
questo gruppo sà anche metterci un po' di sana e buona melodia, oltre
ai soliti riffoni accattivanti.
"Serpento" sembra non voler mai partire col suo ritmo strisciante
(beh, il titolo è un programma), chea pare stritolarci a poco a poco
fra le sue spire. Lo stesso cantante si lancia in urla più strozzate ed
estreme. Molto piacevoli i riff sabbathiani, basati frequentemente su
scale blueseggianti, ben sorretti da una sezione ritmica impeccabile,
perfettamente calata nel suo ruolo. Certo, ci troviamo di fronte ad un
brano ben diverso dalla title-track, più d'impatto e accattivante. Però
forse "Serpento" ci mostra un lato relativamente più personale del
gruppo, anche se i rimandi ad altre band maggiormente famose è sempre
presente. Attorno ai tre minuti, ecco che il gruppo si libera in una
ritmica più dinamica, e la stessa canzone sempre liberarsi dalle catene
che la trattenevano. Ottimo, come al solito, l'arrangiamento,
comprensivo di un buon assolo melodico di chitarra.
Queste prime due canzoni hanno una durata di cinque minuti circa
ciascuna. "Maelstrom" è il primo monolite del CD, invece, con i suoi
dieci minuti di durata (l'altro è "Eternal Crawl"). Le coordinate
stilistiche rimangono le stesse, anche se questa canzone presenta
diverse sfaccettature. Una lunga parte introduttiva lentissima, bluesy,
con riff molto pesanti tipicamente doom. Prima le chitarre suonano
all'unisono, poi si lanciano in buone armonie, e in seguito parte un
buon assolo di chitarra. Doom puro, se non fosse per i vocalizzi rozzi,
vicini al gutturale, di Steven. In più, come spirito e impostazioni
d'arrangiamento, ci sono molti richiami al hard rock. Oscura e
misteriosa, a tratti psichedelica, sembra non voler partire mai: la
voce interviene dopo cinque minuti dall'inizio. Steven sembra
arrabbiatissimo, e nell'insieme gli Heavy Lord paiono volerci
comunicare sensazioni apocalittiche. Ascoltando questa canzone, ci si
sente intrappolati in un bad trip acido, dal quale non si riesca ad
uscire, sebbene si sia consci della proprio coscienza alterata.
Suggestivo come pochi, "Maelstrom" è un brano che trasuda spirito doom.
Bello. Nella musica del gruppo, tra l'altro, si avverte una spruzzatina
di sludge, e qualche eco di Crowbar, Electric Wizard, Sleep o
EyeHateGod.
"Darius II" fa dimenticare la lentezza angosciante di "Maelstrom",
con una partenza incredibilmente veloce e arrembante, nei limiti del
genere. La strofa rallenta un po' il ritmo, che poi si rifà incazzato
nella ripresa del riff principale. La voce di Steven è uno strillo
acuto, e la sua interpretazione è sicuramente la più estrema
dall'inizio del CD. Il doom, in questo caso, è spruzzato di heavy
metal, pur restando ferme tutte le altre influenze. L'inserimento di
una traccia così dinamica, a questo punto del CD, è una decisione
saggia, perchè rende meno pesante il tutto. Sinceramente, non è il
brano che mi ha preso di più, però non se ne può certo scrivere male.
E' solo strano sentire gli Heavy Lord tirare così.
La violenza si ferma di fronte all'arpeggio desolato ch apre "Looking
Into The Makers Eye". In realtà si sviluppa un crescendo, teso, che
esplode in un pesante attacco melodico del gruppo. Qui si ritorna sui
territori del doom più arrabbiato, con una sua vitalità e violenza di
fondo, lontano da strane influenze. Sì, il riff è sempre vagamente
blues, e i richiami ai mostri sacri del genere si sprecano, ma "Looking
Into The Makers Eye" presenta molti passaggi originali, non facilmente
definibili, che ben si inseriscono nel contesto musicale. La
naturalezza del songwriting è notevole, e questo è il punto di forza
degli olandesi. Si nota la passione per un certo tipo di musica, ma
anche la freschezza e l'entusiasmo compositivo. Inoltre, i musicisti
sanno suonare davvero bene. Data l'ottima produzione del CD, la
bellezza dell'arrangiamento si fa sentire in tutta la sua bellezza.
Sarei curioso di vederli dal vivo!
Eccoci ora alla già citata "Eternal Crawl". La canzone parte sui
medesimi binari dei brani precedenti, con un suono oscuro ma tanto
groove. Molto belle la variazioni di riff e la ritmica trascinante. Le
vocals però sono quasi pulite, e quando il cantante interviene spesso
il ritmo rallenta. E' comunque vero che Steven dà prova di grande
duttilità, e il suo contributo al suono d'assieme della band è
fondamentale. E' perfettamente in grado di calarsi nel ruolo di
cantante doom, anche se talvolta sembra conformarsi agli stili vocali
di altri cantanti più famosi. A un certo punto, il ritmo si infrange
contro un rallentamento soffocante ed opprimente. Si tratta di una
delle sezioni più tenebrose e lente dell'album, ricca di fascino, che
non svanisce nemmeno quando torna la voce, carica di rabbia. La traccia
poi, per la prima volta in questo CD, sfuma anzichè finire di botto.
"Waiting To Die" ha una partenza inattesa: ci troviamo di fronte
ad un vero e proprio assalto thrash o hardcore. Davvero inaspettata
questa violenza e, soprattutto, questa velocità. In breve però
l'illusione svanisce, e gli Heavy Lord tornano a farsi lenti e pesanti,
con Steven le cui vocals fanno molto Crowbar. E la canzone prosegue poi
su questa linea, non tradendo lo stile di fondo degl gruppo, e
regalando all'ascoltatore molte emozioni.
"Chained To The World" è un gran bel CD di doom potente e sanguigno,
privo di orpelli quali voci femminili, violini e tastiere. No, qui ci
sono solo chitarre, basso, batteria e tanta, tanta energia. Anche nei
momenti più lenti ed oscuri. Il limite maggiore degli Heavy Lord è
forse la somiglianza eccessiva, in tanti frangenti, con gruppi più
famosi, molti dei quali citati nel corso della recensione. Però il
quartetto sà suonare, eccome, e la sua capacità di arrangiare è
favolosa. Non so se il gruppo maturerà, se abbia intenzione di farlo,
però qualche passaggio particolarmente originale mi fa ben sperare su
un possibile processo evolutivo. Comunque sia, "Chained To The World" è
un disco pienamente godibile, e di ascolto agevole.
Promossi!
(Hellvis - Maggio 2008)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Heavy Lord: bookings@heavylord.nl
Sito Heavy Lord: http://www.heavylord.nl/
Sito Solitude Prod. : http://solitude-prod.com/