HAVOK
Burn

Etichetta: Candlelight Records
Anno: 2009
Durata: 49 min
Genere: thrash metal


Quello degli Havok è un nome che circola sovente nei circuiti underground e nei principali forum thrash metal disseminati nella rete, e come molto spesso sta accadendo negli ultimi anni, questa notorietà (anche se pur sempre a scala piuttosto limitata) si è concretizzata in maniera piuttosto soddisfacente, avendo la band raggiunto un piccolo grande traguardo con la produzione del debut album
da parte di una major come la Candlelight Records, ovvero questo "Burn" oggetto di recensione.
La proposta della band statunitense, proveniente da Denver (Colorado), altro non è che un mix di tutti i migliori acts che la scena della Bay Area ha contemplato nel corso degli anni d'oro e tutt'ora, con un approccio musicale non esente da una tecnica sopraffina, in particolar modo considerata la giovane età dei membri del quartetto. La line up ha visto più avvicendamenti al suo interno; in ultima analisi, dietro alle pelli ora siede Scotti Fuller, ma le tracce di batteria sono state registrate dal defezionario Ryan Bloom, che ha comunque lasciato un ottimo ricordo di sé, avendo offerto una prova ben al di sopra della media in "Burn". Non si sono esentati dal mostrare il proprio potenziale nemmeno i tre restanti membri, David Sanchez (voce e chitarra), Shawn Chavez (chitarra) e Jessie De Los Santos (basso), confezionando un prodotto che lascia intravedere passione, ed un morboso interesse verso gli arrangiamenti dei brani, sintomo di maturità compositiva.
"Burn" si presenta infatti come l'ennesima "operazione nostalgica per nostalgici", ma quanto scritto non deve essere interpretato come una critica: ribadisco ancora una volta che ciò che rende degne di nota certe formazioni è proprio il curarsi di definire un marchio di fabbrica, un suono che riesca a portare l'ascoltatore ad inquadrare il brano come prodotto dalla tal band. Se questo avviene, ecco che il salto di qualità necessario è stato compiuto. Ci sono riusciti i "prime movers" di questa nuova ondata di revival del thrash, e molte delle band ad essi seguite sono sulla buona strada o l'hanno già intrapresa: personalmente ritengo che gli Havok possano inquadrarsi fra le band in cammino su questa strada, non ancora giunte completamente a destinazione. L'etichetta ha visto giusto nel porli sotto la propria ala protettiva, ma ciò non toglie che questo possa essere stato dettato esclusivamente dal cercare di "cavalcare l'onda": il thrash vecchia maniera attira sempre più proseliti ogni giorno che passa, perché non testare più possibili strade, magari riuscendo a centrare l'obiettivo con la band giusta al momento giusto? Purtroppo è la realtà, e molti acts con risorse ben maggiori sono spesso relegati in posizioni di secondo piano, poiché non riescono ad attrarre a sé l'attenzione di un maggior numero di fans, e la propria provenienza geografica non permette loro di sperare di ottenere lo stesso seguito che band come gli Havok (meritatamente, ci mancherebbe) riescono a conseguire (gli Stati Uniti non sono l'Europa, spiace doverlo ammettere, N.d.P.).
Resta il fatto che "Burn" è un ottimo lavoro, dal punto di vista compositivo ed esecutivo, ed oggettivamente non gli si potrebbe affibbiare un voto inferiore a quanto ho ritenuto possa essere la valutazione corretta, né si potrebbe asserire che la stessa band abbia poche risorse dalla sua parte, perché si verrebbe a falsare la realtà.
Dopo questa breve parentesi, veniamo al disco in sé: sono 12 i brani contenuti in esso, per un consistente timing finale di quasi 50 minuti, omogeneamente suddivisi fra le varie composizioni. "Wrequiem" è la classica intro acustica di cui molte band si servono come opener, e gli Havok scelgono una vena piuttosto malinconica per dare l'inizio alle danze; non lasciatevi ingannare, la successiva "The Root Of Evil" vi giungerà dritta in faccia a mo' di pugno, lasciandovi pensare a nomi quali Slayer e Death Angel, giusto per citare le assonanze più immediate. "Path To Nowhere" possiede il classico incedere mid tempo, seppure si lasci andare a cavalcate molto heavy, mentre la successiva "Morbid Simmetry" è una scarica di adrenalina condita da un refrain questa volta facilmente assimilabile. "Identity Theft" è un'ottima power thrash song, con la sua inclinazione maledettamente melodica ed un bridge acustico che lascia piacevolmente soddisfatti. "The Disease" potrebbe quasi sembrare un riempitivo, non fosse per il lavoro di arrangiamento che anche questa volta si palesa nei retroscena, ma non lascia un ricordo particolarmente indelebile di sé, mentre la seguente "Scabs of Trust" è un mix fra le regole base dello speed e quelle del thrash, con un risultato decisamente accattivante. La passione per gli Exodus si concretizza nella successiva "Ivory Tower", forte di un bridge che mette in mostra la tecnica di cui dispongono i nostri, mentre l'heavy metal nella sua concezione primaria fuoriesce in "To Hell"; per "Category of the Dead" vale lo stesso discorso fatto in precedenza per "The Disease", ma a seguire ci sono due dei brani più seducenti dell'intero lotto, ovvero la veloce e breve "Melting the Mountain", dalla spinta speed, e la conclusiva "Afterburner", un piccolo gioiello nonché esempio di come creare un brano diretto e vincente, l'episodio migliore di questo "Burn" a voler essere soggettivo a tutti i costi.
La qualità della registrazione spicca per pulizia e gusto nella scelta dei suoni, e non lascerà delusi né i "puristi" del vecchio mood, né chi apprezza i grandi passi in avanti compiuti dalla registrazione in digitale.
Se il thrash è la vostra "ragione di vita", l'headbanging vi attrae magneticamente ed i gruppi sopracitati sono di vostro gradimento, il mio consiglio è di fare vostro questo cd; pur avendo ottenuto un deal con un importante addetto ai lavori, la dimensione degli Havok resta pur sempre quella underground, ed il supporto è sempre necessario per proseguire sulla propria strada e non rischiare di dover mollare il colpo per lo scarso interesse del pubblico... thrash on!!!
(PaulThrash - Novembre 2009)

Voto: 7.5


Contatti:
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Sito Candlelight: http://www.myspace.com/candlelightrecordsusa