HATEWORK
Madbent For Disaster

Etichetta: Witches Brew
Anno: 2002
Durata: 36 min
Genere: thrash metal


Recensione postuma per "Madbent For Disaster", album dei thashers varesini Hatework, band attualmente non più attiva, ma con una carriera più che decennale di tutto rispetto, che li ha visti calcare palchi di tutta Italia, oltre che a livello europeo, insieme a nomi importanti, portando sempre alta e fiera la bandiera del thrash della nostra penisola, che pur passando in sordina rispetto ai nostri "colleghi" stranieri, ha sfornato in moltissime occasioni ottime formazioni.
L'album uscì nel 2002 per la Witches Brew, il secondo CD edito dalla rinata etichetta indipendente tedesca, specializzata nella promozione di ensemble black thrash, death thrash e thrash old style, come nel caso dei qui recensiti Hatework; la band si è evoluta, fino a proporre una sorta di mix fra le sonorità tipiche della Bay Area, soluzioni dal sapore fortemente legato ai Motorhead e forti rimandi al rock 'n roll più "duro", finendo per definire la propria proposta come "thrash 'n roll". Lo scorso anno, prima dello split a causa dei nuovi impegni musicali dei vari membri e dell'interesse venuto meno per la dimensione musicale Hatework, è uscito per la Punishment 18 Records un "best of", "...The Actual Worst Has Come" (chiaro riferimento all'ultimo album degli amici e concittadini Hyades), recensito nelle pagine di Shapeless qualche mese or sono, sorta di testamento del terzetto (prima) e quartetto (poi) che ripercorre tutte le tappe dell'evoluzione sonora, esplicando quanto sottolineato prima a parole. Un cambiamento di stile che può aver fatto storcere il naso ai fans più intransigenti della vecchia scuola, così come può aver aperto le porte a nuovi "adepti" meno legati agli stilemi classici; personalmente, seppur l'attitudine sia rimasta la stessa, non posso che sbilanciarmi a favore della prima incarnazione degli Hatework, che molto aveva di personale (mi riferisco in particolare al riffing del chitarrista Marco, attualmente in forza ai Longobardeath) e trova l'episodio più "peculiare" proprio in questo full-length. Da notare la cover dell'album, in classico stile Motorhead, molto retrò nel concetto e nella stessa rappresentazione.
Un totale di dieci brani per 36 minuti intensi di thrash old style, diretti e d'impatto come nella tradizione stessa degli Hatework, senza perdersi in dichiarazioni di tecnica o noiose ripetizioni; si parte in quinta con la titletrack, e da subito l'influenza dei connazionali Bulldozer traspare fra le note, affiancata da parecchi riferimenti alla scena thrash metal tedesca, su tutti gli irriverenti Tankard, e lo stesso può valere per la successiva "Tomahawk", brano "in your face" dalle sfaccettature speed metal (facile il paragone con band come gli Exciter). "Hellsquad From The Airways" potrebbe facilmente ricordare mid-tempo di casa Motorhead, così come l'introduzione affidata ad un basso rigorosamente distorto della successiva "Total War" (per chi scrive, il migliore del lotto), brano che racchiude al suo interno tutte le caratteristiche che unite compongono il sound della band. La triade "Pleasure of the Blood", "Deeds of Hate" e "Alcoholic Abusers" si incentra sulla "German way to thrash", in questa occasione con riferimenti espliciti a Sodom, Destruction, ed in maniera minore Kreator, mentre la successiva dichiarazione d'intenti, "Thrashers' Attack", ritorna sulle coste americane, con quella spinta speed tanto cara ai primissimi Anthrax e Metallica, per lasciare le battute finali ad una slayeriana "Dawn Of The Dead". In chiusura troviamo una cover dei Misfits, "All Hell Breaks Loose", a sottolineare l'importante componente punk che influenza il songwriting e ne indirizza certe scelte stilistiche.
L'inconfondibile voce di Max, che a voler dare una descrizione che possa calzare a pennello dovrebbe essere definita come acida e marcia, diventa ancora una volta tratto inconfondibile del terzetto; mi ha sempre lasciato perplesso la scelta dell'inserimento di un cantante, Fab, capace ma legato ad uno stile differente rispetto a quello del bassista cantante.
Al termine di un tuffo nel passato, e di una dichiarazione di personali vedute (più che una vera e propria recensione) rispolverando una delle band che hanno introdotto il sottoscritto al magico mondo dell'underground nostrano, posso solo dirvi che nel catalogo della Witches Brew "Madbent For Disaster" è ancora disponibile, in attesa che gli amanti delle sonorità sopra citate e del thrash metal vecchio stampo in generale si facciano avanti e procedano con la riscoperta di un'altra piccola gemma musicale che mai ha riscosso il meritato successo... seppur il grido dei nostri non sia più il seguente, è giusto ribadire per l'ennesima volta il concetto fondamentale: thrash 'till death!!!
(PaulThrash - Gennaio 2009)

Voto: 7.5


Contatti:
Sito internet: http://www.myspace.com/hateworkband