HATESTORM
Filth Purity
Etichetta: Infernö Records
Anno: 2009
Durata: 30 min
Genere: black/thrash/death metal
Gli Hatestorm si sono formati a Mosca nel 2001. Il gruppo ha esordito
subito alla grande, realizzando tre demo in tre anni: "In The Shadow Of
The Cross" (2001), "The Absolution From All Holiness" (2002) e "Reign
Of The Horned" (2003). L'esperienza di questo periodo è stata
cristallizzata in una compilation in cassetta, pubblicata dalla N.C.U.
Records nel 2003: "The Days When Only Hate Has Blossomed".
Nel 2004, il gruppo ha pubblicato uno split con i finlandesi
Helwulf, e nel 2006 ha esordito su full-length con "Cursed Rituals",
sotto l'egida della S.B.M. Records. Nello stesso anno, gli Hatestorm
hanno realizzato anche uno split con i francesi Fera, uscito per la
Deathcrush Records.
Ed è proprio un'etichetta francese, la Infernö Records, ad averne
pubblicato l'ultimo lavoro, ovvero il secondo album in assoluto: "Filth
Purity".
La copertina del promo in nostro possesso, è a colori e mostra una croce riversa sul pavimento, in mezzo a pozze di sangue.
La formazione che ha inciso il CD vede Underground e Storm alla
voce (il primo anche al basso), Dinahl alle chitarre e Gruesome alla
batteria. Ci sono due cantanti perchè Storm ha rimpiazzato lo storico
Underground per un solo anno, defilandosi in seguito per lasciare
nuovamente il posto al cantante precedetne.
Aggiungo qualche informazione extra: Underground ha suonato anche negli
Ulfhednar e nei Whip For Slave; lo stesso Dinahl ha fatto esperienza
con gli Ulfhednar, ma anche con la formazione grind/death Educated
Scum. Gruesome ha invece prestato servizio nei Gelida Obscuritas, nei
Pagan Assault e nei Mortem Oppetere.
A quanto pare, alla formazione si è unito da poco un secondo chitarrista: Margul Infernal.
"Empty" mette subito in chiaro tutte le questioni: il suono è
aspro, così come i vocalizzi del cantante. La qualità di registrazione
non è buonissima, ma gli strumenti si sentono tutti abbastanza
nitidamente. Piuttosto, il suono d'assieme risulta sporco e fangoso
(anche se un po' plasticoso, a dire il vero). Lo stile degli Hatestorm
deve molto al black metal tradizionale, ma la scelta di molti riff, e
di determinate figure musicali, è di netta derivazione death metal.
Death metal europeo, nella fattispecie, quello bello grezzo di fine
anni '80-inizio '90. Insomma, il piatto che ci propongono questi russi
è assolutamente tradizionalista, e per quanto si presenti freddo e
sgradevole, potrà far gola a tanti appassionati. Comunque sia, senza
pigiare mai sull'acceleratore, "Empty" arriva al suo termine, calando
il nostro stato d'animo in un'oscurità impenetrabile ed ostile.
"Mind Infected" non sposta di una virgola i connotati musicali del
gruppo. La violenza esecutiva è sempre intorbidita dalla produzione
caserecca, ma l'effetto è affascinante. "Mind Infected" è una canzone
molto varia, che presenta nel corso della sua durata sia riff di chiara
matrice death, sia successioni armoniche e melodie tristi di natura
black metal, sia ancora passaggi creativi a metà strada tra un thrash
minimale ed altro. Insomma, se all'apparenza gli Hatestorm possono
sembrare semplici, ad un ascolto approfondito mettono in mostra una
creatività spumeggiante. E' solo la scelta dei suoni, e l'attitudine
misantropica, che rendono il tutto davvero freddo ed antipatico, e la
cosa potrebbe portare l'ascoltatore ad una frettolosa sottovalutazione.
Invece i musicisti sanno il fatto loro, al di là di qualche
imprecisione, e "Mind Infected" è una composizione di buon livello.
"Sickness Dictator" è un brano sfacciato, che cavalca nella strofa
e rallenta nel ritornello. La melodia è presente, malinconica e
negativa come al solito. Comunque sia, il flirt con certo black/thrash
è evidente, tanto che l'ascoltatore è trascinanto verso un headbanging
davvero malsano.
Ogni variazione porta con sè un aumento esponenziale della tensione,
così che alla fine "Sickness Dictator", nei suoi quasi quattro minuti
di durata, riesce a snervare l'ascoltatore, portando così a termine il
suo assurdo compito.
Le medesime suggestioni sono presenti in "Season Merciless", che
però mette meglio in evidenza le sue radici black/death metal. C'è
infatti una netta contrapposizione tra le sezioni cadenzate ed atonali
dai riff definiti e precisi, e le aperture ritmiche che si sviluppano
in cavalcate a rotta di collo. Belle anche le successioni armoniche, e
gli incroci di accordi che creano atmosfere veramente cattive.
"Negative Hunger" alterna parti lente e cupe, ad accelerazioni con
blastbeat in sottofondo. Qualche battuta potrebbe ricordare qualcosa
della scena black norvegese delle origini, ma gli innesti melodici sono
un'aggiunta personale della band. Ad un certo punto, l'arrangiamento si
arricchisce di qualche suono extra: una specie di tastiera vuol dare il
suo contributo, ma si tratta comunque di una comparsata limitata.
"Negative Hunger" ritorna presto sui suoi passi, respingendo qualunque
tentazione ad umanizzarsi, e richiudendosi in sè stessa.
Ecco ora la traccia che dà il titolo all'album. Le prime battute
sono misteriose, e la voce sembra arrivare da distante, con un suono
sibilante e satanico. Presto però la batteria parte in blastbeat,
creando un vivace confronto con l'incedere impassibile della chitarra.
E che dire poi del riff successivo? Originale, seppur legatissimo alla
tradizione. La canzone è davvero ricca di variazioni, tra le quali si
segnala una cavalcata emozionante, seppure gelida come il ghiaccio.
Stesso discorso per le successioni armoniche successive. L'ultima
sezione è più cadenzata, e porta ad un rallentamento progressivo che
risucchia tutte le forze dell'ascoltatore. Canzone molto buona, si
capisce perchè l'abbiano scelta come title-track.
Eccoci ora all'ultimo brano in scaletta, "To Crave". Violenta ed
irruente, ci lascia annichiliti grazie ad una melodia avvincente e ad
un blastbeat furioso. La melodia, presente a sprazzi in altri brani, in
"To Crave" è molto evidente, e ne attraversa le fasi salienti, sia
quando il gruppo corre a rotta di collo, sia nei momenti più lenti e
cupi. Ciò nonostante, la batteria continua a svolgere un gran lavoro di
grancassa. Le variazioni si susseguono con la consueta naturalezza, e
questo è uno dei punti di forza degli Hatestorm: le loro composizioni
non sembrano mai forzate, ma convincono passaggio dopo passaggio.
Ovviamente si tratta di una musica underground, rivolta ad un pubblico
particolare, di nostalgici senza un'eccessiva puzza sotto il naso.
Bella la sovraincisione di chitarra, che introduce la coda testarda e,
si potrebbe dire, appuntita come quella di un demonio. La musica dei
russi puzza di zolfo, e questo è forse il miglior complimento che loro
vogliano sentirsi rivolgere, eheh!
Il disco termina quindi la sua corsa, di colpo, lasciandoci in maniera brusca e distaccata.
"Filth Purity" è un CD sporco, insolente, underground nel suo modo
di presentarsi e nelle sue intenzioni. Gli Hatestorm sono il classico
gruppo di irriducibili, legati ad una concezione della musica estrema
ormai nostalgica, e fieri portabandiera di un suono sempre più obsoleto
e lontano dai gusti del pubblico. Eppure, è proprio questo il fascino
degli Hatestorm, e dei tanti gruppi come loro. La loro è una passione
che non può legarsi alle mode, ma rimane ancorata ad un'attitudine
negativa, asociale, misantropica, pessimista della vita. La potenza
esecutiva è sempre subordinata ad un suono d'assieme evocativo, per
quanto portatore di sensazioni fredde ed ostili. Per questa ragione
credo che, sebbene non faccia gridare al miracolo, "Filth Purity" potrà
trovare un suo pubblico di nicchia, capace di apprezzarne sia le
intenzioni che i risultati.
(Hellvis - Luglio 2009)
Voto: 7
Contatti:
Mail Hatestorm: hatestorm@nm.ru
Sito Hatestorm: http://www.hatestorm.ru/
Mail Infernö Records: inferno-records@hotmail.fr
Sito Infernö Records: http://www.inferno-records.net/