HAND OF DOOM
The Gates of Souls (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 22 min
Genere: progressive death metal


Anche nel bel mezzo della NWOBHM, ho sempre seguito con maggior interesse le band influenzate dalla parte più oscura ed esoterica dell'hard rock; quel "dark sound" che a cavallo tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 del secolo scorso, nacque grazie a pietre miliari della musica quali Black Sabbath, Black Widow, High Tide, Atomic Rooster, etc...
Quindi negli anni '80 ho cercato di non perdere un'uscita di Angel Witch, Witchfynde, Witchfynder General, A II Z, Demon e soci. Poi queste influenze vennero estremizzate da band come Venom in Inghilterra e Slayer & co. negli USA (per non parlare di quello che avvenne, qualche anno dopo, nel Nord Europa).
Per questo, una band come Hand Of Doom (nome anche di una canzone dei Sabbath), nata nel 1995 nella provincia di Cremona, mi incuriosisce e mi spinge ad un ascolto accurato del loro MCD "The Gates Of Souls", datato 2005, che comprende quattro composizioni. Parlo di MCD e non di demo perchè il quartetto, oggi composto da Roberto Zoppi (chitarra e voce), Andrea Conti (chitarra), Daniele Mulatieri (basso) e Davide Feroldi (batteria), ha già raggiunto il traguardo del CD ufficiale: "Dreams Of Resurrection" uscito per la Gemini Records.
Del resto non esiste altro modo per affrontare questo prodotto, se non con grande attenzione e con ripetuti ascolti. Un approccio diverso porterebbe molto probabilmente ad un errore di valutazione, data l'estrema complessità delle canzoni. Purtroppo la qualità della registrazione non aiuta, il risultato è piuttosto artigianale; una cura maggiore della resa sonora sarebbe stata certamente gradita.
Analizzando il MCD, mi sento di poter dividere il lavoro in due parti, ben distinte tra loro. In effetti, mentre la prima e la terza traccia, pur avendo una costruzione certamente "difficile" e non comune, possono appartenere al progressive death metal di cui parla anche la loro bio, certamente la seconda e la quarta canzone vanno ben oltre questa definizione, inoltrandosi in atmosfere quasi jazz che a volte rasentano la cacofonia, tanto spinte sono le dissonanze tra gli strumenti. Attenzione, queste particolarità non vanno intese in senso negativo, ma piuttosto come una piacevole quanto spiazzante sorpresa... insomma, dalla scheda della band che accompagna il prodotto, dalla copertina, dal nome stesso del gruppo, non mi sarei mai aspettato composizioni del genere. Devo anche dire che questo è il primo lavoro degli Hand Of Doom che ascolto; chi li conosce da più tempo probabilmente è più avvezzo di me a queste loro scorribande sonore. Sarà un argomento da approfondire in una eventuale intervista. Ma cominciamo a parlare della prima parte del MCD.
"Harmless" è la prima traccia: la composizione è certamente interessante ed eterogenea, ricca di cambi di tempo e di riff potenti e non scontati; come certamente non sono scontati gli arrangiamenti di batteria che accompagnano il cantato. La band risulta sempre precisa e compatta, anche nelle parti molto veloci e più complesse; anche gli assoli sono studiati in modo che risultino ben inseriti nella trama della canzone, senza inutili eccessi di virtuosismo. In particolare è molto ben riuscita la parte finale, quando viene riproposto, questa volta in acustico, l'oscuro giro di chitarra che apre il pezzo, a cui si aggiungono prima il basso, poi le due chitarre in un incrocio di grande effetto, veramente bello.
Doppia cassa e velocità caratterizzano da subito "Rain", la terza canzone contenuta in "The Gates Of Souls". Il riff è potente e ricorda gli Anthrax di "Fistful Of Metal"; la chitarra acustica che segue immediatamente dopo giunge quindi inaspettata ad accompagnare il cantato, diminuendo piacevolmente la tensione del pezzo. Ma solo per poche battute. Infatti, immediatamente dopo, è la dirompente energia di questi quattro ragazzi a prevalere; cambi di tempo e chitarre granitiche come da copione. Anche in questa track rimane impressa nella mente la parte finale, con una bella chitarra ritmica in levare sulla quale prima la voce, poi la chitarra solista, si sbizzarriscono.
La seconda e la quarta traccia, quelle che ho definito come la seconda parte di questo lavoro, sono effettivamente le più interessanti del promo. E' in queste occasioni che i quattro, che sembravano bravi ragazzi, si dimostrano in realtà "malati" e la loro "malattia" si chiama creatività; a volte (poche) a scapito della precisione nell'esecuzione.
E' veramente difficile descrivere a parole quello che si ascolta in "Face My Strength" e "My Secret Face" ed il consiglio che do a tutti i lettori di questa recensione è quello di provarlo sulle proprie orecchie. C'è veramente di tutto: entrambe le canzoni iniziano in modo abbastanza classico, per una band che propone death metal, ma la sorpresa è dietro ogni battuta. Dal lungo assolo di basso sugli accordi dissonanti di chitarra di "Face My Strength", ai riff allucinati e velocissimi di "My Secret Face", dal lugubre giro sabbathiano della prima agli improbabili stacchi batteria/basso/chitarra della seconda che rispolverano il ricordo dei grandi Coroner, maestri della dissonanza oscura e della geniale imprevedibilità. C'è spazio anche per un passaggio di batteria in ring-shot che accompagna un tormentato giro di basso; in entrambe le composizioni anche la melodia si ritaglia un suo spazio grazie a passaggi di chitarra particolarmente evocativi. Non si pensi però che il tutto non abbia un senso. Tutt'altro, la band non perde mai di vista la struttura della canzone e al termine dell'ascolto si è soddisfatti con la certezza che nulla è rimasto in sospeso.
L'unico rischio che gli Hand Of Doom corrono seriamente è di metterci troppo, nelle loro composizioni; una qualsiasi band di power metal tedesca potrebbe ricavarci due album da una loro canzone. Quindi un lavoro complessivamente ben riuscito, che penso possa soddisfare una larga fetta di pubblico metal. Ma ne riparleremo...
(J.L. Seagull - Gennaio 2006)

Voto: 8


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