HANDFUL OF HATE
Qliphotic Supremacy

Etichetta: Northern Darkness Records
Anno: 1997
Durata: 45 min
Genere: Black Metal


Il primo full-length targato Handful Of Hate venne inciso con la medesima formazione apparsa sul demo "Goetia Summa". Altro fattore che accomuna i due lavori è lo studio di registrazione: anche questa volta i nostri optarono per gli Zenith Studio.
Nei due anni intercorsi tra la pubblicazione del demotape e quella di questo CD, Nicola e compagni non hanno snaturato il proprio stile: "Qliphotic Supremacy" propone una band maturata rispetto agli esordi, che ha saputo progredire nella giusta direzione, seguendo il cammino già intrapreso con "Goetia Summa".
Si tratta di un album violento e veloce, imperniato spesso su blastbeat devastanti, che in svariati frangenti lasciano però spazio a ritmiche più lente e ragionate. Ne consegue un risultato finale estremamente vario, pur mantenendo una grande compattezza. Le canzoni sono sì tutte sullo stesso stile, ma sono anche perfettamente distinguibili tra loro.
La chiave di questo disco sta però nell'atmosfera: un riffing ricercato, dalle sfumature magiche, unito a passaggi melodici intrisi di mistica malinconia costituiscono la colonna portante di "Qliphotic Supremacy". Chitarra e basso si intrecciano magistralmente, come non mai, con arpeggi ed accordi azzeccatissimi. Gli stacchi melodici si fanno molto più frequenti che in passato, e contraddistinguono praticamente ogni singolo pezzo, tingendolo di nero, rosso e viola. L'alone di oscurità che pervade le dieci canzoni di questo disco si nota più che mai. Ad accrescere queste sensazoni contribuisce molto anche il suono sulfureo e particolarissimo delle chitarre, che si pone in contrasto, senza stridere, con quello cristallino delle note suonate in pulito. L'effetto potrebbe far pensare ad una pioggia di schegge di ghiaccio su un impetuoso torrente di lava.
La furia cieca con cui la band interpreta i pezzi più veloci in parte si dissolve allorquando subentrano riff maestosi e vagamente epici, ma rimane comunque nell'aria, a conferire una buia malvagità a ciascuna nota. Ancora una volta, la presenza della melodia non implica quella delle tastiere, alle quali, invece, molti altri gruppi non sanno rinunciare. Questo fatto testimonia che chi ci sa fare con i propri strumenti non ha bisogno d'altro per creare atmosfere intense e sinistre melodie.
Come già fatto in passato, la voce di Nicola alterna tonalità scream e growl. Stavolta, però, la sua timbrica ricorda, a tratti, quella di Dani Filth, specie in alcuni acuti. Certe urla, dunque, non sono così aggressive, essendo troppo secche e strillanti e, a mio avviso, poco spontanee. Questa è anche l'unica somiglianza evidente con un'altra band che gli Handful Of Hate manifestano in "Qliphotic Supremacy", un album che, ad ogni modo, rimane originale e personalissimo. Ma è l'unica pecca di questo gioiello di rara bellezza: un disco intenso, ricco di sfaccettature, sicuramente tra i migliori mai partoriti in Italia.
A livello di songwriting si rasenta la perfezione; forse, però, la band ha insistito fin troppo nelle parti pulite, che tendono a smorzare un po' la carica dei pezzi. Non cambierei la struttura delle canzoni, ma un brano sparato dall'inizio alla fine non avrebbe sfigurato. La produzione, come già accennato, è ottima: tutti gli strumenti trovano il loro giusto spazio senza imporsi sugli altri o passare in secondo piano. I suoni non sono particolarmente freddi, per nulla sporchi o grezzi, come in genere accade nel Black, ma comunque riescono ad essere particolarmente incisivi. Solo la batteria stenta leggermente ad imporsi, avendo un suono poco corposo.
La veste grafica, per finire, è buona, curata in maniera professionale. Ultimo pregio di questo disco non perfetto, ma sicuramente da avere.
"Qliphotic Supremacy" ha avuto una discreta promozione nel territorio italiano, in particolare grazie ai numerosi concerti tenuti dalla band. In seguito la line-up è radicalmente cambiata, con Nicola Bianchi rimasto quale unico membro della formazione originale. Con il secondo disco, "Hierarchy 1999" (recensito sulle pagine di Shapeless), gli Handful Of Hate hanno mutato il loro stile, confezionando un album molto più veloce e diretto del precedente, ed hanno continuato poi su questa strada.
(BRN - Gennaio 2004)

Voto: 8.5


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Sito internet: http://www.handfulofhate.com/