HAMMERS OF MISFORTUNE
The Locust Years
Etichetta: Cruz Del Sur Music
Anno: 2006
Durata: 45 min
Genere: epic metal con influenze prog anni '70
Un paio di settimane fa vado ad aprire la casella postale di Shapeless,
come ogni giorno, e mi ritrovo una bella busta spedita dalla Cruz Del
Sur Music: "ottimo", penso, "questi ragazzi ci sanno fare". Torno a
casa, apro la busta e mi cade tra le mani proprio il nuovo album degli
Hammers Of Misfortune. Aaaaahhh! Spettacolo! Già conoscevo questa
ottima band, quindi non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di
gustarmi in santa pace il nuovo capitolo della loro creatura.
Dunque, innanzitutto vale la pena di ricordare chi sono questi cinque
pazzi americani: gli Hammers Of Misfortune nascono da una costola degli
Slough Feg (che prima si chiamavano The Lord Weird Slough Feg), ovvero
da Mike Scalzi (voce e chitarra) e John Cobbett (chitarra), a cui poi
si aggiungono Chewy (batteria), Jamie Myers (voce e basso) e Sigrid
Sheie (piano, hammond e voce). Nati nel 2000 gli Hammers Of Misfortune
danno alle stampe il loro primo album, "The Bastard", l'anno
successivo, seguito poi nel 2003 da "The August Engine", uno splendido
lavoro che trovate recensito proprio qui su Shapeless. Arriviamo quindi
al nuovo "The Locust Years" e iniziamo subito a chiarire la situazione:
la musica degli Hammers Of Misfortune ha mantenuto tutte le grandi
qualità mostrate finora, restando su livelli di assoluto valore.
La loro musica, per chi non la conoscesse, è una sorta di epic metal
che però non si esaurisce nelle solite stereotipate influenze, ma al
contrario si arricchisce di momenti doom, folk, hard rock e,
soprattutto, resta sempre avvolto in quell'aura 'settantiana', figlia
del progressive rock di Jethro Tull e Genesis.
Il CD si apre alla grande con la lunga title-track: il brano inizia con
una pregevolissima introduzione strumentale di quasi due minuti che
ricorda certe cavalcate degli Uriah Heep (tipo "Bird Of Prey" ), poi si
trasforma in un ottimo pezzo metallico, supportato egregiamente dalle
due chitarre, dalle tastiere di Sigrid e, soprattutto, dalla pregevole
voce di Mike Scalzi, un vero cantante di razza per quanto mi riguarda.
Con "We Are The Widows", invece, il ritmo cala leggermente, le
atmosfere si fanno meno aggressive e il punto di forza diventa il
pianoforte e la voce soave della brava Jaime.
Uno dei punti di forza degli Hammers Of Misfortune, lo si capisce
subito, è la grande varietà dei pezzi, che pur mantenendo un'impronta
costante e personale, differiscono moltissimo tra di loro. Ne è un
esempio il brano successivo, "Trot Out The Dead", un veloce pezzo heavy
metal che sa essere trascinante e melodico come pochi. Un vero e
proprio gioiello, impreziosito ancora dalla performance vocale di Mike,
che in questo brano mi ha ricordato un po' l'impronta vocale di Simen
Haestnes degli Arcturus.
Con "Famine's Lamp", ancora una volta, si cambia completamente
atmosfera: ritornano le atmosfere acustiche, per una nenia cullante e
inquietante allo stesso tempo. Le due voci femminili si accompagnano
l'un l'altra in un duetto malinconico, poi il brano cresce ed entrano
le chitarre elettriche, lente e funeree in piena tradizione doom. Un
altro centro.
Anche in "Chastity Rides" a farla da padrone sono le due voci
femminili, anche se il brano è decisamente più sostenuto e progressivo,
con degli ottimi intrecci strumentali e delle trame di riff mai banali
o stereotipate. Il brano alterna parti più veloci a dei break acustici,
scanditi dall'hammond di Sheie.
Gli ultimi tre brani dell'album, invece, sono all'insegna dell'incedere
epico e del ritmo guerresco. Si parte con "War Anthem", un pezzo che
viene presentato ottimamente già da titolo: i musicisti si intrecciano
in ottime melodie tra l'heavy classico e il prog rock settantiano,
mentre la batteria scandisce un ritmo marziale e ipnotico; "Election
Day", invece, è un pregevolissimo brano strumentale in cui le due
chitarre e l'hammond si lanciano in evoluzioni ricche e sfaccettate,
ricordando gli immortali duelli che hanno reso celebri le performance
di Rainbow e Deep Purple (OK, con le dovute proporzioni... mica tutti
si chiamano Blackmore o Lord...). L'ultimo pezzo, infine, funge un po'
da summa del sound degli Hammers Of Misfortune: "Widow's Wall", nei
suoi sette minuti abbondanti, raccoglie tutte le sfaccettature della
musica del quintetto, dai momenti più intimisti e rilassati (la
pregevole introduzione di pianoforte), fino a quelli più metallici e
possenti nella forma di una splendida cavalcata progressiva, che si
conclude in tutta la sua magnificenza con una bellissima coda
strumentale che farà la gioia di ogni amante della buona musica.
Insomma, poche storie, questo "The Locust Years" si candida come una
delle migliori uscite dell'anno, un album che sicuramente resterà
troppo in ombra rispetto al suo reale valore. Da parte mia spero di
avervi interessato a sufficienza, in modo che tutti voi non facciate
l'errore di farvi scappare questa perla della migliore tradizione
metallica.
(Danny Boodman - Settembre 2006)
Voto: 8.5
Contatti:
Mail Hammers Of Misfortune: unholycadaver@mindspring.com
Sito Hammers Of Misfortune: http://www.hammersofmisfortune.com/
Sito Cruz Del Sur Music: http://www.cruzdelsurmusic.com/