HAMMERS OF MISFORTUNE
The August Engine
Etichetta: Cruz Del Sur Music
Anno: 2003
Durata: 44 min
Genere: Epic Metal
Non prendete troppo alla lettera la definizione "Epic Metal" che sta lassù... con gli americani Hammers Of Misfortune sarebbe un grave errore! Perciò se state cercando cloni di Manowar, Omen, Manilla Road, etc non continuate a leggere; se invece siete alla ricerca di qualche gruppo che, rimanendo nell'ambito del metallo epico, sia in grado di offrirvi le sensazioni che riuscivano a trasmettere le vecchie glorie del prog rock, fate lo stesso. Non continuate a leggere, ma correte ad ordinare una copia di "The August Engine"!!! Essì, perché nel frattempo che state seduti a leggere questa pallosissima recensione, potrebbero fregarvi l'ultima copia rimasta di questo stupendo album!
Negli Hammers Of Misfortune ci suonano i chitarristi dei The Lord Weird Slough Feg (John Cobbett e Mike Scalzi, che cantava pure), coadiuvati da musicisti talentuosi, con il pregio di possedere una fantasia compositiva davvero di alto livello. Una nota di merito va soprattutto a Jamie Myers e Sigrid Sheie, ossia le due stupende voci femminili che si alternano nei brani del disco. In questo CD potete trovare di tutto, tanto che se metteste la terza traccia e poi l'ultima, stentereste a credere che si tratta dello stesso disco e della stessa band! E il più grande pericolo che si presenta nel caso di lavori del genere, cioè la probabilità che il disco risulti troppo ostico e di difficile digestione, è in questo caso scongiurato a meraviglia. Gli Hammers Of Misfortune riescono a far convivere nella loro musica elementi diversi ed emozioni distanti, e hanno il pregio, appunto, di non annoiare e di non perdere mai il filo della composizione.
Venendo al dunque, cioè alle 7 tracce che compongono questo disco, si inizia con "The August Engine Part 1", una strumentale di oltre 4 minuti, dove già capisci che gli Hammers Of Misfortune tanto normali non sono. Il brano in sé è molto figo, molto ben strutturato, con una bella batteria che si mette in evidenza. Il finale è riservato ad un arpeggio che si insinua sotto e in mezzo a degli stop-and-go degli altri strumenti. Lo stesso arpeggio funge da link per il secondo brano, "Rainfall", un pezzo che ruota attorno alla chitarra classica, a delle note sporadiche di pianoforte e ad un cantato femminile. Un pezzo molto malinconico, come del resto suggerisce il titolo. Invece "A Room And A Riddle" differisce abbastanza nettamente, col suo riffone potente intrecciato con delle armonizzazioni; bella la voce maschile, dal feeling molto epico. Alla lontana mi ricorda un po' il Warrel Dane dei Nevermore (non quello più acuto dei Sanctuary), specie in un tratto dove le vocals sono effettate. Bello anche il riff squadrato di "The August Engine Part 2", sottolineato da una batteria cadenzata e abbellito da delle melodie che contrastano con la durezza del brano. Frequenti gli interventi delle voci femminili, che fungono quasi da preavviso per il rilassato finale, fatto di un semplice quanto efficace arpeggio.
"Insect" viene aperta da un ennesimo arpeggio, che stavolta viene armonizzato in modo molto intelligente (non che gli altri siano stupidi!); la linea vocale femminile tradisce una chiara ispirazione Skyclad. Dopodiché, entrano le chitarre elettriche con un riff che forse è il più normale del disco, direi molto thrasheggiante. Tutto il brano si mantiene su questi binari, salvo esplodere in un inaspettato finale simil-noise. Su "Doomed Parade" ad accoglierci c'è prima un intro acustico tipo primi Rush (quelli più epici, insomma), che poi cede il campo a dei riff tristi a cui si adeguano le doppie vocals, maschile e femminile. Bellissimo brano. Il CD si conclude con l'ultima "The Trial And The Grave", che è in pratica un brano che rivisita il doom con il linguaggio degli Hammers Of Misfortune. Da notare l'alternanza di riffoni sabbathiani con momenti rilassati, scanditi da tristi note che quasi ricordano i primi Anathema, con tanto di voce femminile.
La produzione del CD è perfetta, lontana dalle produzioni finte e iper-pompate che tirano di questi tempi. Ogni strumento viene esaltato, non c'è problema a cogliere ogni minimo particolare; e questo è un bene, perché quest'album è fatto di 1000 piccole cose messe assieme.
Ed è così che, dopo 44 minuti, si conlude questo bellissimo disco. 44 minuti che, a dire il vero, son volati che manco me ne sono accorto. E' proprio questo il bello di "The August Engine", cioè il fatto che, pur essendo un CD difficilmente catalogabile (anche se riconducibile al metal epico), ti scende come un bicchier d'acqua! E non solo l'ascolto non è minimamente problematico, anzi, ti fa venir voglia di rimetterlo un'altra volta... se non subito, almeno a breve! Fidatevi, questo è un CD che riascolterete spesso, e ogni volta vi coinvolgerà come se fosse la prima volta. Ah, già, quasi dimenticavo: un applauso doveroso va alla Cruz Del Sur, etichetta romana che ha prodotto questo disco!
(Randolph Carter - Aprile 2004)
Voto: 8.5
Contatti:
Sito Hammers Of Misfortune: http://www.hammersofmisfortune.com/
Sito Cruz Del Sur Music: http://www.cruzdelsurmusic.com/