GROVES IN MIST
Mood Diary
Etichetta: Haarbn Records
Anno: 2006
Durata: 39 min
Genere: neo folk
Dietro al progetto Groves In Mist troviamo una vecchia conoscenza
dell'underground russo, ovvero Lefthander, polistrumentista che avevo
conosciuto tempo fa per la sua militanza negli ottimi Tenichtitlan. Se
questi ultimi, però, mi avevano stupito con la loro proposta
originalissima a base di death metal, doom e musica etnica azteca, in
"Mood Diary" le influenze cambiano completamente, portando alla luce
quel naturalismo romantico così adatto all'immensa Russia.
Groves In Mist è un progetto che prende spunto dal folk malinconico di
band come Tenhi, Harmaa e Of The Wand And The Moon: undici tracce
acustiche piene di malinconia e di suoni centellinati; composizioni che
non urlano mai, ma che sussurrano, ricreando quegli echi e quei fruscii
che si potrebbero sentire proprio in un bosco ammantato di nebbia.
Lefthander ci guida in questo suo mondo con l'uso degli strumenti più
classici: il pianoforte è tra i principali protagonisti, con il suo
ripetere ossessivo di pochi giri di note; altrettanto spesso interviene
la chitarra acustica, con note più calde e vibranti, mentre le tastiere
fungono solitamente da sottofondo, avvolgendo gli strumenti di
quell'alone misterioso e arcano.
Chi ama queste sonorità sicuramente avrà già drizzato le orecchie,
perché ci sono tutti gli elementi che potrebbero far felice chi, come
me, non vede l'ora di immergersi in questi mondi lontani e silenziosi;
eppure "Mood Day", pur avendo diversi lati positivi, non riesce ancora
a raggiungere la grandezza delle band a cui si ispira. Facendo un
rapido excursus delle composizioni, proviamo a capire quali sono i
pregi e i difetti di questo lavoro. Iniziamo subito con un presupposto
che sta alla base di tutto: le tracce del CD subiscono pochissime
variazioni al loro interno; solitamente abbiamo a che fare con una
singola linea melodica, un accordo o un arpeggio che si ripetono per
qualche minuto con pochissime sfumature. Questo da una parte aiuta
l'effetto ipnotico che la musica vuole ricreare, ma allo stesso tempo
appiattisce un po' la qualità generale delle composizioni, che restano
dei semplici bozzetti, degli schizzi a matita, piuttosto che dei
dipinti pieni di colore e vita. Questo si nota anche nell'uso degli
strumenti, suonati tutti da Lefthander: raramente, infatti, i suoni si
mescolano, alternando composizioni per piano ("Amnesia", "Remission
Tide", "Luna Comes In Pain"...) ad altre per chitarra acustica ("Fall
Through The Window", "Too Last Elegy", "Sick"...).
Il risultato di tutto ciò è una serie di composizioni tutte di buona
fattura ma che, tutto sommato, restano un po' nella media del genere,
senza grandi picchi di qualità. L'unico episodio in cui la qualità fa
veramente un bel salto in avanti è "Join To Misery", una vera e propria
canzone che ricorda parecchio lo stile degli ultimi Antimatter:
finalmente piano e chitarra acustica si intrecciano, compare una
leggera batteria ad accompagnare il tutto e Lefthander si cimenta anche
nel cantato (che non è il suo punto forte, bisogna dirlo...). Un
esperimento riuscito solo in parte, quindi, che da una parte mostra
nuovamente la versatilità di un artista che sa spaziare tra stili e
atmosfere diversissime tra loro e dall'altra lascia ancora trasparire
alcune ingenuità che rendono "Mood Diary" un lavoro intrigante ma
ancora acerbo.
(Danny Boodman - Aprile 2008)
Voto: 7
Contatti:
Sito Groves In Mist: http://www.myspace.com/grovesinmist
Sito Haarbn Records: http://metalism.com/haarbn