GREEN CARNATION
The Acoustic Verses
Etichetta: Sublife Productions
Anno: 2006
Durata: 47 min
Genere: acustico
I Green Carnation non sono certo una band che ama ripetersi: nel corso
della loro carriera hanno attraversato diversi stili, creando un loro
stile personale e riconoscibile in cui il gusto sopraffino di questi
musicisti trova di volta in volta la propria dimensione ideale. Dopo il
capolavoro "Light Of Day, Day Of Darkness", la band si è spostata su
territori più vicini ad un progressive rock malinconico dalle forti
tinte settantiane, con due album di ottima fattura come "A Blessing In
Disguise" e "The Quiet Offspring". Dopo un percorso così florido e
vitale, dunque, cos'altro mancava alla band di Tchort per dimostrare
nuovamente la propria incredibile maturazione? Uno splendido, delicato
ed elegante disco acustico.
Senza il minimo timore questi musicisti staccano il jack
dall'amplificatore e ci regalano sette composizioni davvero
affascinanti. Il primo brano è già un piccolo capolavoro: "Sweet Leaf",
composta da Tchort, è un'avvolgente canzone dalle sonorità calde,
impreziosita ovviamente dal suono delle chitarre acustiche, ma
soprattutto dal ritmo della batteria di Tommy Jackson, che per
l'occasione costruisce un tempo di marcia su cui si poggia la solita
ineccepibile prova vocale di Kjietil Nordhus.
Con "The Burden Is Mine... Alone" e "Maybe" l'atmosfera dell'album si
fa più contemplativa e triste. Il primo pezzo, scritto dal bassista
Stein Roger Sordal, è una delicata ballad per sola voce e chitarra,
minimale, leggera, delicata e, al tempo stesso, capace di grande forza
comunicativa; il secondo, composto dal cantante, inizialmente mantiene
la stessa struttura minimale, poi però nella seconda metà del brano
l'arrangiamento si arricchisce di splendide orchestrazioni, controcanti
e degli spettrali lamenti del theremin di Michael S Krumins. Un
capolavoro.
Il CD continua e si arriva ad "Alone", un pezzo composto da Tchort
musicando l'omonima poesia di Edgar Allan Poe. Ancora una volta la
musica si fa più viva ed avvolgente, richiamando atmosfere bucoliche e
folk grazie ad un sapiente uso delle chitarre e soprattutto degli
archi, ben presenti grazie all'apporto di tre ulteriori musicisti, un
violinista, un violista e un violoncellista.
Arriviamo a "9-29-045", anche questa scritta dal bassista, e subito ci
si rende conto di avere a che fare con un brano particolare:
l'atmosfera generale è perfettamente in linea con il resto dell'album,
ma la struttura subisce un cambiamento non da poco. Questa
composizione, infatti, è una lunga suite di quindici minuti, divisa in
tre parti. Sarebbe inutile dilungarsi sulla descrizione minuziosa di un
brano così sfaccettato, però vale la pena dire che l'ascolto procede
con grande intensità, senza far calare l'attenzione dell'ascoltatore,
che resta rapito nelle spire della musica dei Green Carnation.
Personalmente preferisco i brani più brevi del CD, così perfetti e
misurati, ma anche "9-29-045" è importante nell'economia generale del
disco.
L'ascolto prosegue e troviamo l'unico brano strumentale del lotto,
"Child's Play Part 3", il seguito dei due pezzi omonimi apparsi su "The
Quiet Offspring". Qui davvero bisogna levarsi il cappello ed inchinarsi
di fronte a quattro minuti di perfezione assoluta: la musica dei Green
Carnation, qui giocata tutta sugli archi e sul pianoforte, raggiunge
una vetta di intensità assoluta, prima avvolgendo l'ascoltatore e poi
trasportandolo lontano. È una di quelle musiche antiche che ti
rapiscono di sorpresa, ti disorientano e ti lasciano col fiato sospeso.
Non smetterei mai di ascoltarla. Tra l'altro vale la pena sottolineare
come l'autore del brano sia Bernt Andrè Moen, il violoncellista che
compare come ospite nel disco.
Il disco si chiude poi con "High Tide Waves", che forse è il brano che
mi piace di meno. Non che sia brutto, intendiamoci, ma di fronte a
tanta bellezza, questa canzone scorre via innocua, senza scuoterti come
tanti altri episodi.
Nella copia in mio possesso, inoltre, c'è una piacevolissima bonus
track intitolata "Six Ribbons", una cover di Jon English. Questo
pregevole brano è una classicissima ballata folk, dal sapore medievale
sia nelle musiche che nel testo (avete presente "Geordie" di De Andrè?
Ecco, così). Insomma, se vi capita di trovare in giro questa edizione
ve la consiglio caldamente perché il brano merita.
Insomma, non c'è molto altro da aggiungere: i Green Carnation
hanno fatto un altro centro e hanno pubblicato un lavoro che incanta
sia per la qualità delle canzoni, che per l'abilità degli strumentisti,
capaci di arrangiamenti ricercati ed eleganti, che però non risultano
mai manieristici o forzati. Un album da riascoltare per ore nelle
giornate d'autunno.
(Danny Boodman - Marzo 2007)
Voto: 8.5
Contatti:
Mail Green Carnation: kjetil@greencarnation.no
Sito Green Carnation: http://www.greencarnation.no/
Sito Sublife Productions: http://www.sublifeproductions.com/