GRAVE DIGGER
Rheingold

Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2003
Durata: 54 min (edizione con bonus)
Genere: Power Metal


E' incredibile constatare come le opinioni di fan appartenenti allo stesso gruppo siano a dir poco contrastanti sul giudizio della loro discografia. Le mie precedenti recensioni dei Digger mi hanno fatto piovere addosso una valanga di critiche sui giudizi da me espressi su primi 5 dischi del nuovo corso. Giudizi a loro volta contrastanti tra chi afferma che "Excalibur" è il loro disco migliore ed un altro che afferma che è impossibile assegnare 9.5 a "Heart Of Darkness", un capitolo che non merita di appartenere alla loro discografia essendo privo di epicità (allucinante). La più curiosa a mio modo di vedere è l'affermazione che dipinge "Knights Of The Cross" come uno dei più grandi dischi di epic metal che sia mai stato composto (ustia, questa l'avrà detta qualcuno che pensa che i Rhapsody fanno epic ed i Warlord hard rock... - nd teonzo).
E' quindi con un certo timore che mi accingo a descrivere questo nuovo "Rheingold", a mio modesto parere il più bel disco dai tempi di "Tunes Of War". Accantonate le tematiche horror del precedente "The Grave Digger" si torna a parlare di un concept album, questa volta ispirato alla saga mitologica dei Nibelunghi. Il sound non si è spostato di una virgola dai precedenti lavori ma questa volta è la qualità delle singole canzoni che secondo me determina la piena riuscita di questo lavoro. Credo che vi siano almeno 4 classici che difficilmente potranno mancare nell'esibizioni future.
Il consueto intro ("Ring") apre la strada alla terremotante title-track, dove la cattiveria sprigionata si placa durante l'epico pre chorus che anticipa un ritornello semplice ma molto suggestivo, caratterizzato da un arpeggio inquietante. La seconda "Valhalla" è il brano migliore dell'album. Erano anni che non ci regalavano una canzone così coinvolgente. Il riff iniziale è da puro headbanging, e cambia con l'arrivo delle vocals sgraziate di Boltendhal. Il riffing è molto vario e cambia in continuazione, per sottolineare i vari break epici che sfociano nuovamente nel riff portante iniziale, che accompagna un ritornello semplicissimo che metterà a dura prova le corde vocali dei fan in sede live.
"Giants" è un'altra classica power song in puro stile Digger, mentre "Maidens Of War" risulta essere abbastanza articolata per gli standard del gruppo. Un breve arpeggio apre la strada ad un riffone su base speed che viene bruscamente interrotto da un arpeggio liquido, su cui Boltendahl si inserisce da prima in maniera delicata, per poi arrugginire la voce con l'arrivo di squarci improvvisi di chitarra e batteria che sfociano nel classico ritornello epico, forse un po' troppo catchy.
"Sword" è il primo brano cadenzato, con un ritornello medievaleggiante costruito attorno ad un riff tagliente e monolitico di Manni Schmidt, sicuramente autore di una prova più incisiva rispetto al comunque buonissimo "The Grave Digger", disco su cui subentrò a Uwe Lulis ora nei Rebellion.
L'episodio meno riuscito del disco lo troviamo con la successiva "Dragon", ed è veramente un peccato perché l'arrangiamento e soprattutto la prova vocale sono più che buoni, ma vengono rovinati da un ritornello talmente elementare da risultare fastidioso. Niente paura, con la successiva "Liar" si torna su alti livelli. Si tratta forse della canzone che più si avvicina all'attitudine di "The Reaper", dotata com'è di un riff secco su una classica base power, di ottime linee vocali e di un ottimo ritornello per un futuro classico.
Altro brano cadenzato è l'altrettanto buona "Murderer", canzone un po' atipica nel contesto del disco per via di un'ambientazione orrorifica sottolineata da diversi effetti sonori che arricchiscono l'effetto malvagio dettato da Boltendahl. Un ritornello meno pomposo avrebbe sicuramente giovato alla teatralità della canzone. "Rehingold" non poteva chiudersi in maniera migliore con "Twilight Of The Gods", altri sette minuti di metallo incandescente racchiuso in una epic power song di sicuro effetto, caratterizzata da un ritornello breve quanto efficace e da uno stacco melodico posto nella parte centrale, molto evocativo, anch'esso abbastanza atipico per il repertorio del becchino.
Anche se sono fermamente convinto che l'uso meno pomposo di alcuni ritornelli avrebbe reso la proposta più metallica e meno ruffiana, credo che questo "Rhehingold" possa piacere sia a chi come me considera i Grave Digger del periodo "The Reaper" / "Heart Of Darkness" il migliore in assoluto, sia a chi ha cominciato ad apprezzarli dalla svolta epico/melodica iniziata con "Tunes Of War".
Aspettando nuove critiche per questa recensione vi segnalo che la versione digipack contiene due bonus. La prima "Hero" è un discreto cadenzato dove vale il discorso fatto per "Dragon", buonissima interpretazione vocale, buonissimo il riffing, troppo bombastico il ritornello. La seconda è una ballad anonima e priva di spunti interessanti (io mi chiedo sempre che cazz ci stanno a fare le bonus nei concept album... mah! - nd teonzo).
(Stefanungol - Giugno 2003)

Voto: 8


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Sito internet: http//:www.grave-digger.de/