GOTMOOR
Pain Provider
Etichetta: Lugburz Productions
Anno: 2005
Durata: 44 min
Genere: black metal
Shapeless ha sempre avuto un buon rapporto con la Lugburz Productions.
Abbiamo quindi potuto verificare come le pubblicazioni di questa
etichetta belga fossero sempre di buon valore. "Pain Provider", il
nuovo album dei Gotmoor, non fa eccezione. Tale lavoro rappresenta il
nuovo corso di questo quartetto, che ha abbandonato i temi
storico/pagani della loro terra (il Belgio), a favore di un qualcosa di
più distruttivo e misantropico.
Qualche cenno storico. I Gotmoor si sono formati nel 1996,
pubblicando due demo negli anni successivi: "Dicht Bi Den Heerd" (1997)
e "Uit Den Donkeren Grond Gerezen" (1998). Nel 2000 il gruppo ha dato
alle stampo il suo primo album, "Vlaamische Primitivien". In esso ha
trovato la sua migliore espressione quello che i musicisti stessi amano
definire "fast troll black metal".
"Pain Provider" è la nuova release firmata Gotmoor. La copertina
mostra il volto di un individuo con occhiali scuri e pistola alla mano,
sulle cui fattezze è stata sovrapposta l'immagine di una scheda
elettronica. Il tutto in puro bianco e nero. Il libretto è di due
pagine, prive di testi ma ricche di slogan sul tono di "terrore
anti-umano", "i Gotmoor ti odiano ufficialmente dal 1996",
"anti-life/anti-you", ecc...
La formazione consiste in Virus al microfono, Noctiz alla chitarra, Strop al basso e Storm alla batteria.
Il CD è aperto da una traccia il cui titolo è quasi un manifesto
dell'attitudine dei Gotmoor: "Anti-Human". Si tratta di un assalto in
piena regola, che mozza il respiro. Storm tiene fede al suo nome con un
drumming furioso, vorticoso, irrefrenabile. Chitarra e basso si
esibiscono in una serie di successioni armoniche poco originali, ma
suonate con un vigore incredibile. Parte del merito va anche alla
produzione, non perfetta ma sicuramente in grado di comunicare
all'ascoltatore la potenza d'impatto dei Gotmoor. La voce di Virus è
deformata da un effetto che la rende grottesca, tipo orco in versione
cibernetica, ma che ben si fonde col suono complessivo della band. Il
brano rallenta verso il finale, ma non perde un grammo della sua
aggressività.
La seconda canzone dell'album non si discosta molto dall'opener,
né musicalmente né tematicamente: il suo titolo è "Hate Addiction". Il
ritmo è, se possibile, ancora più indiavolato: si tratta di un
blastbeat preciso e terremotante. Nella bolgia sonora si intuisce un
germe di melodia. I Gotmoor prendono un po' dai gruppi black svedesi
(Marduk, Dark Funeral), aggiungendoci qualche influenza norvegese
(vecchi Mayhem e primi Amok). Nonostante l'impatto sanguinario, le
sonorità del gruppo belga riescono a rimanere incredibilmente fredde.
"Three Sisters Of Sin" è, con i suoi cinque minuti di durata, la
traccia più lunga di "Pain Provider". Chitarra e basso svolgono il loro
lavoro con la consueta precisione, senza risparmiarsi. Suonare una
musica del genere deve richiedere una certa energia ed una buona
resistenza, ed i Gotmoor dimostrano di non aver problemi in tal senso.
Il songwriting mette in mostra una certa naturalezza, che rende i
fluidi i passaggi da un cambio di ritmo all'altro. In particolare
ritengo siano molto buoni gli improvvisi rallentamenti, cosa che tende
a variegare la proposta del gruppo.
Con "Depopulator Supreme" si ritorna sui soliti binari del blastbeat a
tavoletta e delle successioni armoniche di stampo svedese. La voce del
cantante continua a rimanere effettata, scelta questa che potrebbe non
piacere a tutti. Alcuni potrebbero trovare ridicolo questo timbro
ruggente, fasullo e bambinesco. Secondo me, dà un tocco anomalo a tutte
le composizioni e, in tutta sincerità, non mi dispiace. In effetti, la
musica dei Gotmoor potrebbe sposarsi con l'elettronica, mantenendo
certe vocals distorte. Anche la band dovrebbe averlo intuito, visto che
alcuni passaggi avvalorano queste suggestioni. Si veda il successivo
strumentale cibernetico (non come sonorità, ma come atmosfere) "The
Trial Of Mankind".
"Fear Konstruktor" non si allontana di una virgola dalle
coordinate stilistiche dei brani precedenti. Gode però di una serie di
buoni accostamenti armonici, che la distinguono e la rendono
interessante. La sua violenza mi dà occasione di ribadire quando
potente sia questa band: chissà come saranno dal vivo? Bella la sezione
finale isterica, lenta e strisciante. La band gli ha pure dato un
titolo, "The Abjection Of Abhorrence".
Ecco ora una canzone il cui titolo è da oscar: "I Am The God Of
Anal Torture". Nonostante questa frase faccia molto brutal/gore, si
tratta dell'ennesima canzone in stile Gotmoor. E' resa particolare da
inediti passaggi leggeri, non devastanti ed appesantiti dal continuo
"rullare" della doppia cassa. Ah, mi stavo dimenticando di scrivere che
a volte si intuiscono inaspettate influenze death metal. Insomma, tutto
contribuisce ad arricchire la proposta musicale dei belgi!
"Lebensraum" alterna sezioni veloci (tra le più veloci dell'album,
già celere di per sé) ad altre più cadenzate, memori dei Thorns, e a
passaggi ritmici che potrebbero ricordare i Dissection. La cosa buona è
che, pur non essendo originali, i musicisti riescono comunque ad avere
un suono abbastanza particolare.
Se non fosse per il blastbeat, "Dread My Coming" sarebbe un valido
brano di black/thrash oscuro. In realtà, la sua struttura è troppo
mutevole per trovarne una definizione azzeccata. Anche in questo caso,
i Gotmoor tendono sempre a spingere sull'acceleratore. Quindi, gran
parte delle trovate o delle soluzioni sonore finiscono per trasformarsi
nella consueta mitragliata di note.
"The Judgement" è un altro intermezzo ambient/cibernetico, che
introduce "Family Man". Si tratta dell'ennesima prova priva di
compromessi, e conferma la validità di questo gruppo. Interessante.
"Bunker Assault" è uno strumentale di un minuto, reso più
drammatico da campionamenti di lamenti ed urla. Il ritmo qui è tirato
allo spasimo, e fa da antipasto alla successiva "Last One Standing", un
brano negativo e totalmente misantropico. La musica del quartetto è
sempre più pesante ed aggressiva. I Gotmoor mitragliano tra la folla, e
non vogliono lasciare superstiti. Nel finale si scorge un tappeto di
tastiere, spesso ben nascosto dai suoni degli altri strumenti. Fa da
collante e rende il suono più corposo. Spesso è quasi impossibile
accorgersi della sua presenza.
C'è da notare una cosa. Mano a mano che l'album procede verso la
fine, le tracce diventano sempre più corte. Da una durata media di tre
minuti, si scende ad un minuto e mezzo per composizione. Questo è il
caso, ad esempio, dell'intransigente "Dying Life": breve, essenziale e
letale. Oppure di "Aftermath", che però ci presenta la band in una
veste inedita. E' uno strumentale lento e depresso. Sugli accordi, si
distingue una voce narrante.
"Pain Provider" è chiuso dall'ennesima traccia ambient, "Sentenced To
Oblivion", a metà strada tra il cibernetico e l'orrorifico. Molto
suggestivi, questi episodi contribuiscono a rendere meno pesante
l'impatto dell'album.
Il secondo album dei Gotmoor è un'uscita di valore, che ci mostra
come questi belgi non temano la concorrenza di gruppi più quotati. Come
ho avuto modo di spiegare diffusamente prima, "Pain Provider" non
spicca in quanto ad originalità. In compenso la band ha carattere, sa
suonare e ce le mette tutta per essere la più energica possibile. Credo
che questo lavoro sarà apprezzato da tutti gli amanti del black più
veloce anche se, lo ribadisco, la voce sempre effettata potrebbe
dispiacere a qualcuno. Gusti personali a parte, i Gotmoor sono una
realtà solida che non potrà che crescere col tempo.
(Hellvis - Febbraio 2006)
Voto: 7.5
Contatti:
Gotmoor
c/o Storm
Pelkemstraat 86
9250 Waasmunster
BELGIUM
Mail Lugburz Productions: lacrimas@lugburz.be
Sito Lugburz Productions: http://www.lugburz.be/