PAUL GILBERT
King Of Clubs

Etichetta: Mayhem Records Ltd
Anno: 1997
Durata: 56 min
Genere: pop / rock


Quanti di voi conoscono Paul Gilbet? Mmmm... cosa??? Nessuno?! Accidenti!!!
Allora: c'era una volta un talentuoso chitarrista che, diplomatosi a pieni voti al GIT (il famoso istituto che ha sfornato tanti ottimi chitarristi contemporanei), all'età di solo 17 anni entrò in forza nei Racer X, gruppo heavy rock americano che annoverava tra i componenti anche Scott Travis (il batterista odierno dei Judas Priest). Con i Racer X Paul Gilbert registrò quattro album, di preciso due in studio ("Street Lethal" e "Second Heat") e due live ("Racer X Live - Extreme Volume I e II"). La meteora Racer X si esaurì nel giorno in cui Scott Travis entrò nei Judas Priest. Successivamente all'evento Paul Gilbert venne ingaggiato da Billy Sheehan per creare una rock-band tutta sua, dopo essere stato estromesso dalla David Lee Roth Band per capriccio dello stesso mr. Roth (sembra che il buon Billy, grazie ai numerosi virtuosismi, "rapisse" molti sguardi durante le esibizioni live all'istrionico e molto appariscente Roth). I Mr. Big furono la nuova vita di Paul e, dopo aver girato il mondo in compagnia di Rush e Aerosmith come spalla di lusso, si crearono anche loro una posizione di spicco nel panorama rock mondiale, purtroppo per una ballad che scalò le radio-hit in poco tempo. Stiamo parlando di quel tormentone di "To Be With You", canzone indubbiamente bella ma fuorviante poiché i Mr.Big, cosi come gli Extreme (ricordati nel mondo solo per "More Than Words"),tutto erano fuorché una band da ballata, ma questa è un'altra storia... Dopo undici album (quattro in studio, sei live e uno acustico) registrati con i Mr. Big, Paul Gilbert decise di mollare, visto che, stando alle dichiarazioni, l'attitudine della band si stava spostando solo su un certo tipo di "canzoni" scritte appositamente per le classifiche, sia giapponesi che americane, sacrificando ovviamente lo stile hard rock.
Poco tempo dopo l'abbandono, le notizie di un album solista di Paul Gilbert si sono sparse a macchia d'olio. L'esordio non è roseo come sembrerebbe, e la critica è spietata. "King Of Clubs" non è né un nuovo album di rock stile Mr. Big, né un album strumentale dove la chitarra spadroneggia a destra e a manca. Definerei il genere pop e rock, con spruzzate di punk melodico (ma suonato in maniera eccelsa). Paul canta, suona la batteria, il basso la chitarra, il piano e quant'altro riesce. Ovviamente troviamo degli ospiti, come Pat Torpey (batterista dei suoi ex-compagni Mr. Big), Bruce Bouilette (ex Racer X), John Alderete e Jeff Martin (ex Racer X).
I Beatles riecheggiano più di una volta nell'ascolto dell'album. Le danze si aprono con la bella "Champagne". Strumenti come pianoforte e armonica fanno capolino spesso sia in questa canzone, sia nellla successiva "Vinyl" e nella ballad "Girls Who Can Read Your Mind".
In "I'm Just In Love" il punk spadroneggia, ma qui si sente cosa vuol dire essere un Chitarrista con la C maiuscola. Paul riesce ad inserire nel pezzo uno stacco di flamenco che caratterizza l'intricato e ottimo assolo. Il tutto è disarmante, poiché l'insieme sta veramente bene pur essendo i due generi agli antipodi. Parafrasando il tutto in linguaggio calcistico: genio e sregolatezza signori!
Le sorprese non finiscono qui, nella successiva "The Jig" il nostro reinterpreta J. S. Bach solo grazie alla chitarra classica. "Girlfriend's Birthday" è un'altra ballad con tanti cori che esplorano la nuova vena compositiva di Paul, dove l'arrangiamento delle voci e del basso contano più di una parte intricata di chitarra, come ci aveva abituato con i Mr. Big.
"Bumblebee" ci aggredisce con tonalità ribassate e sfocia in un rock un po' più duro. Siamo alla settima traccia e si iniziano a sentire suoni distorti e qualche assolo veloce che una volta avrebbe fatto la gioia di molti. Peccato che nel pezzo, quando la chitarra inizia a spaziare tra le note sempre più veloci, la dissolvenza ci aggredisce e tutto sfuma...
"Streetlights" ha un pianoforte e una voce in primo piano, ci regala anche un bell'assolo, inaspettatamente visto che la ballad pianistica tutto mi avrebbe fatto pensare tranne che a tali sonorità. Estro e fantasia indubbiamente continuano a caratterizzare questo CD.
"My Naomi", "Double Trouble" e "Million Dollar Smile" sono tre conferme più che riuscite. La prima è un'altra ballad elettrica ricca di voci e melodie che si incrociano. La seconda ha un tiro rock/blues e sembra una b-side dell'album "Hey Man" dei Mr. Big; si riassume in un rock anni settanta e blues elettrico frizzante e suonato bene. La terza riassume un po' tutti gli stili finora trattati: voci e cori in evidenza, pop/rock/punk e accompagnamenti basati sia su giri di piano che di chitarre acustiche.
Purtroppo il CD si chiude con una grande delusione per il sottoscritto, un pezzo di venti minuti chiamato "The Jam". Inizia in fade-in e finisce inaspettatamente con il suono di un gong stile boxe. Altri non è che un lungo, lunghissimo assolo del nostro Paul: note, note e ancora note, su una base più o meno tutta uguale. La canzone è messa come ultima traccia e sembra che ci dica "ok ragazzi, nelle canzoni precedenti ho fatto tre assoli, ora beccateveli tutti assieme, sia chiaro che non è che non sono piu' capace di suonare, anzi...". Veramente inutile, per un CD cosi particolare.
Parliamoci chiaro, "King Of Clubs" è un bel CD, ma ha bisogno di un po' di rodaggio per esser digerito, soprattutto perché è poco hard rock e molto ma molto pop. Studiato, elaborato e raffinato senza ombra di dubbio, ma sempre pop, non rock, ok? Uomo avvisato... Quindi se cercate qualcosa di diverso e, soprattutto, riuscite ancora a trovare il CD (ho un amico che attualmente lo cerca ancora, vero Dottore?), questo album potrebbe farvi felici, altrimenti passate ad altro.
(Hellcat - Dicembre 2004)

Voto: 7


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Sito internet: http://www.paulgilbert.com/