GENERAL SURGERY
Left Hand Pathology

Etichetta: Power It Up
Anno: 2006
Durata: 33 min
Genere: death metal/grind/gore


Ci sono album nati per stupire e per portare nuova linfa ad un dato genere musicale. Ci sono altri album che nè stupiscono, nè portano qualcosa di nuovo, eppure funzionano alla grande. Questo è il caso di "Left Hand Pathology", debutto su full-length sulla lunga, lunghissima distanza dei General Surgery. Ho scritto "lunghissima" perchè questi svedesi hanno esordito su demo già nel lontano 1990, ma per un motivo o per l'altro (tra i quali dodici anni di inattività) hanno dovuto aspettare ben diciassette anni prima di produrre un album vero e proprio. In questo lasso di tempo, si sono susseguiti qualche demo, un EP, almeno tre split e tanti cambi di formazione. I problemi sembrano comunque essere terminati, e "Left Hand Pathology" fa ben sperare in un futuro più roseo e tranquillo.
Frutto del contratto con la dinamica Power It Up, "Left Hand Pathology" si presenta bene in una copertina apribile (ho qui il vinile), che mostra su fronte e retro un'immagine tratta da qualche antico libro medico: il classico elenco dei muscoli su figura umana. Aprendo la copertina troviamo tutti i testi, le foto dei musicisti (in cui si presentano come dottori) e qualche schizzo di sangue qua e là. Molto ben fatta, ed ironica. Eh sì, l'ironia che è sempre così rara nel mondo del metal: già il titolo dell'album è tutto un programma!
La formazione consiste in Grant McWilliams (voce), Joackim Carlsson (chitarra), Adde Mitroulis (batteria), Glenn Sykes (basso) e Johan Wallin (chitarra). L'album è stato registrato in sedici giorni all'Off Beat Studio, in Svezia, nel dicembre del 2005. Alle registrazioni ha partecipato anche l'ospite Matti Karki, dei Dismember.
"Left Hand Pathology" è un gran bell'album. C'è poco da star lì a discutere. Già la traccia d'apertura "If These Walls Could Talk" mette tutti i tacere. Dopo un'introduzione inquietante, da film horror, il brano esplode in tutta la sua violenza. Dapprima, con un'incedere lento, doomeggiante; in seguito, aprendosi in un blastbeat furibondo, dove le due chitarre scolpiscono riff di fuoco, sempre belli ed azzeccati. Ma, cosa da non trascurare, che suono! L'Off Beat Studio ha svolto un lavorone: i suoni sono potenti, pieni e vitali. Basso e batteria rendono al meglio, e tutti i particolari dell'arrangiamento saltano all'orecchio sin dai primi ascolti. Una produzione così è già un punto di forza, ma il vero valore dei General Surgery sta nel songwriting! E anche nell'esecuzione, precisa e sentita. La canzone alterna tutta una serie di cambi di ritmo, di pause, di ripartenze: tante situazioni ideali per un headbanging. Ed il gutturale profondo e vigoroso di McWilliams fa da cappello al tutto. E mentre l'ascoltatore annuisce compiaciuto per la prima canzone, ecco partire "Ambulance Chaser". L'assalto brutale lascia annichiliti, ma è soprattutto l'evoluzione verso territori più grind e thrash a distinguersi. "Ambulance Chaser" è una cavalcata assassina, che mette in mostra la qualità musicale dei General Surgery.
A partire da queste due canzoni, l'album si sviluppa sui medesimi territori senza cali di tensione. Cali che non si avvertono nemmeno dopo svariati ascolti, perchè la musica proposta è veramente buona! "Fulguration", "Capricious Provisional Cadaver Grater", "Decomposer", "Mortuary Wars" - tanto per citare alcuni brani - sono tutte scariche di adrenalina, ed elettrizzano l'ascoltatore nel vero senso della parola. Questi svedesi non propongono nulla di nuovo o di originale, ma fanno loro la lezione dei maestri del passato riproponendola con personalità. Il loro sound è ovviamente influenzato dal death svedese della prima ora, ma il gruppo richiamato con più prepotenza è quello dei Carcass. Beh, visti i testi e la copertina, la cosa sembrerebbe ovvia. E difatti lo è... ma per fortuna il songwriting è di valore. Sì, lo confermo, i General Surgery scrivono ottime canzoni. Lo fanno con mestiere, ed il loro punto di forza è senza dubbio la dinamica ritmica. Accelerazioni, decelerazioni, momenti quasi mosh, improvvise sfuriate brutal o grind... addirittura sporadici riff "panterosi"! La melodia è sfuggita come la peste (e la qual cosa li allontana un po' dai Carcass), mentre si cerca più il passaggio ad effetto che l'esibizione tecnica. Tecnica che comunque non manca. Si senta ad esempio la doppiacassa in "Fulguration", che sottolinea al meglio molti dei passaggi delle chitarre. Gli assoli sono rari, brevi. E' però il suono d'assieme e la canzone breve ma ben definita che lasciano il segno. Eh sì, questo è un di quei dischi che, se piace il genere, si fanno ascoltare e riascoltare. Io me lo sono duplicato in cassetta e mi sta accompagnando da un po' in giro per le mie zone, facendomi talvolta pigiare troppo sull'acceleratore!
Tesi e tematiche vanno dal gore all'elogio dei monatti ("The League Of Extraordinary Graverobbers", "The Admirable Teachings Of Burke & Hare"), il tutto condito da un'ironia nera e divertita che allieta il cuore.
Sicuramente questo album non cambierà le sorti del death metal, ma affermo con altrettanta sicurezza che non potrà deludervi. Bravi General Surgery!
(Hellvis - Marzo 2007)

Voto: 8.5


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