GALLHAMMER
Ill Innocence

Etichetta: Peaceville / Halidon
Anno: 2007
Durata: 50 min
Genere: metal estremo alternativo, con tinte doom e crust


La copertina del promo completamente bianca sembra in qualche modo misteriosa, con il logo old style del gruppo stampato in lettere nere. In Giappone, il bianco è il colore della morte, ma non so se questa scelta cromatica vada intepretata in tal senso. E' però sicuro che un titolo come "Ill Innocence", innocenza malata, ben si adatti a queste tre ragazze giapponesi. Nelle loro foto meno truccate, queste tre piccole orientali hanno dei faccini angelici, ma il look complessivo, spudoratamente black metal, viene a creare una bellissima contraddizione.
Le musiciste non sono comunque così giovani come si potrebbe pensare. Hanno tutte una buona esperienza e, sebbene il gruppo si sia formato nel 2005, le artiste vantano comunque dei precedenti musicali, in particolare con Death Comes Along e Meat Slave.
Il gruppo è formato da Vivian Slaughter (già nei Congenital Hell, voce e basso), Mika Penetrator (voce e chitarra) e Risa Reaper (batteria e voce). Nel corso degli anni ha pubblicato quattro demo, due split, una compilation, un EP e due album (il primo, "Gloomy Lights", è del 2004).
Vediamo un po' di conoscere queste Gallhammer.
"At The Onset Of The Age Of Despair" è un traccia lenta e funerea, che avanza con un passo strascicato. Il volume degli strumenti è molto elevato, e l'esecuzione è decisamente istintiva. Spesso la chitarra sembra toccare le corde libere, dando un tocco noise al tutto; al contrario, il lavoro del basso è molto preciso, dalle tinte quasi dark. Il gutturale di Vivian ha un'impostazione black: nulla di eccezionale, ma adeguato al contesto sonoro. "At The Onset Of The Age Of Despair" è un brano basilare, giocato su un'unica idea che viene ripetuta all'infinito. Comunica un gran senso di oppressione e malattia mentale.
Di tutt'altro aspetto è la seguente "Speed Of Blood", nella quale il gruppo tira decisamente di più. E' immutata invece la semplicità strutturale della composizione. In effetti, le Gallhammer non sembrano badare molto nè alla tecnica, nè all'utilizzo di strutture arzigogolate e dalle mille sfumature. La loro musica è così come appare al primo impatto. La sezione ritmica è comunque precisa, ed anche il lavoro di chitarra è discreto.
Un buon riff staccato di basso apre "Blind My Eyes". Questa canzone mette in evidenza influenze rock o hard rock, dati i suoni dal volume più moderato. Valido il lavoro della chitarra quando la distorsione comincia a farsi più consistente, originale e distante dai soliti canoni del metal. Si segnala anche la presenza di una voce molto acuta, di qualche altro membro della band (forse Mika). L'effetto è un po' strano, almeno alle mie orecchie, anche se è palese la sua origine orientale.
"Delirious Daydreamer" parte con il solito lavoro sghembo e dissonante della chitarra, che a dire il vero mi ha riportato in mente il lavoro di altri gruppi femminili, per lo più punk, del Sol Levante. Il ritmo sembra procedere in maniera decisa, ma il solito rallentamento è in agguato. L'effetto particolare della voce narrante, del gutturale in sottofondo, e del lavoro dissonante della chitarra ha un effetto spiazzante: nulla di nuovo sotto il sole, anche se non si tratta di soluzioni usate di frequente in ambito metal. Ripeto, un lavoro simile è riscontrabile in gruppi punk, crust o noise. Questo mi induce a pensare che i membri delle Gallhammer abbiano ascoltato molta musica al di fuori del metal, in passato.
Accordi di chitarra acustica e note di basso introducono "Ripper The Gloom". Poi la traccia parte in tutta la sua cattiveria, un misto tra hardcore e reminiscenze black/thrash. Quest'ultime vengono alla luce grazie alla voce, ma anche per via del look delle ragazze. E' più una suggestione che un qualcosa di reale.
Più vicina a certi territori del black, "Killed By The Queen" sembra strizzare l'occhio ai Celtic Frost. E qui sì che possiamo trovare influenze black. Diretta e sfacciata, si lascia apprezzare.
"Song Of Fall" è aperta da una sezione inquietante di basso. Ed ecco ripartire un brano doomeggiante, carico di disperazione. Qui sono presenti le medesime suggestioni dell'opener, e gli stessi passaggi strumentali stranianti e negativi. E' in queste occasioni che le Gallhammer dimostrano di avere una marcia in più, quando cioè non si limitano a sfruttare le idee di altri. Quando vogliono essere pesanti ed oscure, ci riescono alla grande. Mi convincono invece di meno nei tempi veloci. Ma sulle ritmiche lente, cavolo, l'effetto è veramente malato e torturante. E si fa notare soprattutto l'utilizzo di soluzioni musicali distanti dal metal, ma questo l'ho già scritto in precedenza.
Belle le voci femminili, quasi suadenti, che aprono "Ashes World". A seguire, il brano si incattivisce, e procede con un ritmo ostinato ma lento. Anche qui è la lentezza a farla da padrona, e anche in questo caso il gruppo riesce a creare sensazioni claustrofobiche e deviate. Mi piace l'attitudine di queste ragazze, ed anche la capacità di tirar fuori qualcosa di buono dalla semplicità. Ora, considerarle "the next big thing" del Giappone è un pochino esagerato, però le idee ci sono e, grazie alla fiducia di un'etichetta seria come la Peaceville, potrebbero distinguersi in futuro.
"Slog" è una canzone strana, quasi strumentale. C'è una parte cantata, ma occupa solo una breve parte dell'intera traccia. E' anche piuttosto lunghetta, ma fa la sua sporca figura, così come la coda suicida, finale e strumentale, di "Last Scary Dream".
Per i digiuni di crust o di punk nipponico, forse le Gallhammer potrebbero sembrare una grande novità. Idem per chiunque abbia ascoltato sempre e solo metal. Però, chiunque abbia un minimo di cultura musicale extra metal, potrà trovare nella proposta di queste ragazze tanti elementi già sfruttati da altri gruppi. Di buono c'è che le Gallhammer potrebbero contribuire all'assimilazione di tali sonorità da parte del metal. Chissà. Il fatto che siano tre ragazze, e pure carine, garantisce al gruppo (e all'etichetta), un certo ritorno di immagine. Musicalmente invece, il gruppo dovrebbe lavorare ancora un po' per creare canzoni più memorabili. Molte composizioni sono valide e personali, però manca quel pizzico di genio in più capace di trasformare una canzone buona in una canzone spettacolare. Credo però che il gruppo abbia tempo per crescere.
Sostenete le Gallhammer.
(Hellvis - Febbraio 2007)

Voto: 7


Contatti:
Sito Gallhammer: http://www.myspace.com/ghammercrust

Sito Peaceville: http://www.peaceville.co.uk/

Sito Halidon: http://www.http://www.halidon.it/