GALACTUS 77
Empire Of The Eye

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 32 min
Genere: Stoner/Doom Rock


Ecco un gruppo pazzoide e piuttosto distante dagli attuali trend. Già la veste grafica multicolore di quest'album fa intuire che siamo di fronte a qualcosa di singolare: le immagini scelte sembra siano state pescate da qualche fumetto ambientato in un contesto futuristico, popolato da robot e tizi capelloni. Il tutto sembra sia stato dipinto e concepito da una mente alterata e visionaria, capace di immaginare uno scenario contornato da vulcani eruttanti nuvole di fumi verdi, che disegnano curiose figure su un cielo rosso zeppo di pianeti ed astronavi. Colpa di semplici cannabinoidi o anche di qualche allucinogeno? Io tenderei ad optare più per la seconda ipotesi.
Musicalmente lo stile dei Galactus 77 abbraccia lo Stoner Rock più ispirato agli anni '70 e, in misura minore, il Doom. Immaginate un riffing che trae spunto dal Rock And Roll fino addirittura al Blues, appesantito nei suoni e rallentato al limite del Doom, il tutto immerso in un'atmosfera fumosa e asfittica. Troviamo quindi chitarre acide e rancide, accompagnate da un basso distorto e da una batteria fantasiosa e mai monotona, ma soprattutto salta all'orecchio l'inconfondibile timbrica del singer Dan Hodgson, vero trademark dei Galactus 77. Pensate di farvi ogni mattina dei sani gargarismi col whiskey e fumare tutto il giorno come un turco: probabilmente nel giro di qualche tempo anche voi potrete far concorrenza a questo ragazzo.
"Empire Of The Eye" contiene sette pezzi irriverenti e diretti, fluidi e soprattutto facili da ricordare. Dalla title-track, posta in apertura, fino alla conclusiva "Maybe We Knew" non si assiste a nessuna variazione sul tema: tutto è perfettamente in linea, eppure non si tratta di un disco ripetitivo o monotono. L'ascolto scorre via liscio, senza grossi sussulti, una volta abituatisi alla voce, ma almeno non ci riserva brutte sorprese. Ci sono canzoni più rockeggianti e dinamiche, come "Greenbone", "Grandman" e la title-track, qualcuna straniante, tipo "I, Mastodon" e "Liquid Scratches", oppure più ragionata e forse lievemente meno diretta, ad esempio la lenta "Maybe We Knew", ma tutte portano l'inconfondibile marchio di fabbrica della band. Ciascuna composizione è grintosa a modo suo e non si trova ad assomigliare per forza alle altre, nonostante siano tutte accomunate dagli stessi elementi caratteristici.
Un disco che va ascoltato d'un fiato, senza sosta, tanto è compatto. Non ci sono pezzi clamorosamente geniali o migliori di altri: ciascuno riflette l'attitudine della band in maniera limpida e inequivocabile. Probabilmente la dimensione migliore dei Galactus 77 è quella live: immagino che sul palco i nostri riescano a coinvolgere il pubblico più ancora che su disco, ma chissà se sarà mai possibile averne la conferma stando qui in Italia. Io lo spererei vivamente.
A parte gli amanti del genere, questo disco potrebbe interessare un pubblico più vasto, anche lontano dal Metal, ci mancherebbe, proprio grazie alla carica che sprigiona unita ad un approccio rockeggiante. Che altro dire: produzione e registrazione sono ben più che azzeccate, la veste grafica è da ammirare, nonostante manchino i testi, per cui le buone premesse ci sono eccome. Speriamo di rivedere presto questi quattro pazzoidi con un altro bell'album e un seguito maggiore.
(BRN - Agosto 2004)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail: astralmisery@yahoo.ca
Sito internet: http://www.galactus77.com/