FURZE
Necromanzee Cogent
Etichetta: Apocalyptic Empire Records
Anno: 2003
Durata: 72 min
Genere: black/doom metal orrorifico
Dopo essersi ritagliato uno spazio tutto personale nella prolifica
scena black norvegese, grazie al curioso MCD "Trident Autocrat", Woe J.
Reaper ha deciso di stupire nuovamente con la pubblicazione, nel 2003,
del full-length "Nercomanzee Cogent". Pubblicato sempre dalla
Apocalyptic Empire Records, il nuovo lavoro di Furze ha dimostrato di
avere tutte le carte in regola per non passare inosservato. Cercherò di
analizzarlo al meglio, sebbene non sia un'impresa facile!
La copertina ha un artwork minimale. Il libretto contiene tutti i testi ed una foto dell'artista, in tradizionale corpsepaint.
Il CD è idealmente diviso in quattro sezioni, chiamate proprio
lati, come se si trattasse di un doppio LP. Il lato A, chiamato "Side
Lust", è costituito da due canzoni: "Séance" e "For The Lust Of
Darkness". La prima, introdotta dal inquietante cantato a cappella di
Mr. Reaper, si tramuta in breve in un brano funereo, lentissimo ed
odioso. I vocalizzi si fanno sempre più marci e riverberati, mano a
mano che "Séance" avanza nel suo incedere sepolcrale. L'arrangiamento è
basilare, così come tutta la struttura compositiva. Sul riffing
ossessivo di basso e chitarra, si distingue il suono di un organo.
Insomma, un brano molto oscuro, che comunque reca impresso su di sé il
marchio indelebile di Furze (vi rimando alla recensione del MCD
precedente, per avere un quadro complessivo della poetica
dell'artista).
"For The Lust Of Darkness" segue abbastanza le coordinate della
traccia precedente: introduzione malata a base di chitarra zanzarosa,
corpo della canzone dai forti connotati doom. Rispetto a "Sèance" si
nota una maggiore risolutezza, una vis più combattiva, ma né paga un
po' il potenziale atmosferico. Mr. Reaper continua a blaterare, a
strillare, a sussurrare in maniera folle: è un qualcosa di spaventoso!
A metà, il brano accelera: se non fosse per il tipo di vocalizzi e per
il suono delle chitarre, si sarebbe sul territorio del doom puro. Molti
passaggi di "For The Lust Of Darkness" mi fanno venire in mente i primi
lavori di Paul Chain.
Il lato "Reap" include un'unica canzone: "Dødsrikets Fremtred". Anche
in questa occasione troviamo tutta una serie di riff lenti e
striscianti, di buon valore. Le atmosfere di oppressione e di
desolazione sono terribili, amplificate da una qualità di registrazione
abbastanza amatoriale. Eh no, non è un ascolto facile, questo nuovo CD
di Woe J. Reaper! Fortunatamente qualche accelerazione viene in aiuto
al povero ascoltatore, ma sono solo delle misere boccate d'aria prima
che le spire del doom si restringano nuovamente sul malcapitato! Queste
accelerazioni sono anche i momenti più black della canzone: se non
fosse fuori contesto, direi che suonano quasi epiche! In "Dødsrikets
Fremtred" non ci sono passaggi tecnicamente complicati. Ciò nonostante,
la struttura della composizione risulta relativamente varia.
Passiamo ora al lato "Lead". "Leizla" è un bellissimo brano black,
dalla ritmica cadenzata. No, non troverete mai blastbeat nei lavori di
Furze. Ci troverete però tanta creatività, e "Leizla" ne è la
dimostrazione. L'esecuzione è istintiva come sempre, ed anche le
sonorità mantengono intatte il loro alone spettrale. Dopo una nuova
sezione doomegiante, "Leizla" riprende il suo incedere ostinato e
cattivo.
Ancora più accattivante è "Necrosaint Black Metal". E' la traccia
più corta dell'intero album, di conseguenza la più accostabile. Il
black metal classico viene affiancato da echi di Mortuary Drape dei
primordi, e dai tanti richiami ai gruppi che hanno voluto unire musica
metal ed orrore.
Anche "Silver Starlight" è relativamente veloce, considerata
nell'ottica di questo CD. Un altro viaggio nella dannazione, targato
Furze.
A concludere il tutto, "Sathanas' Megalomania". Questa lunga suite
occupa per intero il lato "Bole", ed è probabilmente l'episodio più
estremo del gruppo. Estremo, non come velocità o impatto. E' un delirio
lungo ventitre minuti. Non si tratta della classica suite dei gruppi
black più intellettuali, e nemmeno di un monotono episodio di tastiera.
E' una successione di momenti musicali (sette, per la precisione), che
potrebbero essere descritti come gocce stillate dall'essenza dei Furze.
Considerato il fatto che, nel libretto, è sempre segnalata la data di
composizione, si intuisce che "Sathanas' Megalomania" altro non sia che
un collage. Le varie sezioni sono state composte infatti tra il 1995 ed
il 2001. E' vero che questo vale anche per molte altre tracce (parti di
"Séance" risalgono addirittura al '92!), ma la composizione finale di
"Necromanzee Cogent" è un qualcosa di incredibile. Una vera e propria
tortura, incisa sui solchi virtuali del CD! La melodia è accennata, e
decostruita.
Ascoltando "Necromanzee Cogent", mi sono chiesto di volta in volta
se Woe J. Reaper fosse un genio o fosse un babbeo. Rispetto a "Trident
Autocrat", l'artista ha compiuto tutta una serie di passi indietro come
qualità di registrazione, o precisione nell'esecuzione. Cambiamenti in
peggio talmente sensibili da non poter essere altro che voluti. La
musica di questo CD sembra la versione corrotta di quella proposta
nell'album precedente. La definizione "Black Metal Necrosis", che
appare sul retro del libretto, è quindi quanto mai azzeccata.
"Necromanzee Cogent" è un disco assolutamente ostile, che non può
coinvolgere l'ascoltatore: può solo disturbarlo. Questo non sia inteso
in chiave negativa, in fondo la musica di Furze affonda le sue radici
nel black metal dei primi anni '90. Ed il black metal, quello vero, non
è fatto per le orecchie di tutti. Deve suscitare sensazioni di disagio!
La dilatazione dei ritmi, l'atmosfera perennemente glaciale ed
opprimente, potrebbero incontrare i favori dei fan della black ambient
più estrema. Insomma, musica perversa per animi perversi!
(Hellvis - Novembre 2005)
Voto: 7.5
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