FUNERUS
Festering Earth

Etichetta: Ibex Moon Records
Anno: 2004
Durata: 29 min
Genere: death


I Funerus cominciano in tre la loro carriera nel 1994: Brad Heiple (voce e chitarra), Jill Daily (basso), Jason Foust (batteria). Dopo aver riscontrato un certo successo suonando in vari locali e aver registrato un demo, il cantante decide di abbandonare il gruppo. Dopo quasi 10 anni di assenza dalla scena musicale, i Funerus ritornano con un full length e una nuova formazione (o quasi...) alla quale oltre alla bassista Jill (ora McEntee) e al ritrovato cantante Brad Heiple, si aggiungono anche John McEntee (chitarra) e Kyle Severn (batteria) degli Incantation.
L'album "Festering Earth" è letteralmente esplosivo: un concentrato di inquietudine e violenza. I testi sono molto cupi e sofferenti. Riff pesanti e ostinati accompagnano l'ascoltatore per tutto l'album. Già la prima canzone "In The Trees" inquieta l'ascoltatore prima con un intro di basso accompagnato dai piatti della batteria, poi si butta in un riff veloce di chitarra, contornato dall'ottimo growl del cantante. La seconda canzone della tracklist è "D.N.R.". Il titolo è strano quanto il testo, la musica mette ansia con riff prima lenti, poi veloci e nervosi. La terza canzone "Stagnant Seas" promette bene sin dall'inizio, il groove di batteria è incalzante e accompagna riff duri per tutta la canzone. "Suffering Life" invece ha un inizio un po' alla Carcass, poi sfocia in un riff lento pesante e incazzato. Il growl del cantante è più che mai cattivo e la doppia cassa va come un treno. La quinta traccia "Nebulous Existence" ha un inizio un po' doom (anche se a dire il vero ci sono parecchie parti doomeggianti nell'album) e si lancia poi in un riff teso e pesante nello stesso tempo per poi finire nello stesso riff iniziale, con l'aggiunta però di un breve ed azzeccato fraseggio. "Polluted Excess" ha un inizio caotico, poi le chitarre e la batteria staccano e lasciano un piccolo spazio tutto alla bassista, per poi ripartire veloci e concludere il brano allo stesso modo. E' la volta poi di "Shade". La doppia cassa non si ferma mai (o quasi). E' la canzone più veloce di tutto l'album. "Web Of Deceit" inizia lenta e pesante per poi diventare veloce durante il cantato (questa è una delle canzoni che preferisco). L'ultima canzone "Festering Earth" è anche quella che dà il titolo all'album. Parte con un basso distortissimo, al quale si aggiungono chitarre altrettanto distorte. La canzone si fa pesante verso la fine e diventa sempre più lenta. Ingegnoso il fraseggio veloce su riff così lenti e soffocanti.
Le chitarre sono molto grezze, la batteria ha dei suoni molto pieni e belli e l'insieme crea atmosfere cupe e pesanti. Il libretto è semplice e scarno. Buona la produzione.
(Black Disease - Agosto 2004)

Voto: 7


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