FROZEN TEARS
Nights Of Violence
Etichetta: My Graveyard Productions
Anno: 2007
Durata: 49 min
Genere: heavy metal
Frozen Tears: il nome del gruppo porterebbe a pensare ad un gruppo
progressive, ma appena inserito il CD nel lettore e schiacciato "Play",
l'accostamento si rivela essere niente di più falso. I Frozen Tears
fanno heavy metal, cazzo, e che heavy metal! Siamo onesti: uno dei
componenti, il bassista, scrive per Shapeless, niente di più vero, ed
io, assieme alla mia band ho avuto il piacere di condividere il palco
in una serata metallica a Marzo... ma non per questo ho intenzione di
lodare una band della quale mi ero già fatto un ottima idea, visto che
il CD ce l'ho da prima che condividessimo tale serata e ci
conoscessimo!
L'heavy metal della band non è scontato come accade in molte
occasioni, partendo dalla voce di Alessio, che fortunatamente non è
troppo Halford-dipendente, anche se in alcuni frangenti potrebbe
richiamare alla mente il singer dei Judas. Onestamente lo preferisco
quando strozza la voce dandoci dentro con la cattiveria.
Le chitarre sono affilate quanto basta e il drumming possente è
fortunatamente vario e non si consolida sui tempi di doppia cassa
continui. Il basso lavora bene e di tecnica ce n'è tanta, peccato che
sia un po' schiacciato dalle distorsioni delle chitarre, ma d'altronde
il genere questo necessita e quindi accontentiamoci dei passaggi e
fraseggi che qua e là saltano fuori.
Le canzoni non sono immediate e immediatamente assimilabili, visto
che non si risovono in solo strofam bridge e ritornello - per fortuna
dico io, almeno la longevità del CD è garantita!
Come già accennato, le fonti d'ispirazione maggiormente richiamate
dalla musica del gruppo, sono da ricercarsi nei dinosauri del genere
(si vedano Judas Priest e Accept), ma con arrangiamenti più
cervellotici. Inoltre ho notato anche una certa modernità a livello di
riff che a volte mi ha ricondotto ai più moderni Nevermore.
Ora anche voi là fuori sapete a che tipo di gruppo e a quale genere
musicale vi troviate di fronte: sta a voi se continuare o meno a
leggere.
La partenza è affidata ad una alquanto oscura ed aggressiva
"Instability", che in fondo ha il compito di riassumere l'intero lavoro
nei suoi cinque minuti di durata. ci introduce un up-tempo,
contraddistinto da due riff metallici e granitici nello stile della
band. Alessio alterna vocalizzi halfordiane a parti più cattive meno
acute. Che dire, la testa ondeggia da subito e il ritornello è
veramente azzecato. Lapo, il primo chitarrista, ci regala ottimi
assoli. La parte centrale, arrangiata con una chitarra acustica di
sfondo che vanno a fondersi coi fraseggi di basso, e le salite dove si
intrecciano le chitarre evidenziano il distacco che la band prende dai
molto più statici Judas Priest.
La successiva "Queen Of Solitude" sottolinea quanto detto finora,
riuscendo a ritagliarsi un nuovo elogio, visto che intelligentemente la
band affida la prima parte della strofa a basso, batteria e voce per
sottolineare ancora di più la crescita sonora che arriva ad esplodere
nel ritornello, non subito di facile presa. Geniale la parte stoppata
centrale, carica di groove che ci introduce nell'assolo del buon Lapo.
"Hearth Of Stone" passa via, veloce come il vento, senza mostrare
nè pregi nè difetti. Statica e compatta, è solo un altro colpo diretto
allo stomaco.
"Don't Waste Your Time", invece, è da puro mosh metallico. Il groove
sprigionato dai riff fanno del pezzo un ottimo anthem che non avrebbe
affatto sfigurato nel troppo poco carico ultimo CD dei Judas Priest
"Angel Of Retribution". Tutto fila alla perfezione e il ritornello
credo che sia il più ruffiano scritto dalla band per questo CD.
"Who Am I?" gira intorno a tempi serrati di doppia cassa e urli
malefici, alquanto efficaci per dare quel tono di cattiveria, che ormai
è affidato al heavy metal. Monolitica e meno melodica rispetto le
precedenti ma come già detto un po' di cattiveria non guasta mai.
Discorso a parte per l'ennesima base dell'assolo, che grazie al groove
che va creandosi, valorizza oltre che l'assolo del sempre ispirato
Lapo, le capacità di tutta la band nel ritagliarsi parti strumentali
sempre azzeccate e mai banali.
"Fortress" è il pezzo che mi dice meno del lotto, diciamo che gira un
po' a vuoto, forse perchè essendo centrale nella scaletta del CD non ha
niente in più delle precedenti e niente in più delle successive.
Insomma ad ascolto ultimato del CD credo che questa sia il pezzo più
debole, malgrado il buon Massimigliano si danni l'anima infarcendo la
parte centrale con un ottimo fraseggio/assolo di basso. Anche il finale
improvviso, non mi fa cambiare il mio giudizio.
Con "Stories" si torna in carreggiata con un altro pezzo che farà
la gioia di defender più incalliti. Si sfiora il power metal in alcuni
frangenti, dove la velocità è veramente elevata e la batteria corre
sulla doppia cassa. Come al solito la parte centrale strumentale dove
si poggia l'assolo di Lapo è architettata per non lasciare prigionieri,
cosi come l'uscita da tale parte caratterizzata da un cantato superbo.
Che dire? Altra cartuccia sparata e altro centro.
"Child's Prayer" è la canzone che più avvicina la band ai Nevermore,
forse perchè la voce ricalca le orme delle melodie di chitarra come
spesso fa mister Dale. Il pezzo è il più difficile, secondo me, da
assimilare, visto che tra stacchi e melodie che si intrecciano e tempi
meno lineari di batteria, la complessità è elevata. Come accade sempre,
poi, vedrete che saprete apprezzare anche questo pezzo, magari
giudicandolo come il più difficile ed elaborato del gruppo.
Abbandonati i tecnicismi, si arriva alla fine del CD in modo egregio
con due pezzi che più o meno seguono la stessa linea, ovvero la
semplicità e l'orecchiabilità che fecero la fortuna di Judas Priest e
Accept. "The Prison", a parte l'inizio affidato alle dita di
Massimiliano, si trasforma in un classico heavy metal con tanto di
urlettini strangolati che faranno la gioia dei vecchi metallari. Stessa
filosofia per la successiva e bonus track "Run If You Can" (nella quale si segnala il lavoro alla chitarra dell'ospite Simone Mularoni - nd Hellvis), cover ideale per indurre l'ascoltatore a premere nuovamente "Play" per tornare a cibarsi di ottimo heavy metal made in Italy.
Frozen Tears, acquisto obbligato per chiunque apprezzi le sonorità
classiche, che suonano ovviamente molto più moderne grazie anche ad una
produzione ottima a cura dei Fear Studio, studi specializzati in heavy
metal, visto che anche i vari Labirinth, Vison Divine, Eldtrich ci sono
passati più di una volta per produrre i propri CD.
(Hellcat - Aprile 2006)
Voto: 8
Contatti:
Mail Frozen Tears: info@frozentears.it
Sito Frozen Tears: http://www.frozentears.it/
Sito My Graveyard Productions: http://www.mygraveyardproductions.com/
E che altro aggiungere? Una recensione come quella di Hellcat parla chiaro! E allora lasciamoci trascinare dalle bordate musicali dei Frozen Tears, che in barba al loro nome sono "caldi" come pochi. E lo stile vocale del cantante non è poi così halfordiano come potrebbe sembrare, o almeno questa è la mia opinione. Ah, qualcuno mi ha fatto rilevare che in realtà i Frozen Tears non propongono nulla di nuovo. Beh, e che problema c'è? Loro suonano heavy metal, e pure al passo con i tempi. Ma è pur sempre heavy metal. L'heavy metal ha dei canoni che vanno rispettati, e se le divagazioni fossero troppo si farebbe prima a parlare di un altro genere. Quindi, cari lettori, qui c'è pane per la vostra insaziabile fame di metallo! Seconda grande uscita per la My Graveyard!
(Hellvis, aprile 2007)
Voto: 8