MARTY FRIEDMAN
Scenes
Etichetta: Shrapnel / RoadRunner
Anno: 1992
Durata: 40 min
Genere: Rock / New Age strumentale
Certo che di cose in casa Friedman, dal debutto "Dragon's Kiss", ne erano
cambiate. I Cacophony si erano sciolti dopo il secondo album "Go Off!", nel
1989 venne diagnosticata l'ALS all'amico Jason Becker, che nel giro di pochi
anni l'avrebbe portato alla paralisi totale. Quindi un periodo di forte
crisi per Marty, addirittura lessi da qualche parte che sarebbe arrivato al
punto di volersi tagliare i capelli e momentaneamente mettere da parte la
musica, per trovarsi un lavoro "serio".
Ma la svolta era dietro l'angolo, perché sua acidità Dave Mustaine, dopo
aver cacciato l'ennesimo chitarrista (questa volta toccò a Jeff Young),
decise, da una rosa di tre chitarristi, di arruolare Marty come nuovo
chitarrista dei Megadeth. Bisogna precisare però che gli altri due non
accettarono la proposta, erano Jeff Waters dei grandi Annihilator e Dimebag
Darrell degli allora pseudo-esordienti Pantera.
Il fatto di essere entrato nei Megadeth diede nuova linfa vitale anche alla
sua carriera solista, ferma da quattro anni.
Una cosa è certa, "Scenes" è un nuovo inizio, taglia quasi completamente con
gli eccessi tecnici del passato, mantenendone però tutta la grande
personalità. Se non sbaglio, risulta essere anche l'album più venduto di
Marty, trascinato in alto dal mastodontico successo di "Countdown To
Extinction" dei Megadeth.
Questa volta il lato tecnico dello strumento è stato totalmente messo a
favore degli arrangiamenti, atmosferici e maestosi come mai, ma che facevano
già parte del DNA di Marty, ricordate "Namida (Tears)" e "Forbidden City" da
"Dragon's Kiss"?
Credo che la sensazione di equilibrio che regna in "Scenes" rappresenti
pienamente il momento di grande serenità, almeno artistica, di Marty.
Canzoni come la liquida "Tibet", con all'interno il pezzo più rock
dell'album, "Angel" o la malinconica "Realm Of The Senses", ti danno l'illusione
di poter aprire le braccia, e volar via su immense distese di emozioni dove
tutto è concesso. "Triumph", la traccia posta in chiusura, non è altro che
la meravigliosa "Thunder March" che chiudeva "D.K.", riproposta in chiave
atmosferica e spogliata di buona parte degli assoli. In tutta onestà,
nonostante sia riuscita, preferisco la versione vecchia, che mi coinvolge
maggiormente.
Marty poi si prende il lusso di ospitare in fase di
produzione (solo nei primi quattro brani) Kitaro, famosissimo compositore New
Age giapponese, che contribuirà non poco alla riuscita dell'album.
Con questi requisiti "Scenes" è un disco riuscito, c'è tutta la passionalità di
Marty concentrata in 40 minuti, solo gli integralisti (paraocchi forever)
potrebbero restare delusi dalla massiccia presenza delle tastiere suonate da
Brian BecVar e dal fantasma Nick Menza che compare alla batteria in poche
occasioni.
Per me "Scenes" rimane sino ad ora l'album migliore di Marty, non c'è una
sola caduta di tono, molte sbavature che in passato non mi convincevano ora
sono assenti, ma questa è solo una mia opinione. Per chi ama Marty, "Scenes"
è l'ennesima dimostrazione della camaleontica personalità dell'artista,
mentre per chi ancora non lo conosce e cerca della musica dall'alta
percentuale virtuosistica, deve andare nel passato e prendersi "Dragon's Kiss" oppure
i Cacophony.
(carma1977 - Giugno 2003)
Voto: 9
Contatti:
Sito internet: http://www.martyfriedman.com/
Di metal qui non c'è praticamente nulla, ma non è certo un problema vista la bellezza delle canzoni! Questo è un album da ascoltare quando ci si vuole rilassare dimenticando tutti i casini: basta sedersi, mettere su "Scenes" e ci si gode una pace spettacolare. Ah, non concordo col carma, io preferisco "Triumph" a "Thunder March", ok, è più fighetta, ma mi piace troppo.
(teonzo - Giugno 2003)
Voto: 9