FLESH DIVINE
Necropolis

Etichetta: Perennial Quest
Anno: 2003
Durata: 42 min
Genere: death/thrash metal


Per lungo tempo i Flesh Divine non stati altro che un progetto laterale. Infatti i suoi componenti fanno parte di altre band. Il leader Brother Justice (voce) anche noto come M50 dei Gurkkhas, discreto combo death francese. Assieme ai compagni Necrophis (chitarre e tastiere), Nemesis (batteria) e Legacy (basso) ha inciso un demo nel 1999. Il suo titolo "Uranium Corporation" e ne sono state distribuite solo 50 copie a riviste specializzate. Nonostante i buoni responsi, i quattro si sono temporaneamente divisi. Gli impegni con le band principali hanno fatto passare in secondo piano questo progetto. Nel 2002, Brother Justice e Necrophis hanno deciso che era giunto il tempo di trasformare i Flesh Divine in qualcosa di pi serio. Come primo passo, la band ha firmato un contratto con l'etichetta francese Perennial Quest Records. Successivamente ha registrato il suo primo album ufficiale, "Necropolis".
Il CD si apre con la breve introduzione "Across The Bridge", la quale sfocia nella prima traccia intitolata "Sun". Si tratta di un discreto esempio di death melodico. La registrazione non molto potente pertanto penalizza il risultato finale. Eppure sin dal primo ascolto si nota che i musicisti sanno suonare e costruire buoni arrangiamenti. I punti di riferimento sono il death melodico svedese e qualche sprazzo di heavy metal.
"Enirak" aperta da una gorgogliante voce narrante e da una serie di accordi acustici. Si tratta di un mid-tempo molto scandito e marziale, con qualche eco di musica folk. Sicuramente pi personale rispetto al brano di apertura. La voce di Brother Justice un gutturale profondo che non disdegna di liberarsi in un vocalizzo lamentoso. Le tastiere di Necrophis regalano un tocco seventies alla composizione.
Tutte le tracce sono legate fra di loro o da passaggi narrati o da effetti sonori. La musica conduce l'ascoltatore in un immaginario regno oscuro, creando efficaci atmosfere fantasy.
"Past Future" un brano aggressivo, caratterizzato anch'esso da frequenti passaggi simil-folk o medievaleggianti. Questa la classica traccia spaccaossa di derivazione thrash che sarei curioso di ascoltare dal vivo. La perizia musicale dei musicisti infatti indiscutibile ma la registrazione ha reso i suoni troppo morbidi. Il basso in particolare quello che ha subito il peggior trattamento: la sua resa sonora non mi piace per niente. L'ascoltatore riesce comunque a rendersi conto del valore della canzone.
La toccante "My Story" stempera la violenza della traccia precedente. Lenta, accompagnata da un disteso arpeggio, cantata dalla deliziosa voce femminile dell'ospite Melo. Una voce sussurrata, in perfetto stile francese. I Flesh Divine dimostrano di saper creare anche atmosfere evocative e malinconiche. Molto buono il lavoro di Necrophis alla chitarra: i suoi assoli non sono per nulla virtuosi ma risultano irresistibilmente melodici.
"Cold" ci riporta su lidi pi dinamici: la ritmica thrash, la chitarra d'accompagnamento si prodiga in nervose scariche elettriche. Questa canzone si fonde con la successiva "Procession" che riprende il tema popolare "Rose Of Scotland" (avete presente l'introduzione di "Tunes Of War" dei Grave Digger, oppure l'inno degli highlander prima di un match di calcio contro l'Inghilterra? Beh, la melodia quella l).
"Pulse" parte improvvisamente con tutto il suo carico di violenza. A differenza di tanti brani qua presenti non caratterizzato da una melodia strumentale spiccata. Si tratta di una delle prove pi classicamente thrash dell'intero "Necropolis".
Dopo una curiosa sezione intitolata "The Monkey's Delirium Tremens" la band riparte con "Silence". Questa s che una canzone figa! Nonostante non sia scevra da un certo "dej audi" un valido esempio di grinta mista a melodia. Buona prova.
Il death classico ha il suo tributo con la breve "A Place Where". La composizione sulla falsariga di quelle dei Six Feet Under, con un riff ritmico di una nota sola. La malinconica "End Of Time", strumentale di chitarra e tastiere, conclude "Necropolis".
C' tempo per per una bonus track, tratta dal demo d'esordio dei Flesh Divine: "Dreamland". Introdotta dalle note maestose della tastiera, riprende il tema di "O Fortuna Velut Luna" dai Carmina Burana di Carl Orff. Improvvisamente parte un riffone thrash molto slayeriano. La qualit di registrazione incredibilmente superiore a quella dell'album. In questo caso potente e rende giustizia ai Flesh Divine. Scommetto che neanche la band ha apprezzato molto il mixaggio di "Necropolis". "Dreamland" si riassume in uno strumentale senza infamia e senza lode.
"Necropolis" il parto di una band normale, molto professionale ma priva di quel qualcosa in pi. Non si pu certo dire che il disco sia brutto, ma aspettarsi chiss cosa sarebbe esagerato. Gran parte delle scelte compositive dei francesi sono state gi utilizzate centomila volte da altre band. Il caso di "Silence" emblematico: una bella canzone che si lascia ascoltare, per di canzoni simili ce ne sono a migliaia. Consiglio ai Flesh Divine di personalizzare la loro proposta musicale e di cercare qualcuno che gli garantisca una registrazione pi potente. Suggerito a chi apprezza il death/thrash melodico.
(Hellvis - Ottobre 2003)

Voto: 7


Contatti:
Sito Flesh Divine: http://fleshdivine.site.voila.fr/
Mail Perennial Quest Records: jean_marc.werly@club-internet.fr
Sito Perennial Quest Records: http://perennialquest.free.fr/