FIRST HUMAN FERRO (FEAT. KENJI SIRATORI)
Adamnation

Etichetta: Eibon Records
Anno: 2006
Durata: 48 min
Genere: dark/ambient


I First Human Ferro fanno parte di tutta quella schiera di gruppi dediti all'estrema ricerca musicale, melodica e compositiva, a cui sembra attingere a piene mani la Eibon Records da qualche tempo a questa parte, accordando loro fiducia e donandogli possibilità e credibilità internazionale. Bellissimo il packaging; copertina in cartone, completamente incentrata ed assorbita dal nero ed il rosso, con in primo piano tetri figuri dal volto animalesco. L'oscurità ed il tetro prendono letteralmente il sopravvento donando al tutto un non so che di mistico, primordiale, assolutamente angosciante ed angoscioso. Sinceramente è difficile immaginarsi quel che ci aspetta durante l'ascolto di questo CD: tutte le canzoni, se così è ancora lecito chiamarle, hanno una durata notevole ed uno sviluppo lento, sinuoso ed assolutamente avvolgente.
Rumori di fondo riempiono in gran parte lo spettro uditivo lasciando filtrare ogni tanto brevi accenni melodici, strumentali o vocali, come nella prima track "One Mile Of Insanity", dove il lungo e perpetuo dialogo in giapponese viene letteralmente sovrastato da suoni di ogni genere, rendendone la comprensione più o meno nitida e fluente, solo nei momenti più introspettivi e scevri da rumori assordanti ed annichilenti, come se qualcuno stesse cercando di comunicare un qualcosa o stesse solo cercando di farsi sentire, durante l'ora di punta nel bel mezzo di una folla confusa e assordante; incredibile.
"Cadaver City" ti trasporta invece dentro una grande cattedrale; statue di santi e dipinti ingialliti ti circondano, tu sei lì, solo, seduto su di una panca al centro della navata; mentre in fondo, vicino all'enorme altare, di fianco al secolare organo a canne, giovani fanciulle sono intente a provare ed inneggiare inni sacri. Quasi non le senti, fanno parte di te e del tuo pensiero, aiutandoti nella ricerca di una concentrazione oramai perduta, che la routine e la vita di tutti giorni hanno contribuito a celare, nascondere e rendere difficoltosa. I vocalizzi sicuri, le brillanti melodie e le brevi ma decise note di organo ti donano nuova sicurezza, ripulendo il tuo inconscio ed aprendo la tua mente a nuove esperienze. Il viaggio sembra lungo, costellato di insidie e drammi interiori, ma la salvezza sembra comunque vicina ed a portata di mano: celestiale.
Con "Chameleon Horizon" veniamo incredibilmente catapultati nel bel mezzo di un vastissimo mercato orientale: carri che ti passano vicino, bancarelle zeppe di cianfrusaglie accatastate ovunque, centinaia, migliaia di individui che ti circondano, ti urtano, ti parlano in lingue incomprensibili; odori ed effluvi marcati e nauseabondi; il caldo soffocante e l'atavica mancanza di aria pulita; e tu lì completamente solo, impassibile, racchiuso in un mondo che non sembra considerarti e per cui non sembri avere nessuna importanza. Potresti urlare, lamentarti, dar libero sfogo ad ogni tua inibizione, ma tutto questo non ti renderebbe visibile, anzi.
In "Camouflage" il rumore prende il sopravvento: un muro inconcepibile di suoni, lunghi passaggi senza inizio e fine, freddi, innaturali, ricchi di artificiosità e non senso, capaci comunque di travolgerti e colpirti con una ferocia così incredibile da lacerarti la carne e lo spirito. Un'improvvisa caria emotiva destabilizzante e fuori dall'ordinario; quindi ti trovi lì, a terra, quasi senza sensi e senza la minima forza e possibilità di movimento, tutto sembra perduto e la fine imminente, ma laggiù tra tetre maree di nero ed oscurità, un piccolo, flebile raggio di luce, sembra pian, piano farsi spazio, arrancando nel buio, donando via, via, al tutto una nuova identità. Di nuovo quei canti, quelle dolci voci e quelle fluide melodie, ed allora rinasce in te la convinzione, la sicurezza, che il tutto non può finire lì, in quel preciso momento, ma che, con forza e convinzione, facendo uso di tutto ciò di cui sei capace, il rialzarsi non dovrà trovare difficoltà, l'energia e la vitalità torneranno necessariamente ed il buio, ed il nero, fino a quel momento insormontabili non avranno più ragione d'essere e diverranno un altro, semplice ostacolo da superare; "Spiralworld".
Trovo veramente difficoltà ad avvicinarmi a questo genere di sonorità. Lunghi brani senza capo nè coda, dove gli accenni musicali sono totalmente inesistenti, o così ben nascosti tra le masse di rumore, da risultare quasi incomprensibili. Eppure, ascoltando il tutto con attenzione e giusto spirito, è possibile cogliere una certa logica di fondo, un certo non so che, capace di rendere ogni singola traccia atta a completare un unico disegno, un'unica soluzione finale. La musica, purtroppo, o almeno come la intendo io, a veramente poco a che fare con i First Human Ferro, rendendomi quindi impossibile indicare un voto, ma ciò non vuole allontanare nessuno da questo tipo di esperienza. Le immagini e le sensazioni evocate da questo magico ascolto sono molteplici e di diversa natura, ed allora perché non provare ad entrare nello strano mondo di questi quattro ucraini. Niente paura.
(Pasa - Settembre 2007)

Voto: s.v.


Contatti:
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Sito First Human Ferro: http://www.myspace.com/firsthumanferro

Sito Eibon Records: http://www.eibonrecords.com/