FINAL PRAYER
Right Here, Right Now
Etichetta: Let It Burn Records
Anno: 2006
Durata: 28 min
Genere: hardcore/metal
I Final Prayer giungono a noi da Berlino. Si sono formati nel 2003
dalle ceneri di band già attive e conosciute nell'underground
berlinese. Dopo l'entrata in pianta stabile di un secondo chitarrista e
di un vocalist la band ha iniziato ha lavorare seriamente a dei pezzi
propri e nel 2004 ha fatto uscire un primo demotape "1st Round
Knock-Out", in sole 300 copie presto vendute. Nel 2005 hanno
partecipato ad uno split CD con i CrisisNeverEnds per la Punchline
Productions, suonando numerosi show di spalla ad Agnostic Front,
Hatebreed, Heaven Shall Burn, Walls Of Jerico e molti altri.
All'inizio dell'anno in corso il gruppo è entrato in studio ed ha
registrato per la Let It Burn record il proprio CD di debutto, questo
"Right Here, Right Now" appunto.
La confezione è molto particolare, la commistione tra il rosso ed
il nero in copertina colpisce subito all'occhio: un ragazzo africano
dal volto sconvolto dal dolore giganteggia in primo piano con in
sottofondo i grattaceli ed i palazzi, a guardare; il tutto sovrastato
da un cielo rosso sangue. Forse dai connotati leggermente spartani e
basilari ma dal forte impatto emozionale.
Ho avuto modo di recensire recentemente gli Under Siege, loro cugini di
etichetta, e pensavo vivamente che la musica dei Final Prayer seguisse
le stesse coordinate, ma mi sono dovuto ricredere. Appena la prima
traccia "Broken Mirror" è partita sono stato colpito da una violenza
inaudita; l'impatto molto live, chitarre distorte ma non eccessivamente
ribassate, vocals grezze, ruvide, propriamente hardcore, urlate, dalla
melodia appena percettibile; accompagnate da cori d'appoggio durante i
bridge e nei momenti principali, come i ritornelli.
"Out Of Content" e "The Anthem", i brani che seguono, non si discostano
di molto dal pezzo precedente se non per una maggior ricerca melodica,
soprattutto nei riff di chitarra, meno marziali, ma più fluidi, veloci
e ficcanti; convincenti i ritornelli, melodici e dai refrain
immediatamente memorizzabili. La voce di Stephan è costantemente in
primo piano, urlata all'inverosimile, molto quadrata, a tratti sguaiata
ed allo stesso momento convincente ed appropriata ai pezzi in
questione.
La doppia cassa va ad aprire "Best Of Time", pezzo molto più
veloce dei precedenti, dove mi sembra di scorgere tra le note certe
reminescenze thrash e metal; a tratti infatti mi tornano alla mente i
seminali Stayer. Ho ascoltato più volte il brano e devo dire che ogni
volta mi ha dato la stessa impressione, non so, forse per il riff di
chitarra dietro le ritmiche, freddo e chirurgico.
L'impatto e la decisa intensità non calano nemmeno nei brani che
seguono. A strofe furiose e veloci si frappongono stacchi più pesanti e
cadenzati, come in "Guilt Trip" o come in "No Place To Turn", dove le
chitarre si fanno decisamente più fluide e meno opprimenti.
"Always On Top" ed "Empower" scorrono via velocemente, non
aggiungendo niente di nuovo ai connotati principali dei Final Prayer,
diversificandosi dal resto solo per una maggior velocità esecutiva.
Il penultimo brano del CD in questione è "First World Down First",
contraddistinto da un testo molto politicizzato e contro ogni forma e
tipo di schiavitù che affligge l'umanità.
"Right Here, Right Now" si conclude quindi con "One By One", così come
è iniziato: urla feroci, chitarre opprimenti, distorte ma ben delineate
e ritmiche precise ed in linea con il tutto.
Come ho già scritto in precedenza, pensavo di trovare in questo
primo lavoro dei tedeschi Final Prayer una maggior influenza metal,
soprattutto per quel che riguarda l'uso ed il suono delle due chitarre;
così non è sicuramente stato, a parte qualche sporadico momento e
passaggio. Il suono dei cinque ragazzi di Berlino è prettamente ed
esclusivamente hardcore, nel significato dei testi, peraltro molto
espliciti; nelle vocals, dal forte impatto emotivo, ma dall'assoluta
mancanza di una qualsiasi ricerca melodica; nei rifferama, sempre molto
simili a se stessi, pronti solo a colpire l'ascoltatore ed a scatenare
il mosh; nelle singole strutture dei brani, molto semplici e lineari -
strofa, ritornello, strofa, ritornello - ricadendo sempre nelle solite
soluzioni. Non voglio dire con tutto questo e non penso assolutamente
che questo lavoro non meriti un ascolto. Sono ventotto minuti che
scorrono piacevolmente ma che purtroppo alla fine ti lasciano ben poco.
I Final Prayer sono sicuramente un gruppo da gustarsi in sede live,
dove la loro rabbia ed il loro slancio troveranno libero sfogo, ma
hanno ancora un po' da lavorare per risultare pienamente convincenti in
studio.
(Pasa - Giugno 2006)
Voto: 6.5
Contatti:
Mail Final Prayer: fullcontact@finalprayer.de
Sito Final Prayer: http://www.finalprayer.de/
Sito Let It Burn Recors: http://www.letitburnrecords.com/