FEAR TRADERS
Obsession

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 46 min
Genere: thrash metal


Come ogni band che si rispetti, anche i Fear Traders hanno affrontato numerose traversie per arrivare alla formazione attuale. Riassumendo, dal 1999 a oggi si sono succeduti cambi di elementi a go-go, un demo di quattro tracce, e tanta voglia di fare buona musica.. Prima di spulciare pregi (parecchi) e difetti (pochi) di ogni traccia, c'è da fare una premessa: questi ragazzi hanno capito che non servono canzoni di dieci minuti per impressionare l'ascoltatore. Anzi, se le canzoni sono ben studiate anziché essere un'accozzaglia di riff che più o meno stanno bene assieme, il gioco è fatto. Questo è il segreto per fare un promo o album vincente. La produzione del lavoro in questione è buona: la chitarra e la batteria fanno la parte del leone (sono bilanciate ottimamente), il basso sostiene l'ossatura del pezzo timidamente e, quando serve, con un colpo di reni salta fuori anche lui, con pregevoli abbellimenti. Come ultimo, le canzoni sono scritte bene, compatte e senza troppi orpelli o stacchi che distolgano l'ascoltatore, e soprattutto la loro durata media è di tre, quattro minuti. Il CD si apre con un'introduzione sulla quale si può anche passar oltre. L'album entra nel vivo con la seconda traccia, "Under My Aggression", canzone che subito sgomita per colpirci con la sua irruenza. Il ritornello è abbastanza coinvolgente; la voce sulla strofa mi sembra un po' troppo tirata, quasi affaticata, ma in fondo siamo solo all'inizio. Come nelle migliori tradizioni thrash, l'assolo del chitarrista Francesco gioca la carta della melodia. Unico neo, la seconda voce, che per il mio modesto parere non convince. Sarà il tono cavernoso o l'equalizzazione troppo alta, ma la seconda voce, del bassista (credo!), non mi piace.
"Obsession" è uno dei miei pezzi preferiti. La voce è più chiara, meno strozzata, le ritmiche compatte e massicce sono un vero pugno nello stomaco (avete presente gli Angel Dust!?), e si contrappongono al passaggio arpeggiato più soft che ci porta al ritonello. Grande anche il bridge dove la melodia vince su tanta violenza. Un ottima canzone dove soluzioni armoniche, difficolta di esecuzione ed arrangiamenti complessi ammaliano l'ascoltatore.
"Black Jack Death", conferma nuovamente le mie idee, nei pregi e nei difetti. La perizia chirurgica con cui questi ragazzi scelgono i riff per le loro canzoni è disarmante. La batteria, finora mai citata, non sbaglia un colpo né qui, né altrove. La fantasiosa elaborazione delle canzoni, sempre sotto i quattro minuti di durata, aggiunge punti al giudizio globale del CD. Altro neo, a volte, è la voce che non sempre pare azzeccare la strada giusta. "Your Face On The Blade", dall'intro marziale e dai doverosi complimenti al bassista, vede finalmente una voce protagonista.
Il termine di paragone, da qui, alla fine del CD, è il Dave Mustaine del periodo "So Far, So Good, So What!". Alessio, il cantante, riesce veramente a impressionarmi e convincermi soprattutto nel ritornello e sul finale, quando dei falsetti, forse più indicati, scalzano definitivamente la seconda voce - non me ne vogliate, ma proprio ci stà male (parere strettamente personale!!!)
"Halls Of The Blinds" è la classica canzone di transizione, che nulla toglie o aggiunge a quanto scritto finora. "Dressed In Black" è un up-tempo maligno, molto vicino ai Megadeth come struttura delle canzoni e del cantato. Molto interessante il rallentamento con tanto di cantato sussurato. Forse questo è l'unico pezzo dove la seconda voce la trovo indicata: una bella accoppiata,finalmente! Da segnalare anche il finale in crescendo con un bel solo un po' malinconico.
Con "Demon" le atmosfere si smorzano un po'. Già l'intro affidata ad un arpeggio di chitarra e basso fa presagire una certa pacatezza...Fortunatamente veniamo smentiti dal riff schiacciasassi "panterizzato" che ci esplode in faccia a metà brano, per poi ritornare sulla parte lenta iniziale. Il pezzo vanta anche un assolo molto bello e un finale al cardiopalma, ascoltare per credere.
"Glasswall" è il pezzo peggiore del CD, molto stereotipato, e soprattutto si perde un po' tra le strofe; discorso differente per il ritornello che ha un refrain pauroso, peccato per il resto.
"Close Your Eyes", come la precedente, soffre un po' di stanchezza compositiva (per il sottoscritto): riff stoppati terzinati, up-tempo e crescendo a seguito, rallentamenti vari... tutte carte già giocate finora, che non impressionano più. Altro mezzo passo falso? Come detto prima, il calo che si avverte non deve essere visto come una critica puramente negativa. Il CD, come già ripetuto, è molto bello e visto che la media dei pezzi è alta, il calo va visto come il raggiungimento di un livello medio, se paragonato ad altri gruppi emergenti. "Close Your Eyes" è una strumentale che come unico difetto ha la posizione nella track list. Ovvero, io l'avrei posta semplicemente come outro, tutto qui! Dall'inizio arpeggiato con tanto di assolo sia acustico che non, il pezzo è molto bello. Come al solito la scelta dei riff è accurata e questo non può che giovare alle orecchie dell'ascoltatore.
"Unchained" è una sorpresa vera e propria. Inizia con toni smorzati, e procede su accordi distorti. Fin qui tutto ok... il fatto è che la melodia e il tiro del pezzo hanno poco a che fare con il thrash presentato fino a questo momento. Il ritornello è molto, ma molto canticchiabile e resta subito in mente, così come le chitarre che rincarano la dose. L'ennesimo pezzo vincente, che dà a questa band un ottimo biglietto da visita.
ECCO UNA CORREZIONE SEGNALATA DAL GRUPPO:
La track numero 11 si intitola "Unchained" ed è appunto l'outro (c'è anche scitto al contrario li vicino), mentre la track 12 che si chiama "Judgement Day" è una ghost track, inserita come "vecchia gloria" del nostro repertorio, ma come hai capito anche tu, assolutamente fuori luogo con il resto del CD e proprio per questo l'abbiamo nascosta.
FINE CORREZIONE

Continuate così...bravi!
(Hellcat - Agosto 2005)

Voto: 8


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