FEAR OF FOURS
Never Heaven

Etichetta: Valery Records
Anno: 2007
Durata: 48 min
Genere: prog metal


La recensione dei nostrani Fear Of Fours, curiosamente, parte da considerazioni molto simili a quelle che mi sono venute in mente parlando degli As Light Dies (che trovate proprio in questo aggiornamento, nd Danny Boodman): entrambi i gruppi, infatti, cercano di andare oltre gli schemi preconfezionati, tentando di creare qualcosa di nuovo attraverso la fusione di tanti generi ed influenze. Se, però, gli As Light Dies finiscono per perdersi in un pastrocchio senza capo né coda, i Fear Of Fours colpiscono perfettamente nel segno, registrando un lavoro magistrale che mi ha davvero sorpreso ed entusiasmato. D'altra parte i Fear Of Fours non sono certo dei signori nessuno, pur essendo questo il loro album di debutto: la band, infatti, è composta da Terence Holler degli Eldritch alla voce, Andrea Martongelli (Power Quest, Artemis) alla chitarra, Mirco Nosari e Marco Pivan (rispettivamente chitarra e batteria dei Mothercare), Giulio Bogoni (ex-tastierista dei White Skull) e il bassista Lucio Piccoli.
Bene, bando alle ciance inutili: parliamo subito di questa nuova perla della scena italiana. Che cosa suonano i Fear Of Fours? Non è certo semplice dirlo. Ho scritto prog metal perché questa potrebbe essere la matrice principale, ma in realtà la band ha un'abilità invidiabile, che permette loro di padroneggiare alla grande una pluralità di generi e di stili. "Craving For Light", per esempio, è uno splendido esempio di canzone potente, perfetta per l'apertura del disco e tuttavia ricca di particolari e melodia. Il riffing è roccioso e groovy, con un paio di passaggi dondolanti e sincopati che danno una botta d'adrenalina pura; la sezione ritmica è semplicemente perfetta, il piano di Bogoni introduce la canzone con delicatezza e sentimento, mentre la voce di Holler sorprende per la sua varietà. Come se non bastasse, il brano viene anche impreziosito da uno spettacolare assolo acustico che ricorda addirittura il flamenco. Quest'ultimo torna a farsi sentire anche nell'introduzione di "Edge Of Sanity", il secondo brano, che poi esplode in una deflagrazione di chitarre elettriche, magistralmente suonate, che spaziano fino a toccare lidi estremi.
"Blind" inizia con uno stile che mi ha fatto venire in mente gli ultimi Katatonia per poi assaltare l'ascoltatore con degli stacchi di furia assassina in pieno stile Opeth, con tanto di voce in growl, senza tuttavia risultare fuori posto, ma seguendo semplicemente la vena creativa del gruppo. Cosa aspettarsi dopo un pezzo del genere? Ma naturalmente una composizione acustica! "Home" è un gioiello di tristezza e delicatezza che potrebbe tranquillamente appartenere al repertorio degli ultimi Anathema, con le chitarre a fare da delicato tappeto ritmico e le tastiere a ricamare con eleganza e precisione.
Arriva quindi il momento di "Carved", una composizione divisa in due tracce, in cui la prima parte è una sorta di delicata introduzione pianistica, mentre la seconda è un ennesimo capolavoro che attraversa una gamma di sensazioni difficilmente esprimibili a parole. Un prog metal impeccabile, tecnico, sfaccettato, perfetto sotto l'aspetto armonico e melodico ma, cosa più importante, caldo e ricco di pathos. Ecco, è questo uno dei punti di forza del gruppo: nessuno potrebbe accusarli di essere una sterile e fredda riproposizione di stili; ogni nota pulsa di vita ed è perfettamente calata nel contesto delle emozioni dell'album.
Dopo un altro breve quadretto acustico per chitarra, voce e percussioni, "The Tunnel", si passa ad "Of The Things That Have Yet To Come", un altro pezzo bellissimo in cui si sentono richiami all'universo sonoro degli Opeth, il tutto naturalmente riletto con personalità e stile dalla band italiana.
Non c'è un attimo di respiro, né un momento di calo in questo CD, ed ecco quindi arrivare "The Days Of Betrayal", altra mazzata metallica in cui, questa volta, il gruppo ricrea quel muro sonoro che è possibile ascoltare in un disco dei Nevermore. Forse non il pezzo migliore del disco, ma di certo un altro brano di livello elevato.
La conclusione, infine, giunge con la title-track, che rispolvera le atmosfere acustiche di "Home", accantonando però la vena più triste e costruendo un pezzo più sostenuto e vivace, sebbene venato da una malinconia di fondo.
Insomma, non c'è davvero di che lamentarsi con un CD del genere, che spero possa ricevere il giusto riconoscimento da parte di critica e pubblico. Il mio unico consiglio, a questo punto, è quello di focalizzare al meglio tutte queste caratteristiche sonore in una propria cifra stilistica precisa: per ora i Fear Of Fours hanno dimostrato di saper padroneggiare qualunque stile e hanno seguito totalmente il loro istinto. Vedremo se il prossimo disco riuscirà ad avere la stessa freschezza e magari quella maturità che li consacrerebbe definitivamente. Se vi piace la musica eclettica, comunque, non dovete assolutamente lasciarvi scappare questo bellissimo disco.
(Danny Boodman - Maggio 2007)

Voto: 8


Contatti:
Mail Fear Of Fours: info@fearoffours.com
Sito Fear Of Fours: http://www.fearoffours.com/

Sito Valery Records: http://www.valeryrecords.com/